La secrezione del latte
e gli standard di qualità
Dr.
Pamela L.Ruegg
Anatomia
della mammella e secrezione lattea
La mammella è formata da quattro distinte ghiandole
secretorie, denominate quarti. Ogni quarto
è formato da tessuti secretori che producono il
latte, chiamati alveoli, un sistema di trasporto che provvede
ad allontanare il latte dagli alveoli, due aree di immagazzinamento
dette cisterne ed un capezzolo. Un importante caratteristica
di quest'ultimo è il canale del capezzolo, uno
spesso tessuto muscolare ricoperto da sostanze antibatteriche,
il cui compito è isolare il capezzolo stesso quando
non sia sotto mungitura. Ogni quarto è indipendente
dagli altri, dai quali è separato da robusti legamenti
(Fig. 1).
Fig.
1 : schema di mammella bovina

I
microrganismi non possono passare direttamente da quarto
a quarto, mentre gli antibiotici possono penetrare nell'intera
mammella, anche se applicati ad un solo quarto.
La maggior parte della mammella è costituita dagli
alveoli, ed il latte è immagazzinato nelle seguenti
proporzioni: 60% negli alveoli, 20% nei dotti e 20% nelle
cisterne. Le cellule che tappezzano gli alveoli sono in
effetti responsabili della produzione di latte; man mano
che gli alveoli si riempiono di latte aumenta la pressione
sulle cellule epiteliali e la produzione di latte viene
rallentata. Le arterie che apportano i nutrienti necessari
alla produzione di latte alimentano ogni alveolo: si stima
che ogni millilitro di latte richieda tra i 50 ed i 100
ml. di sangue in circolo nella mammella e che l'8% del
volume totale del sangue di una bovina sia presente nella
ghiandola mammaria. Gli alveoli sono circondati da cellule
muscolari: per la secrezione del latte, queste cellule
devono contrarsi per permetterne i movimenti nei dotti
e nelle cisterne. Questo fenomeno è detto messa
del latte ed è iniziato da stimoli fisici
ed ambientali che innescano una serie di eventi ormonali.
La stimolazione positiva segnala alla ghiandola pituitaria
presente nel cervello di produrre ossitocina. Questo ormone
giunge alla mammella trasportato dal flusso sanguigno
e causa la contrazione delle cellule mioepiteliali attorno
agli alveoli: grazie a ciò, il latte si muove nei
dotti e nel sistema di cisterne, da dove può essere
estratto con la mungitura. Stimoli negativi (come un mungitore
che sgrida le vacche o le percuote, l'impiego di cani
per far muovere le bovine ecc.) stimolano il rilascio
di adrenalina: questo ormone causa la contrazione dei
vasi sanguigni, riducendo l'effetto dell'ossitocina.
Composizione
del latte
Il latte ottenuto da Frisone è composto da acqua
(87%), grasso (3.8%), proteine (3.4%), zuccheri (cioè
lattosio, al 4.5%) ed altri solidi, quali i minerali (1.3%).
Il latte contiene inoltre componenti di minor entità,
quali cellule epiteliali di sfaldamento e globuli bianchi.
Il latte di alta qualità dovrebbe essere bianco,
non avere odori particolari e non contenere sostanze anomale,
come pesticidi, acqua aggiuntiva, antibiotici e residui
di disinfettante.
Due importanti parametri per definire la qualità
del latte sono la conta delle cellule
somatiche (SCC) e la carica
batterica totale (CBT), entrambi rilevati nel latte
di massa antecedente alla pastorizzazione.
Le cellule somatiche sono composte da globuli bianchi
ed occasionalmente cellule di sfaldamento epiteliale.
Molte delle cellule presenti nel latte bovino sono macrofagi
(appartenenti alla categoria dei globuli bianchi) e agiscono
come segnale precoce di avvertimento quando i batteri
invadono la mammella. (Tab.1).
Tab.1: cellule somatiche riscontrate nel latte bovino
|
Tipo
di cellule
|
Latte
normale %
|
Mastite
subclinica %
|
|
Neutrofili
|
0-11
|
90
|
|
Macrofagi
|
66-88
|
2-10
|
|
Linfociti
|
10-27
|
2-10
|
|
Cellule
epiteliali
|
0-7
|
0-7
|
Il
fattore più importante in grado d'influenzare lo
SCC del latte è la mastite (Harmon 2001). Lo SCC
di una bovina non affetta da mastite è di solito
inferiore a 200.000 cellule/ml ed in molti casi anche
meno di 100.000 cellule/ml. Quando i batteri mastidogeni
invadono la mammella, i macrofagi presenti in essa segnalano
al sistema immunitario d'inviare alla mammella i neutrofili,
in grado d'inglobare e distruggere i batteri. Più
del 90% dello SCC in mammelle infette è composto
da neutrofili ed SCC maggiori di 200.000 cellule/ml sono
quasi sempre causati da mastite.
Molti caseifici preferiscono acquistare latte con basso
SCC e spesso offrono agli allevatori incentivi economici
per il latte d'alta qualità. Un latte con alto
SCC non è ben accetto dai caseifici, in quanto
i prodotti con esso ottenuti hanno una minor vita di scaffale
ed inoltre la quantità e qualità della proteina
è inferiore, diminuendo perciò anche il
quantitativo di formaggio ottenibile. Si è provato
che aumenti anche modesti dello SCC individuale (>100.000
cellule/ml) diminuiscono la produzione di formaggio (Schallibaum
2001).
Le infezioni causate da microrganismi patogeni arrecano
danni alle cellule secretorie, riducendo la sintesi di
lattosio, grasso e proteine (Fig. 2) Le mastiti cliniche
o subcliniche aumentano inoltre la permeabilità
delle membrane cellulari, permettendo ai componenti del
sangue di fluire nel latte, riducendo ulteriormente la
produzione quali-quantitativa dei formaggi.
Lo SCC è inoltre importante a causa della correlazione
tra mastite subclinca (misurata tramite questo parametro)
e produzione di latte. I risultati di ben 19 studi tra
loro confrontati hanno dimostrato che per ogni duplice
aumento dello SCC al di sopra delle 50.000 cellule /ml,
la corrispondente perdita di latte è pari a 0.4
e 0.6 kg./giorno, rispettivamente per le bovine primipare
e multipare (Allison, 1985). Si stima che la produzione
globale per lattazione sia ridotta di 80 kg. per le primipare
e 120 kg. per le multipare per ogni duplice aumento di
media geometrica dello SCC oltre le 50.000 cellule/ml.
Fig.
2: effetti dello SCC sui componenti del latte

L'altro
parametro principale per valutare la qualità del
latte è rappresentato dalla carica batterica totale
(CBT). Questo esame viene effettuato tramite conta numerica
delle colonie di batteri in crescita su piastra standard
dopo incubazione di 1 ml di latte per 48 ore a 32°C
di temperatura. Un valore ottimale è rappresentato
da meno di 5000 u.f.c. (unità formanti colonie)
nel caso in cui la bovina sia in salute, l'impianto di
mungitura sia adeguatamente sanitizzato ed il raffreddamento
del latte sia stato operato efficacemente.
Il latte costituisce un ottimo mezzo di crescita per i
batteri: un numero anche piccolo di microrganismi può
moltiplicarsi assai velocemente, specie se il latte non
sia stato adeguatamente refrigerato. I batteri possono
essere presenti nel latte per via di una mastite, oppure
derivare dalla contaminazione dello stesso con patogeni
ambientali durante la mungitura manuale o meccanica; anche
una scarsa pulizia dell'impianto di mungitura è
spesso causa di elevate conte batteriche.
Il latte di alta qualità è prodotto da bovine
sane, non affette da mastite.
I microrganismi responsabili della mastite non sono necessariamente
associati ad elevati numeri di batteri, ecco perchè
alti SCC non implicano necessariamente elevate conte batteriche;
tuttavia le mastiti causate da alcuni ceppi di streptococchi
sono in effetti correlate a valori elevati di CBT nel
latte. Le mastiti causate da streptococcus agalactiae
e streptococcus uberis sono state spesso associate ad
elevate CBT nel latte di massa.
Se vengono riscontrate elevate CBT, è possibile
effettuare due test addizionali per identificare la fonti
dei batteri presenti nel latte (Reinmann, 1997). La conta
su latte pastorizzato consiste nella determinazione della
CBT su latte pastorizzato con un trattamento termico a
63°C per 30 minuti: questo procedimento distrugge
i microrganismi mastidogeni presenti in mammella e lascia
intatti i batteri ambientali, in grado di sopravvivere
ad alte temperature. Questo particolare esame dovrebbe
avere come risultato valori inferiori a 100-200 ufc nel
caso in cui la pulizia e la sanitizzazione dell'impianto
di mungitura siano adeguate; valori minori di 10 ufc sono
indice di un'eccellente igiene dell'impianto.
La conta dei coliformi viene invece effettuata per identificare
i batteri che possono derivare da una contaminazione fecale
del latte, a causa di una scarsa pulizia della mammella
o di una manipolazione non igienica dell'impianto. Questo
test viene effettuato su mezzi specifici (bile agar violetto)
e dovrebbe dare risultati inferiori a 100 ufc su latte
da pastorizzare prima del consumo, oppure minori di 10
ufc se il latte è da consumarsi crudo. I coliformi
possono svilupparsi anche su residui di latte rimasti
nelle condutture od altre parti dell'impianto. Conte di
coliformi maggiori di 1000 suggeriscono che vi sia stata
un'incubazione dei microrganismi: in tal caso è
bene controllare la pulizia dell'impianto.
Un'adeguata preparazione della mammella prima della mungitura
può avere un impatto notevole sulle conte batteriche
del latte (Fig. 3; Galton et al. - 1986)
Fig.3:
effetto della preparazione della mammella sulle conte
batteriche
Individuazione
dei problemi di qualità del latte nelle stalle
La capacità di riconoscere i problemi inerenti
all'incidenza della mastite varia notevolmente da stalla
a stalla. Il metodo di riferimento più frequentemente
usato è rappresentato dalla conta delle cellule
somatiche sul latte di massa, un esame effettuato periodicamente
dagli stabilimenti di trasformazione del latte, insieme
alla CBT. Questo parametro, che verrà d'ora in
poi indicato con l'acronimo inglese BTSCC, riflette in
genere la prevalenza di mastite subclinica in stalla;
gli obiettivi di quest'esame vanno stabiliti caso per
caso, tuttavia è possibile per molte stalle produrre
latte con uno BTSCC costantemente minore di 250.000 cellule/ml.
I valori riscontrati possono evidenziare un problema di
mastite, ma non possono definirlo né a livello
di stalla, né di singola bovina: tanto i valori
di BTSCC che le semplici medie dello SCC di un singolo
animale possono portare ad interpretazioni errate. Per
meglio chiarire questo concetto, immaginiamo un'ipotetica
stalla A, in cui si riscontra un 10% di mastite
subclinica (solo una bovina su 10 presenta uno SCC maggiore
di 250.000 cfr. tab.2)
Tab. 2
|
Stalla
"A"
|
Stalla
"B"
|
||||||
|
Bovina
|
SCC
x 1000
|
Latte
(kg)
|
Peso
medio (SCC x kg)
|
Bovina
|
SCC
x 1000
|
Latte
(kg)
|
Peso
medio (SCC x kg)
|
|
1
|
100
|
22,7
|
2270
|
1
|
300
|
22,7
|
6804
|
|
2
|
100
|
22,7
|
2270
|
2
|
300
|
22,7
|
6804
|
|
3
|
100
|
22,7
|
2270
|
3
|
300
|
22,7
|
6804
|
|
4
|
100
|
22,7
|
2270
|
4
|
300
|
22,7
|
6804
|
|
5
|
100
|
22,7
|
2270
|
5
|
300
|
22,7
|
6804
|
|
6
|
100
|
22,7
|
2270
|
6
|
300
|
22,7
|
6804
|
|
7
|
100
|
22,7
|
2270
|
7
|
300
|
22,7
|
6804
|
|
8
|
100
|
22,7
|
2270
|
8
|
300
|
22,7
|
6804
|
|
9
|
100
|
22,7
|
2270
|
9
|
300
|
22,7
|
6804
|
|
10
|
300
|
68
|
20400
|
10
|
100
|
68
|
6800
|
|
BTSCC
stimato: 224.430/272
= 825 (x1000)
|
BTSCC
stimato: 68.036/272
= 250 (x1000)
|
||||||
Adattato da Lee ed al., 1980
A
causa della produzione elevata e dell'alto SCC della
bovina n°10, il BTSCC della stalla A
ammonta a 825.000 cellule/ml e la media aritmetica (non
pesata) dello SCC per singola bovina è 390.000
cellule/ml.
Nell'ipotetica stalla B, invece, il 90%
degli animali presentano una mastite subclinica (nove
vacche su 10 hanno uno SCC maggiore di 250.000), ma
il BTSCC è solo di 250.000 cellule/ml e la media
semplice dello SCC individuale è di 280.000 cellule/ml:
evidentemente il problema mastite per queste due stalle
è notevolmente diverso.
La prevalenza di mastite subclinica in una stalla (cioè
la % di bovine con SCC > 250.000) può essere
determinata sulla base dei valori di SCC per ogni animale
o effettuando il California Mastitis
Test (CMT) su ogni bovina.
La prevalenza di mastite subclinica dipende essenzialmente
da due fattori:
1) il nuovo livello d'infezione (cioè la % di
animali che sviluppano nuove infezioni subcliniche);
2) la durata di ogni infezione.
La mastite provocata dai patogeni ambientali (Coliformi,
Streptococchi ambientali) è di solito di durata
inferiore rispetto a quella sostenuta da patogeni contagiosi
(Staphilococcus aureus, Streptococcus Agalactiae e Mycoplasma
bovis). L'adozione di efficaci misure di controllo che
riducano il livello di nuove infezioni può esitare
in veloci riduzioni del BTSCC quando i batteri ambientali
siano la causa primaria. Inoltre è possibile
asistere ad ulteriori graduali miglioramenti del BTSCC
quando vengano adottati programmi di controllo per i
patogeni contagiosi. Negli USA, una strategia molto
adottata per ridurre questo parametro è l'eliminazione
delle vacche infette da patogeni contagiosi; tuttavia
spesso i programmi di controllo per le mastiti sostenute
da questi batteri sono incentrati più sull'eliminazione
delle bovine che non sul controllo di nuove infezioni.
Frequentemente le industrie di trasformazione nei riguardi
della mastite subclinica impongono che almeno l'85%
delle bovine abbia una conta di cellule somatiche inferiore
o uguale a 250.000 e che meno del 5% degli animali sviluppino
ogni mese nuove infezioni subcliniche. Questi obiettivi
possono venir raggiunti in molte stalle, anche se spesso
nelle mandrie s'incontrano molti più casi di
mastite subclinica di quanto normalmente ci si potrebbe
aspettare.
Individuazione
dei problemi di qualità del latte nella bovina
Per quanto riguarda i singoli animali, la mastite subclinica
è definita sulla base del loro SCC o sui punteggi
rilevati con il CMT. Ogni bovina, che presenti uno SCC
maggiore di 250.000 cellule (indipendentemente dal parto
o dallo stadio di lattazione) è probabilmente affetta
da mastite subclinica. Il valore di SCC di ogni animale
può essere illustrato anche con altri metodi, quali
per es. il CMT, che è in effetti una misurazione
indiretta dello SCC. In assenza di rapporti individuali
dello SCC, il CMT può essere usato su ogni bovina
per determinarne lo stato infettivo. Il punteggio attribuito
dal California Mastitis Test è tradizionalmente
basato su una scala di 5 punti (negativo, tracce, 1, 2,
3); tuttavia tutti i quarti che presentino tracce o un
SCC maggiore o uguale a 300.000 cellule /ml devono essere
considerati colpiti da mastite subclinica. Un metodo comune
di rappresentazione dei valori individuali di SCC è
il linear score
(Shook, 1982). Questo sistema di calcolo è stato
sviluppato perchè i valori di SCC non sono distribuiti
normalmente, perciò il valore medio di SCC non
rappresenta efficacemente il livello d'infezione in una
stalla. La correlazione approssimata tra SCC, linear score
e perdite produttive è presentata in Tab. 3.
Tab.3: relazione tra SCC e Linear Score
|
LLinear
Score - LS
|
SCC
-SCC -Media Media
|
SCC
- Intervallo
|
|
0
|
12.500
|
0
- 17.000
|
|
1
|
25.000
|
18
- 34.000
|
|
2
|
50.000
|
35
- 70.000
|
|
3
|
100.000
|
71
- 140.000
|
|
4
|
200.000
|
141
- 282.000
|
|
5
|
400.000
|
283
- 565.000
|
|
6
|
800.000
|
566
- 1.130.000
|
|
7
|
1.600.000
|
1.131
- 2.262.000
|
|
8
|
3.200.000
|
2.263
- 4.525.000
|
|
9
|
6.400.000
|
4.526
e oltre
|
Comprendere la relazione che intercorre tra la produzione
di latte d'alta qualità e l'incidenza di mastite
clinica o subclinica in stalla è fondamentale per
il tornaconto economico dell'allevatore.
Nell'economia globale del mondo odierno, i consumatori
esigono che i prodotti alimentari siano ottenuti da animali
sani e ben gestiti; pertanto, soddisfare tale richiesta
può assicurare la solidità e la prosperità
dell'industria lattiero-casearia.