Il caseificio
Se
la lavorazione di alpeggio si può considerare
alla stregua di un fossile vivente per la sua tenace
conservazione di tradizioni plurisecolari, ai suoi antipodi
si situa quella gamma limitata (anche se quantitativamente
immensa) di latticini che nascono da una lavorazione
industriale effettuata mediante processi completamente
meccanizzati. La maggior parte dei formaggi pregiati
italiani viene tuttavia prodotta con metodi che si possono
definire artigianali, poiché nella loro lavorazione,
pur facendo uso di alcuni mezzi messigli a disposizione
dalla tecnica, il casaro controlla ed esegue manualmente
le varie fasi del processo produttivo.
Ma l'artigianalità ha inizio già dalla materia
prima, dato che quando quest'ultima è di provenienza
indiscriminata ci si avvicina subito pericolosamente
a metodi industriali. L'ideale sarebbe poter disporre
di un allevamento annesso al caseificio (in questo caso
si avrà la dizione "azienda agricola" ben specificata
sull'etichetta del formaggio), in modo da risparmiare
al latte il trauma costituito dal trasporto, ma questo
non è sempre possibile. Laddove si serva invece
di latte fatto giungere da fornitori di fiducia fino
al luogo di lavorazione - e l'operazione avviene nel
cuore nella notte, dando inizio alla giornata lavorativa
verso le due o le tre del mattino - il casaro scrupoloso
ha intanto cura di risparmiargli l'ulteriore shock che
gli provocherebbe l'aspirazione mediante una pompa,
facendolo invece arrivare fino alle caldaie di lavorazione
lungo tubazioni che sfruttano la semplice forza di gravità.
È la prima di una lunga serie di premure necessarie
per dare origine a un prodotto scelto. Da questo momento
ha inizio la lavorazione vera e propria. Veder nascere
un formaggio prodotto artigianalmente è, senza
esagerazioni, un'esperienza emozionante.
Nulla è affidato al caso o all'orologio: sono
la mano e l'occhio del casaro a stabilire quando la
cagliata ha raggiunto la consistenza giusta, quando
bisogna romperla, quando è il momento di darle
la forma, e così via. Una macchina non saprebbe
fare altrettanto: agirebbe secondo tempi e modalità
prestabiliti, ma la composizione chimica del latte di
quel particolare giorno, la temperatura esterna, una
quantità infinitesimale di caglio in più
o in meno sono fattori di cui in braccio meccanico non
può tenere di volta in volta conto, per tacere
del fatto che non avrà mai la delicatezza e perfino
l'amorevolezza di un braccio umano. Tanta meticolosità
mal si accorderebbe con una grossa struttura: e in effetti
il caseificio artigianale è sempre piccolo. Pochi
dipendenti e poche tonnellate di latte lavorate giornalmente.
Il purista osserverà che, in virtù di normative
igieniche sempre più drastiche, i cambiamenti
rispetto al passato sono vistosi anche in questo settore:
l'acciaio inox ha ormai sostituito quasi dappertutto
le vecchie caldaie in rame e gli attrezzi di legno,
la scelta di pastorizzare il latte si sta estendendo
a macchia d'olio, i controlli sanitari eccessivamente
scrupolosi sono l'incubo dei casari. La frontiera da
non attraversare è però un'altra: solo quando
le macchine avranno sostituito l'uomo il formaggio di
alta qualità sarà un ricordo del passato.
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