La stagionatura
Gli
ambienti
Benché molti formaggi vengano consumati freschi,
entro pochi giorni dalla loro produzione, la consuetudine
più diffusa è quella di farli stagionare
per un periodo che può variare da qualche settimana
a 1-2 anni e, in casi eccezionali, fino a quattro e
oltre. Questa prassi è nata da esigenze concrete:
il latte tende ad avere una produzione stagionale, con
punte qualitative e quantitative nel periodo primaverile-estivo,
e solo con la sua conservazione come formaggio era possibile
distribuirne il consumo lungo tutto l'arco dell'anno.
La stagionatura deve sempre avvenire in locali appositi,
con temperatura fresca, di norma intorno ai 10-15°,
e tasso di umidità alto e costante (prima dell'avvento
della refrigerazione l'operazione avveniva in grotte
naturali o artificiali, sporadicamente utilizzate ancora
oggi). Durante la stagionatura le forme vengono periodicamente
rivoltate per evitare che si producano rigonfiamenti
sulla faccia esterna.
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Cura della crosta
Per
impedire la proliferazione eccessiva di muffe o l'attacco
da parte di parassiti quali gli acari, i formaggi a
crosta morbida vengono di tanto in tanto lavati con
una soluzione di acqua e sale, mentre per prevenire
fessurazioni e crepe quelli a crosta dura vengono unti
con sostanze oleose. Per questa operazione si utilizzano
di norma gli olii di semi, ma esistono numerose alternative
(olio di oliva, grasso animale...) a seconda del tipo
di formaggio e della zona di provenienza.
Trasformazioni chimico-fisiche
Durante la stagionatura la pasta perde gran parte del
proprio contenuto in acqua (il calo peso nei lunghi
periodi č superiore al 30% del totale iniziale), si
compatta, subisce la trasformazione di grassi e proteine
e la fermentazione degli zuccheri residui, assumendo
il proprio caratteristico sapore: la formazione di gas
può produrre un'occhiatura di dimensioni molto
variabili, che a seconda del formaggio è considerata
un pregio o un difetto. Queste trasformazioni sono più
evidenti nei prodotti a latte crudo. La cagliata stagionando
cambia anche colore, passando da quello biancastro a
quello giallo-paglierino più o meno intenso. Poiché
il formaggio "nasce" a tutti gli effetti durante la
stagionatura, è evidente che una fretta eccessiva,
ambienti poco adatti o trascuratezza nell'eseguire le
operazioni necessarie possono dare luogo in questa fase
a cattivi risultati anche se la materia prima e la lavorazione
sono di qualità eccellente. È pertanto
della massima importanza l'intervento dello stagionatore
(o affinatore) professionista, che acquista il formaggio
dal produttore, lo seleziona e ne cura l'evoluzione,
provvedendo quindi al taglio e alla messa in vendita
delle forme quando queste hanno raggiunto la perfetta
maturazione.
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L'affinamento
Quando la maggioranza dei prodotti caseari non usciva
dall'ambito della zona di produzione il compito della
stagionatura era in genere appannaggio dello stesso
casaro: la nascita di un mercato nazionale ha tuttavia
fatto sorgere nuove figure, quella dello stagionatore
professionista di formaggi, che ritira dai produttori
le forme fresche occupandosi della loro maturazione,
e quella analoga ma più specializzata dell'affinatore,
che acquista prodotti già stagionati portandoli,
grazie a particolari cure, al massimo grado possibile
di perfezione. Svolgere un lavoro di questo tipo, dato
che i nemici principali dei formaggi sono l'essiccamento
e gli sbalzi termici, significa innanzitutto possedere
il luogo di stagionatura adatto, dotato di una temperatura
e di un'umidità relativamente controllabili in
ogni stagione, privo di finestre ma ben aereato e non
troppo angusto, in modo da evitare sovraffollamenti.
Gli scaffali su cui le forme vengono sistemate devono
inoltre essere inoltre rigorosamente di legno non trattato
con sostanze chimiche. Ma queste condizioni, realizzabili
solo in una grotta o in una cantina ricavata al di sotto
del livello del suolo, non sono sufficienti per stagionare
al meglio. Il formaggio evolve grazie a una flora microbica
trasmessagli in parte dall'ambiente in cui si trova,
la quale richiede molti anni per assestarsi in maniera
ottimale. L'importanza di questo fattore è maggiore
di quanto si pensi: per esempio in molti paesi della
Campania e della Basilicata l'inagibilità delle
grotte tradizionali in seguito al terremoto del 1980
ha modificato in misura rilevante le caratteristiche
di certi latticini, infrangendo un equilibrio che ha
richiesto anni per essere ripristinato. Una cantina
di stagionatura non si improvvisa dunque in poco tempo:
quanto più è antica, tanto meglio adempirà
al suo compito.
L'ambiente giusto è però solo un contenitore
inerte senza l'uomo. In cantina il formaggio non si
limita a soggiornare: deve essere accudito con attenzione,
rivoltandolo spesso, pulendolo, oliandolo o lavandolo
con acqua e sale. Non è un caso che i formaggi
industriali si consumino tutti giovani: la produzione
può essere infatti svolta dalle macchine, ma una
stagionatura media o lunga non può avvenire senza
il continuo intervento manuale dell'uomo, con i costi
che ciò comporta.
Decisiva è infine l'esperienza dello stagionatore-affinatore,
il quale deve conoscere a fondo le esigenze e le caratteristiche
dei formaggi che tratta: per esempio differenze quasi
impercettibili nelle dimensioni della forma o nell'epoca
di produzione possono incidere sui tempi di maturazione.
Solo l'occhio e la pratica, aiutati in qualche caso
da una tassellatura, riescono a dire con esattezza quando
un prodotto è pronto per essere tagliato e consumato.
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