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Il pascolo e l'alimentazione della bovina

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Nel trattare un argomento così complesso quale l'alimentazione delle bovine al pascolo, innanzitutto è opportuno sottolineare come gli animali del giorno d'oggi siano assai diversi da quelli del passato, sia per la spinta genetica, sia per il mutamento di pratiche una volta assai diffuse, come la scelta di ottenere i parti nella stagione autunno-invernale, al ritorno dall'alpeggio.
Le attuali bovine sono migliori produttrici, il che determina la necessità di coprire fabbisogni nutritivi molto più elevati, derivanti anche dal fatto che l'animale deve sopperire a maggiori esigenze energetiche dovute alle distanze percorse quotidianamente per alimentarsi (per gli spostamenti in piano viene calcolato un dispendio energetico maggiorato del 3% per ogni km. percorso) ed alle temperature (soprattutto notturne) inferiori.
Alla luce di queste considerazioni, è evidente come il pascolamento (anche su cotiche di elevata qualità) possa essere insufficiente a coprire i fabbisogni delle bovine, con ripercussioni negative sullo stato sanitario degli animali e sulle loro produzioni; è perciò necessario intervenire con opportune integrazioni di minerali, fieno e – soprattutto – concentrati.
È bene fin da subito chiarire che l'integrazione non deve essere sostitutiva dell'alimentazione al pascolo: intervenendo cioè con elevate quantità di concentrati si ottiene soltanto di abbassare il consumo volontario di foraggio, compromettendo così non solo la resa economica del pascolo, ma anche la tipizzazione geografica del formaggio ottenuto da animali pascolanti all'interno una specifica zona.
L'integrazione mirata (cioè volta a correggere soltanto gli squilibri nutrizionali del pascolo stesso) permette di ottenere animali con maggior peso vivo e minori problemi di salute, consentendo al contempo di avere produzioni più elevate ed un latte con migliori caratteristiche, soprattutto riguardo al tenore proteico.
Risulta spesso difficile calcolare il livello di concentrato da distribuire alle bovine: per facilitare questa stima, occorre conoscere il tasso di sostituzione dell'erba, un parametro che viene espresso dal rapporto tra le variazioni di consumo dell'erba e la quantità di concentrato distribuito. Naturalmente tale rapporto è considerevolmente influenzato dalla disponibilità di foraggio; recenti studi dimostrano che bovine in lattazione al pascolo su terreni in grado di fornire scarse quantità di erba (7.6 kg. S.S./ giorno) aumentavano tanto la loro ingestione (+ 0.3 kg. S.S./ giorno) che la produzione di latte (+ 3.1 kg/giorno) a seguito dell'integrazione con 3.2 kg. di un concentrato a base di cereali.
Al contrario, se il pascolo era di buona qualità e perciò ben assimilato dal bestiame (15.9 kg. S.S./ giorno), la dose di concentrato distribuita sostituiva il consumo di erba, che difatti scendeva di 2.2 kg. S.S. /giorno, con un aumento veramente irrisorio di produzione (+ 0.9 kg./giorno).
Oltre alla disponibilità di foraggio, un altro aspetto in grado d'influenzare il tasso di sostituzione è dato dalla qualità del pascolo stesso: migliore è l'apporto di principi nutritivi, più ampia sarà la copertura dei fabbisogni degli animali, minore sarà la necessità e la risposta ad una eventuale integrazione con concentrati; da qui la necessità di utilizzare sempre i pascoli nella loro migliore fase qualitativa.
Purtroppo nella pratica molto spesso gli alpeggi offrono scarsa disponibilità e qualità dell'erba, annullando il tasso di sostituzione e rendendo assolutamente indispensabile l'integrazione con concentrati.
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Alpe Campo - Alagna Valsesia

Esaminiamo a questo punto le caratteristiche nutrizionali dei concentrati destinati all'integrazione del pascolo.
Frazione energetica: questa componente è in grado d'influenzare notevolmente sia il tasso di sostituzione che la qualità del latte ottenuto. Bisogna sottolineare che un uso improprio di concentrati a base di cereali favorisce nel rumine un eccesso di acido propionico, con depressione dei batteri utilizzatori di fibra e con riduzione della componente lipidica del latte. Il concentrato quindi dovrebbe basarsi, più che su fonti di amido, su prodotti energetici alternativi, ricchi in fibra altamente digeribile, quali le polpe di bietola, utili soprattutto se il pascolo è composto da foraggi giovani, ad alto contenuto di zuccheri fermentescibili.
Frazione proteica: le percentuali e le caratteristiche della proteina contenuta nell'erba sono fortemente variabili, in quanto legate alle condizioni del clima e di fertilizzazione del pascolo, ma anche e soprattutto al miscuglio di vegetali che compongono la cotica ed alla loro fase vegetativa.
In particolare la presenza di Leguminose può innalzare il contenuto proteico del pascolo, tuttavia la condizione più comune sui nostri pascoli è la predominanza di Graminacee, con valori proteici medi pari al 10-12 % sulla S.S. In questo caso è evidente che il concentrato dovrà apportare proteina in quantità tale da coprire i fabbisogni elevati degli animali in lattazione; sarà inoltre indispensabile garantire in ambito ruminale la contemporanea disponibilità di proteina degradabile apportata dai foraggi e carboidrati rapidamente fermentescibili. Se i fabbisogni energetici sono coperti, la percentuale di proteina by-pass può essere limitante nei confronti della produzione di latte: in tal caso occorre assicurare alle bovine un concentrato che apporti un 7% circa di questo tipo di proteina.
 
Bibliografia: disponibile a richiesta presso l'autore.