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La definizione di benessere

Parlare di benessere in riferimento ad un animale può far sorridere molti allevatori; tuttavia è palese che anche gli animali, né più né meno come noi, sono in grado di rispondere in modo positivo o negativo agli stimoli derivanti dall’ambiente che li circonda ed alle modalità di allevamento. La risposta positiva, dettata da condizioni ambientali, alimentari e gestionali favorevoli, si traduce in una maggior stato di salute della bovina, con aumenti nella produzione di latte, minor incidenza di patologie e miglioramento dei parametri riproduttivi; al contrario stimoli negativi (ricoveri inadeguati, alimenti scadenti o deteriorati, eccessivo affollamento, mancanza di ventilazione, personale di stalla sgarbato o rumoroso) hanno ripercussioni peggiorative sui fattori su esposti, in ultima analisi condizionando in senso negativo anche il reddito dell’allevatore stesso e la qualità del prodotto (latte-formaggio).

La Direttiva CEE 98/58 ed i successivi atti modificativi fissano delle norme minime riguardanti la protezione degli animali negli allevamenti, norme che a maggior ragione vanno rispettate dal momento che anche la normativa per l’ottenimento dei contributi comunitari del 1 gennaio 2007 richiede il rispetto di un accettabile grado di benessere negli allevamenti.
Va detto inoltre che la Comunità Europea ha attivato un “Programma d’azione comunitario per il benessere è la protezione degli animali 2006-2010”, volto ad individuare e definire degli indicatori standardizzati del welfare.
Alla luce di quanto su esposto, anche gli allevatori meno sensibili al problema “benessere” avranno capito che investire per il miglioramento delle strutture ambientali, per l’alimentazione e per la gestione non comporta un inutile esborso di denaro: si tratta invece di “soldi spesi bene”, soprattutto in termini di minor problemi sanitari, migliori produzioni e qualità più elevata dei prodotti lattiero-caseari. Ultima, ma non meno importante, la soddisfazione dei consumatori, che sempre più frequentemente richiedono prodotti igienicamente sicuri (senza tralasciare anche coloro che sono convinti animalisti).
 
Definizione di benessere
A questo punto diventa però indispensabile chiarire il concetto di “benessere”: secondo il “British Farm Animal Welfare Council” l’applicazione dei seguenti cinque fattori è indispensabile per definirlo:
libertà dalla fame, dalla sete e dalla malnutrizione
disponibilità di un ricovero adeguato
prevenzione, diagnosi e rapido trattamento di lesioni e malattie
libertà di attuare modelli “naturali” di comportamento
libertà dalla paura e dallo stress
Si tratta evidentemente di un concetto assai complesso, al quale si è cercato di dare ulteriori specificazioni: secondo Hughes (1976) “il benessere è uno stato di salute completa, sia fisica che mentale, in cui l’animale è in armonia con il suo ambiente”, mentre per Broom (1986) “il welfare di un organismo è il suo stato in relazione ai suoi tentativi di adattarsi all’ambiente”.
Dalle varie definizioni fornite, è chiaro come l’organismo dell’animale metta in atto tutta una serie di risposte per adattarsi all’ambiente in cui vive: queste reazioni possono essere prese in considerazione per fissare degli “indicatori” standard di adattamento.
 
Indicatori del benessere
Va subito chiarito che nessuna delle normative sopra citate si riferisce specificatamente alle bovine da latte; per questo è importante cercare di codificare gli indicatori, in modo da poterli impiegare per una corretta valutazione del benessere in diverse tipologie di allevamenti. Questi indicatori forniscono due generi d’informazioni:
informazioni sul sistema allevamento e la sua gestione
informazioni su come l’animale risponde all’ambiente in cui vive e a come viene trattato.
Il primo tipo d’informazioni è rilevabile dagli indicatori indiretti: si pensi per esempio alle le dimensioni dei ricoveri, alla loro ventilazione, al tipo di stabulazione usata, alla pulizia, alla densità degli animali e così via, mentre le informazioni del secondo tipo vengono raccolte tramite gli indicatori diretti, intesi come misura di reazione e capacità di adattamento all’ambiente (parametri di tipo fisiologico, comportamentale, sanitario e produttivo e riproduttivo).
Lo schema sottostante può chiarire meglio i concetti su esposti:
 

Aspetti da considerare per la valutazione del benessere (Sǿrensen ed al. 2001 – modificato)

Come si è visto, la valutazione del benessere è soggetta ad una miriade di variabili, ognuna con un “peso” diverso, cioè con una maggiore o minore incidenza sul welfare: per una corretta valutazione l’Istituto di Zootecnia dell’U.C.S.C. di Piacenza ha messo punto la tecnica SDIB. Questo modello prende in considerazione numerosi indicatori diretti ed indiretti, assegnando punteggi per le situazioni rilevate in allevamento: naturalmente quanto più basso sarà il punteggio globale, tanto maggiore sarà il divario tra il livello di benessere effettivo e quello massimo teoricamente ottenibile.
Il valore massimo ipotizzabile, pari a 100 punti, viene ripartito in tre gruppi di peso diverso: 40 punti sono riservati agli indicatori diretti (cioè alla risposta dell’animale) mentre i rimanenti 60 punti sono equamente divisi tra gli indicatori indiretti riguardanti l’allevamento e l’alimentazione. La seguente figura illustra questa ripartizione:

Da Bertoni G. e Calamari L. 2006

Ognuna di queste tre categorie – animale, allevamento ed alimentazione – è a sua volta costituita da diverse componenti, a cui si assegnano punteggi diversi: per es. la componente “produzione latte” presenta punteggi sia per la quantità prodotta che per la composizione. Il totale viene ottenuto sommando separatamente i punti delle componenti e poi quelli delle categorie; la conversione del punteggio ottenuto in percentuale consente di avere un’immediata percezione dei fattori da migliorare. A titolo d’esempio, la seguente tabella offre un quadro d’insieme della valutazione del benessere in un allevamento per quanto riguarda la categoria “animale”.

Passiamo ora in rassegna le caratteristiche prese in considerazione per ogni categoria su indicata.

 
Animale
Basata sugli indicatori diretti, questa è la categoria che riveste il maggior peso nel punteggio finale (40 punti su 100). Le componenti per questa categoria sono:
a) salute e riproduzione
b) produzione
c) comportamento delle bovine
 
a)     salute e riproduzione- vengono considerati:
condizioni nutrizionali mediante BCS, aspetto del mantello, presenza/assenza di ferite, traumi ecc. Le valutazioni vanno effettuate a fine gravidanza (asciutta), inizio lattazione (3° mese) e fine lattazione;
funzionalità dell’apparato digerente, tramite valutazione dell’attività ruminale, delle feci (consistenza e aspetto);
aspetto della mammella, con particolare riguardo per la punta del capezzolo e numero di cellule somatiche nel latte di massa;
condizioni di arti e piedi, valutando il corretto appoggio e la presenza/assenza di stati infiammatori endogeni, di traumi e/o ferite, di mancato pareggiamento degli unghioni, problemi di deambulazione;
efficienza riproduttiva, valutando la fertilità attraverso il numero di inseminazioni, di animali gravidi, il periodo d’interparto ed la % di rimonta.
 
b)     produzione – vengono considerati:
quantità prodotta, dedotta dai tabulati delle analisi dei 12 mesi precedenti, tenendo conto della media produttiva di razza e del rapporto primipare/pluripare presenti in stalla;
tenore del latte in grasso e proteine, riferito anch’esso ai 12 mesi precedenti.
 
c)     comportamento delle bovine – vengono considerati:
interazione uomo-animale, sia per quanto riguarda gli estranei, sia verso il personale di stalla (soprattutto durante la mungitura);
interazione animale-ambiente, osservando l’uso delle aree di riposo (animali sdraiati in aree anomale) e delle zone specifiche per le varie operazioni, nonché la presenza/assenza di manifestazioni comportamentali positive (grooming) o negative (esagerato consumo di Sali, ingestione di terra, leccare urine o strutture di stalla ecc.).
 
La seguente tabella riassume i punti sopra esposti, fornendo anche i punti assegnati a ciascuna categoria, componente, aspetto ed indicatore: 
 
Categoria
Componente
Aspetto
Indicatori
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Animale
(40)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Fisiologia,
salute e
riproduzione
(24)


Aspetto esteriore
(5)

BCS (2.0)
Mantello, tosse e/o scolo nasale (0.50)
Pulizia (1.50)
Ferite (collo,spalle,colonna,pelvi,costole) (0.60)
Parassiti esterni (0.40)


Funzionalità
app.digerente
(4)

 
Valutazione ruminazione (2.0)
Valutazione feci (2.0)

Mammella
(4)

Valutazione mammella (2.0)
Ferite a capezzoli, mammelle e quarti ciechi (0.80)
SCC latte di massa (1.20)


Arti e piedi
(4)

 
Valutazione piede (1.50)
Pareggio unghioni (1.50)
Ferite a ginocchia, garretti e gonfiori (1.0)


Riproduzione
(3)

 
Indice di fertilità (2.40)
Aborti e mortalità neonatale (0.60)

Patologie
(4)

 
Ritenzione placenta,febbre da latte e
 dislocazione abomaso (4.0)
 
 
 
 
Produzione
(8)

Quantità latte prodotto
(4)

 
Produzione per lattazione (4.0)

Composizione latte
(4)

 
Tenore grasso latte di massa (3.0)
Tenore proteina latte di massa (1.0)






Comportamento
(8)



Interazione sociale e
contatto con l'uomo
(3)

Indietreggiare quando l'osservatore
 si avvicina alla mangiatoia (0.50)
Test di approccio volontario (0.50)
Reazioni di evitamento (0.50)
Reazioni all'ispezione dell'osservatore (0.50)
Interazioni sociali (0.50)
Stereotipi (0.50)




Interazione
animale/ambiente
(5)

Movimenti per alzarsi e sdraiarsi (1.0)
Indice di comfort (1.20)
Indice d'uso della cuccetta (0.60)
Indice di accovacciamento in cuccetta (0.60)
Posizioni anomale nella cuccetta (0.80)
Distribuzione bovine in zona di riposo (0.80)


Allevamento (sistema e gestione)
Basata sugli indicatori indiretti, la categoria ha un peso di 30 punti sul punteggio totale. Le componenti considerate per il sistema sono:

metodo di stabulazione (libera o alla posta) con attenzione al tipo di ricovero nelle varie fasi di vita: sarà quindi necessario valutare le strutture per la loro idoneità alla cubatura, coibentazione, ventilazione naturale; nonché le corrette misure per la zona di riposo (in caso di cuccette), il tipo di pavimentazione, il numero e la disposizione degli abbeveratoi, l’accessibilità al paddock:

disponibilità di spazio nella zona riposo ed alimentazione: in quest ’ultimo caso, lo spazio è direttamente correlato al tipo di alimentazione adottato. Oltre ciò, si considerano anche il numero e la disposizione dei passaggi, le dimensioni di corsie e corridoi di servizio, la presenza/assenza di recinti esterni;
le condizioni microambientali (temperatura, umidità, ricambio d’aria), da valutarsi con il calcolo del bilancio termico estivo ed invernale; inoltre vengono presi in considerazioni anche gli eventuali dispositivi di raffrescamento per l’estate;
l’impianto di mungitura, considerando il suo dimensionamento in relazione al numero di capi per gruppo ed al numero di gruppi, l’efficienza di mungitura, il numero di persone addette, il dimensionamento delle aree di attesa ed il tipo di pavimentazione.
 
Per quanto riguarda la gestione, si considerano:
 
stato di pulizia delle diverse aree di allevamento, con riguardo alla presenza di strutture che possano recare danni/traumi alle bovine;
il funzionamento e la manutenzione di tutte le attrezzature, dalla mungitrice all’impianto di asportazione deiezioni, controllando la regolarità e la cadenza di manutenzione;
la gestione dei gruppi animali, intesa come omogeneità di razione, produzione e momento fisiologico, controllandone anche la dimensione numerica.
 
La seguente tabella riassume i punti sopra esposti, fornendo anche i punti assegnati a ciascuna categoria, componente, aspetto ed indicatore:
 
 
Categoria
Componente
Aspetto
Indicatori

























Allevamento
(30)














Ricoveri ed
attrezzature
(18)



Edifici

(6)

Caratteristiche generali (0.60)
Ventilazione/illuminazione (0.66)
Scivolosità della pavimentazione (0.78)
Passaggi (disponibilità) (0.78)
Area di alimentazione (accessibilità agli alimenti) (0.78)
Area di riposo (tipo e dimensioni) (1.80)
Aree esterne (0.60)



Disponibilità
di spazio

(4)

Cubatura (0.80)
Area (1.60)
Area di riposo (1.20)
Spazio alla mangiatoia (0.40)



Microclima

(4)

Volume minimo di ventilazione (0.50)
Bilancio termico invernale (0.50)
Bilancio termico estivo (1.50)
Sistemi di raffrescamento (1.50)




Attrezzature

(4)
 
Sala di mungitura (dimensioni) (0.60)
Sala di mungitura (adeguatezza) (1.20)
Disponibilità d'acqua (0.40)
Illuminazione (0.30)
Sist.raffrescamento in sala e in zona d'attesa (0.80)
Lavaggio piedi (0.30)
Migliorie (0.40)







Gestione
(12)


Edifici
ed attrezzature

(6)

Igiene area alimentazione (0.60)
Igiene area riposo (2.10)
Igiene dell'abbeverata (2.10)
Manutenzione sistema mungitura (0.72)
Manutenzione sistema d'alimentazione (0.48)





Gestione degli animali

(6)

Asciutta (1.10)
Transizione (1.10)
Parto (1.10)
Lattazione (1.10)
Primipare (0.25)
Infermeria (0.25)
Vitelli (0.85)
Decornazione (0.25)


Alimentazione (alimenti e razioni)

Basata anch’essa sugli indicatori indiretti, la categoria ha un peso di 30 punti sul punteggio totale. Le componenti considerate per gli alimenti sono:
 
modalità di conservazione (dimensionamento della trincea, stoccaggio dei fieni, rapporto tra quantità e numero di animali allevati);
qualità degli alimenti, con particolare riguardo non solo alle caratteristiche nutrizionali, ma anche alla presenza/assenza di muffe, microrganismi patogeni, fermentazioni anomale ecc.
 
Per quanto riguarda la razione, si considerano:
 
gestione degli alimenti e modo di distribuzione: nel caso di alimentazione senza unifeed, viene esaminata anche la sequenza di distribuzione, in presenza di “piatto unico” si prende in esame il numero di miscelate preparate in giornata e il numero di distribuzioni al giorno, la qualità della miscelata (troppo fine o disomogenea);
la razione distribuita alle bovine in lattazione, con speciale considerazione per la sostanza secca ingerita in fasi ben precise (es. 50, 150 e 250 gg. di lattazione) ed il tipo di amido, fibra e proteina in essa contenute.
 
La seguente tabella riassume i punti sopra esposti, fornendo anche i punti assegnati a ciascuna categoria, componente, aspetto ed indicatore:

 
Categoria
Componente
Aspetto
Indicatori













Alimentazione
(30)







Alimenti
(18)


Stoccaggio

(4)

Strutture e modo di stoccaggio dell'insilato (2.0)
Strutture e modo di stoccaggio del fieno (1.0)
Strutture e modo di stoccaggio dei concentrati (1.0)



Qualità

(10)

Valutazione dell'insilato (4.0)
Valutazione del fieno (4.0)
Valutazione dei concentrati (1.0)
Analisi degli alimenti (1.0)


Gestione della
distribuzione

(4)

Sistemi di distribuzione (2.0)
Caratteristiche fisiche miscelata (2.0)
Sequenza distr. alimenti (2.0)




Razione
(12)

Preparto

(5)

Asciutta (SS, UFL, PG, Integraz. vit.) (3.0)
Transizione (SS, UFL, PG, Integraz. vit.) (2.0)



Post parto

(7)

Inizio lattazione (3.0)
Metà lattazione (2.0)
Lattazione avanzata (2.0)


Tirando le somme
….
Avendo la possibilità di esprimere i vari punteggi in percentuali, si può affermare che:

una componente è accettabile se il punteggio medio è superiore al 60% dell’ideale -
una categoria è accettabile se supera il 70% -
il giudizio finale globale sull’allevamento dovrebbe superare il 75% dei punti a disposizione -
 
 
Ulteriori considerazioni
Il modello proposto dalla UCSC, sia pure con le ovvie limitazioni dovute sia alle difficoltà di eliminare le valutazioni soggettive che alla possibilità di ripetere le osservazioni in allevamenti diversi per dimensioni, tipo di stabulazione, gestione ecc. conferma in sostanza i pareri enunciati in una recente relazione dell’EFSA (European Food Safety Authority). Questa organizzazione ha richiesto infatti ad un autorevole comitato scientifico composto da aderenti all’AHAW (Animal Health and Welfare) di valutare gli aspetti critici riguardanti il benessere negli allevamenti da latte. Le conclusioni di questa commissione, in linea con quanto espresso in precedenza, si possono sintetizzare come segue:
 
la selezione genetica effettuata negli ultimi anni per migliorare la produttività delle vacche e il tipo di stabulazione impiegato sono fattori determinanti per la salute ed il benessere degli animali; alcune patologie, comuni in molti allevamenti, quali la mastite e le zoppie, sono l’espressione più manifesta che la bovina vive in condizioni contrarie al suo welfare. Oltre alle due patologie citate, anche  i disordini legati alla riproduzione, al metabolismo e al comportamento sono da attribuire ad uno stato di malessere.
 
Il miglioramento genetico ha portato ad un aumento della taglia delle bovine, determinando la necessità di maggiori spazi, e rendendo perciò necessario un accurato dimensionamento delle aree di riposo, di alimentazione e movimento, così da consentire agli animali la possibilità di muoversi e praticare esercizio; il tutto a vantaggio anche di aspetti  riguardanti la sfera riproduttiva quali (es. la facilità nel rilevamento dei calori) ed alimentare (es. un aumento nell’assunzione di sostanza secca). Sotto questo punto di vista, la stabulazione fissa è ovviamente penalizzante per le bovine, che in questi casi dovrebbero godere della possibilità di effettuare esercizio in libertà in alcune ore della giornata. I ricoveri vanno correttamente progettati o valutati tenendo conto di alcuni parametri ambientali di estrema importanza, quali la luminosità, la temperatura interna, la ventilazione e l’umidità relativa.
 
La riduzione nell’incidenza della mastite deve essere raggiunta non solo trattando e/o prevenendo questa patologia, ma anche potenziando il sistema immunitario delle bovine, che viene invece compromesso in situazioni di stress. Anche l’alimentazione è molto importante in tal senso, essendo necessaria una razione controllata e bilanciata per i principali nutrienti (es. l’eccesso di carboidrati fermentescibili, responsabile di acidosi, zoppie e dislocazioni dell’abomaso).
 
Conclusioni
Al termine di questa breve esposizione, l’autrice spera di aver convinto anche gli allevatori più scettici a considerare l’aspetto “benessere” un fattore fondamentale nell’allevamento del bestiame da latte. L’attenzione verso il benessere animale è fondato su una buona qualità di vita e di alimentazione, oltre che su un buon livello sanitario e su eccellenti prestazioni produttive e riproduttive e non è assolutamente in contrasto con gli interessi economici dell’allevatore che, applicando poche e semplici regole, può avere in stalla bovine più sane e longeve, capaci di produrre un latte di alta qualità, igienicamente più sicuro ed apprezzato dal consumatore finale.