Etologia dei bovini
Ai fini di favorire il benessere animale e minimizzare lo stress, si è spesso sottolineata l'importanza di un metodo di allevamento che favorisca al massimo i modelli di comportamento che il bovino segue in natura.
Bisogna innanzitutto ricordare che il bovino è un animale sociale, abituato quindi a vivere in gruppi; in natura, le femmine ed i vitelli formano un gruppo a sé stante, che si riunisce a quello dei maschi solo nel periodo della riproduzione. All'interno dei vari gruppi si formano poi dei rapporti di dominanza e sottomissione, in base ad una gerarchia stabilita con precise modalità.
La dominanza di un singolo individuo, e quindi il suo posizionamento gerarchico all'interno di un gruppo, è strettamente correlata ai seguenti fattori:
- altezza
- peso
- età
- sesso
- presenza o mancanza di corna
- territorialità
Tutti questi elementi, rivestono importanza solo nel momento della formazione del gruppo, che – una volta costituito – non risente più di eventuali cambiamenti di aspetto fisico.
Va da sé che, in condizioni di mandrie numericamente grosse, si possono poi formare dei sottogruppi basati su gerarchie precedentemente costruite: questo è quanto accade, per es. nelle manze che fin da piccole hanno condiviso un unico recinto. Alterare la composizione prefissata dei gruppi, come accade nelle normali condizioni d'allevamento, può avere ripercussioni negative sulla produzione e sul livello di aggressività di una bovina.
La dominanza gerarchica, nota anche come “bunt order” (ordine stabilito dai colpi portati con la testa), può essere facilmente individuata osservando due bovine durante uno scontro: la dominante tiene gli arti distesi e la testa rivolta verso il basso, perpendicolarmente al suolo, con orecchie indietro e posizionate con la superfice interna disposta verso il basso; l'animale sottomesso è fermo con la testa abbassata, ma parallela al terreno e le orecchie posizionate con la superficie interna girata di lato. L'intimidazione si verifica quando la dominante attacca la bovina gerarchicamente inferiore con colpi di testa; a questo punto, la bovina più debole dà segnali inequivocabili di sottomissione che pongono termine all'aggressione.
All'interno del gruppo vi sono anche interazioni fisiche non mirate all'aggressività, come per es. l'annusarsi a vicenda o il “grooming”, cioè la reciproca pulizia del mantello con la lingua: questo atteggiamento comporta una disposizione “fianco a fianco” degli animali interessati che - talora – può anche precedere uno scontro fisico.
L'importanza della gerarchia sociale tra i vari gruppi in allevamento è ben visibile anche durante l'alimentazione: se la mangiatoia non è correttamente dimensionata in base al numero di bovine presenti, gli animali gerarchicamente inferiori si avvicineranno al foraggio solo dopo che le bovine dominanti si sono servite, con ovvie ripercussioni sulla produzione di latte; tuttavia, essendo animali “sociali”, anche in allevamento i bovini tendono a riprodurre il modello di alimentazione di gruppo, analogamente a quanto accade al pascolo.

L'ordine di mungitura, invece, non è necessariamente correlato ai rapporti di dominanza/sottomissione tra le bovine, ma il primo animale a dirigersi verso la posta di mungitura è sempre la bovina-alfa, cioè quella che detiene la “leadership”. È inoltre interessante notare che le bovine a maggior produzione sono di solito le prime a farsi mungere.
Le bovine da latte ripartiscono le attività giornaliere secondo una “tabella di marcia” ben definita (per ulteriori informazioni consulta anche l'articolo sulla densità in allevamento): nel corso delle 24 ore, almeno la metà del giorno viene impiegata per il decubito ed il riposo; anche in questo caso, tuttavia, errate condizioni di allevamento (per esempio un numero non adeguato di cuccette in relazione alle vacche presenti) influenzano negativamente il normale comportamento degli animali, con ripercussioni sulla produzione e sullo stato di stress delle bovine.

Data perciò la necessità di riprodurre quanto più fedelmente le normali condizioni di vita in natura, vediamo ora come la bovina si relaziona con l'ambiente circostante, in modo da individuare i comportamenti anomali sul nascere.
Vista: le bovine hanno una limitata visione di ciò che si trova davanti a loro, mentre possono contare su una vista laterale a 360 gradi; per motivi anatomici, quindi, le bovine tendono ad effettuare regolari movimenti del capo e a cambiare continuamente posizione per coprire i punti ciechi del loro campo visivo. La conformazione degli occhi, inoltre, fa sì che l'animale tenda a guardare verso il basso piuttosto che verso l'alto, costringendo perciò l'animale in allerta ad alzare la testa per monitorare l'ambiente circostante. Anche se la percezione dei colori è alquanto limitata (il giallo, l'arancio ed il rosso vengono individuati meglio di grigio, blu e verde), i bovini riescono comunque a distinguere gli uomini riconoscendone le forme ed i colori dei vestiti; inoltre riescono a capire se il numero di umani attorno a loro è normale oppure maggiore del solito, associando troppi uomini a movimentazioni forzate, trattamenti veterinari ecc. ed entrando perciò in uno stato di ansia.

Udito: questo senso è molto sviluppato nei bovini, che percepiscono anche le alte frequenze e sono in grado di provocare reazioni d'ansia nell'animale; al contrario, le basse frequenze producono un effetto calmante e rilassante;a questo proposito si veda anche questo articolo, dove vengono riportati gli esiti di uno studio effettuato da due ricercatori dell'Università di Leicester (Inghilterra).
Olfatto: anche in questo caso, il senso dei bovini è più sviluppato del nostro, consentendo agli animali di percepire odori che il naso umano non riesce a sentire; in particolare - da diversi studi svolti - l'odore del sangue è fattore scatenante di panico. L'olfatto è anche un'importante componente nella percezione tanto dei feromoni sessuali che regolano la riproduzione che di sostanze chimiche volatili responsabili della scelta degli alimenti.
Tatto: la pelle dei bovini è molto sensibile al tatto; inoltre questi animali rispondono bene agli stimoli tattili, usandoli come forma di comunicazione reciproca. Il mungitore accorto sa che un tocco gentile alla bovina segnala all'animale la sua presenza, predisponendola alla mungitura. Le bovine provano inoltre un senso di rilassamento se grattate, soprattutto nelle zone per loro difficili da raggiungere (collo, parte posteriore dell'orecchio).
Memoria: le bovine hanno memoria degli eventi per settimane e spesso anche per mesi ed un'esperienza negativa subita da parte dell'uomo può alienare le simpatie degli animali per lungo tempo (anche per un anno): ecco perchè è così importante che tutti gli operatori a contatto con la mandria siano calmi e di buon carattere e mantengano un atteggiamento sereno in generale ed in particolare durante la mungitura.
Il punto d'equilibrio
Le bovine posseggono due zone del corpo che rappresentano un ipotetico “punto d'equilibrio”, utilissimo per movimentare gli animali senza intervenire con urli o percosse, esperienze decisamente negative e stressanti. La prima area è situata posteriormente alla spalla; muovendosi in avanti rispetto a questo punto, l'animale indietreggia, mentre il movimento dell'uomo all'indietro provoca una reazione di avanzamento.
Il secondo “punto d'equilibrio”è situato al centro della testa, per cui se l'uomo si muove alla destra di tale zona, la bovina si dirigerà verso sinistra (e viceversa).
Le bovine in condizioni ottimali appaiono vivaci e vigili, interessate all'ambiente che le circonda e reattive agli stimoli visivi o vocali.

Favorire la “normalità” in stalla
La vacca da latte, oltre ad essere un animale con una forte pulsione “sociale”, ha anche un carattere estremamente abitudinario: in altre parole, la routine quotidiana contribuisce a rassicurare la bovina e tranquilizzarla, con innegabili vantaggi soprattutto nelle fasi delicate come la mungitura.
In base a queste considerazioni, è ovvio che la stalla deve rappresentare quanto più possibile un sistema “statico”: pertanto è bene non effettuare cambiamenti improvvisi di elementi quali recinzioni, pareti e strutture varie, consentire agli animali di vedersi reciprocamente, soprattutto quando il contatto visivo con il capo del gruppo sia fondamentale (come normalmente accade all'ingresso in sala di mungitura), evitare luci e rumori troppo forti, movimenti inaspettati da parte dell'uomo o – peggio ancora – minacce fisiche e vocali. Bisogna tener conto che la bovina ha i suoi tempi di reazione di fronte ai nuovi stimoli provenienti dall'ambiente che la circonda ed è perciò necessario lasciarle la possibilità di abituarvisi senza forzarla: in ogni caso la paura è la prima risposta negativa da evitare ad ogni costo, dal momento che, come esposto più sopra, la memoria delle esperienze negative subite condiziona a lungo le risposte fisiche dell'animale ed – in ultima analisi – la sua salute e la sua carriera produttiva.

Foto per gentile concessione di: visualartstop.blogspot.com
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