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Analisi delle curve di lattazione: prima parte

Le curve di lattazione e quelle relative alle percentuali di grasso e proteina riscontrate ai vari controlli costituiscono una rappresentazione grafica della produzione della bovina dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo. L'analisi di dette curve è relativamente intuitiva e può fornire indizi importanti su fattori gestionali estrinseci all'animale: per fare un esempio, è un mezzo particolarmente efficace per individuare gli errori di razionamento.

La curva di lattazione
Una curva di lattazione "tipica" (Fig. 1) mostra il livello di produzione di latte al picco, la persistenza e gli effetti d'eventi specifici sulla produzione.

Fig. 1: la curva "tipica" di lattazione

Com'è noto, la produzione di latte inizia a pochi giorni di distanza dal parto e tende ad aumentare fino al raggiungimento del cosiddetto "picco" di produzione, per poi decrescere gradualmente, terminando con la messa in asciutta dell'animale. Tale andamento produttivo può essere rappresentato graficamente con una curva (Fig.1). I fattori principali che consentono di valutare la curva sono dati dal picco, che corrisponde alla più alta quantità di latte prodotta nel corso della lattazione, dal calo, cioè la diminuzione percentuale di produzione rilevata ai vari controlli e dalla persistenza, che definisce l'entità di questo calo. E importante notare che il 50% circa della produzione globale di una lattazione viene prodotto nei primi 110 giorni.
L'analisi delle curve di lattazione è più efficace se invece che valutare una curva media composita per tutta la stalla, si paragonano le curve di lattazione di bovine appartenenti a gruppi omogenei per fase di lattazione, cercando di includere in questa stima solo bovine che abbiano partorito in un periodo temporale contenuto. (Fig.2)
 

Fig. 2: la produzione di tre bovine comparata con le curve di lattazione
Picco di lattazione
Viene definito come la maggior quantità di latte raggiunta durante l'intera lattazione. Da notare che un incremento produttivo al picco pari ad 1 kg. corrisponde a 180-200 Kg. di latte in più nella produzione totale per quella lattazione.
Il picco si verifica di solito a 6-8 settimane dal parto. Il tempo necessario a raggiungere il picco dipende da vari fattori, come la razza, l'alimentazione ed il potenziale genetico di produzione (Tab. 1); le bovine fortemente produttive tendono a presentare il picco più tardi rispetto agli animali a bassa produzione; in genere più alto è il picco, maggiore è la produzione di latte.

Tab.1: i principali fattori d'influenza sul picco: alimentazione in tutte le sue forme (tipo e composizione della razione, numero di foraggiate, caratteristiche fisiche della razione)
 
Fattori che influenzano negativamente il picco
Vacche di 1° lattazione
Vacche di 2° e successive lattazioni
Gestione inadeguata alimentazione vitelle e manze
Scarsa % di proteina in razione
Uso di tori geneticamente non validi
Scarsa % d'energia in razione
Alimentazione inadeguata delle manze
B.C.S. inadeguato al parto
Mastiti o altri problemi di salute
Scarso valore genetico
Competizione alimentare tra manze per lo spazio alla mangiatoia
Mastiti
 
Disordini metabolici,febbre puerperale, chetosi
Inadeguata lunghezza dell'asciutta
 
Le manze primipare hanno un picco pari al 70-75% delle vacche mature e quelle di seconda lattazione hanno un picco pari al 90% delle vacche mature (Tab. 2).
Tabella 2: picchi medi a diversi livelli produttivi
Media stalla (kg.)
1° lattaz.
2° lattaz.
3° e successive
lattaz.
Media tutte
le vacche
Frisone
Kg. latte al picco
 
 
 
 
 
5000
20
24
27
24
5400
21
26
28
26
5900
22
27
30
27
6400
24
29
32
29
6800
25
31
34
31
7300
26
33
35
32
7700
27
34
37
33
8200
28
36
39
35
8600
30
37
41
36
9000
31
39
42
37
9500
32
41
44
39
Tutte le stalle
26
33
45
42

Indicativamente, le bovine di seconda lattazione dovrebbero presentare una produzione al picco maggiore di 6.35 kg. di latte rispetto a quelle di prima lattazione, mentre per gli animali maturi la maggior produzione al picco dovrebbe essere pari ad 8.6 kg. in più rispetto agli animali primipari. E interessante rilevare come valori fortemente variabili nei picchi di produzione dei vari gruppi (primipare, vacche di seconda lattazione, vacche di terza e successive lattazioni) siano indice di una gestione errata dei gruppi stessi. Per individuare questi errori, si possono ipotizzare tre scenari:

1. La differenza produttiva tra le primipare e gli altri gruppi è maggiore del previsto: il problema è rappresentato dalle produzioni delle primipare
- C'è abbastanza spazio alla mangiatoia, affinché le primipare possano alimentarsi senza competere con le vacche mature?
- Le primipare ricevono la giusta razione di cereali?
- Le primipare hanno meno di 28 mesi d'età? Gli animali che partoriscono a 24-26 mesi producono al picco circa 1.3-2.2 kg. di latte in meno
- Il peso delle primipare è sufficiente al momento del parto? A 24-26 mesi, queste bovine dovrebbero pesare circa 500 kg.

2. La differenza produttiva tra le primipare e gli altri gruppi è minore del previsto: il problema è rappresentato dalle vacche più anziane
- La condizione corporea al parto è sufficiente? Se le bovine sono troppo magre (B.C.S. inferiore a 3.5) non raggiungeranno la produzione potenzialmente prevedibile al picco e la persistenza sarà molto bassa.
- Controllare l'alimentazione dal punto di vista qualitativo (solo alimenti d'ottima qualità) e quantitativo (distribuzione in più pasti giornalieri).
- Le bovine sono disappetenti nelle prime fasi di lattazione e perdono peso troppo rapidamente? Un cambiamento troppo repentino nella qualità dei foraggi od un aumento troppo veloce nella quantità di cereali distribuita possono causare disappetenza.
- Il periodo di asciutta è stato di 45-60 giorni? Lunghezze dell'asciutta inferiori a 45 giorni hanno come risultato minori produzioni.
Bisogna però ricordare che le differenze produttive inferiori al previsto tra le primipare e gli animali maturi sono in parte giustificate dalla superiorità genetica delle bovine di primo parto rispetto a quelle mature.

3. La differenza per le produzioni al picco delle primipare e le vacche di seconda lattazione è minore del previsto, ma tale differenza è rilevabile tra le primipare e le vacche mature: il problema è dato dagli animali di seconda lattazione.
In questo caso, le bovine di seconda lattazione sono state in certo qual modo "bruciate" da un'alimentazione non adeguata al momento del loro primo parto: in altre parole, questi animali non hanno ricevuto con la razione energia e proteina sufficienti a sostenere contemporaneamente la produzione di latte e la crescita ed a riguadagnare la condizione corporea persa dopo il primo parto.
Se il picco delle bovine è minore di quello atteso, è sempre consigliabile controllare i livelli d'energia e proteine della razione distribuita.

Il valore del picco di produzione viene calcolato basandosi sui litri di latte misurati al primo controllo effettuato a 50 giorni di lattazione.
Dopo il raggiungimento del picco, la produzione di latte inizia a declinare di circa 7-10% al mese; il livello percentuale di questo calo viene definito come persistenza; tale parametro viene calcolato dividendo la produzione di latte in un mese specifico per la produzione del mese precedente, espressa in percentuale. In media, la persistenza dovrebbe essere del 94-96%
(in altri termini: la produzione di latte ad ogni mese è pari al 95% della produzione del mese precedente).
Questo parametro varia da bovina a bovina, ma gli animali di prima lattazione presentano una persistenza maggiore di quelli di seconda o terza lattazione: di media la produzione delle primipare dopo il picco dovrebbe calare di 0.2% al giorno, mentre per le vacche mature questo calo quotidiano dovrebbe essere pari a 0.3%.
Conoscendo le medie produttive di stalla è possibile con la Tab. 3 determinare la persistenza (espressa come produzioni medie) a diversi livelli produttivi.
Tab. 3
Medie di stalla (kg.)
N° Lattazione
Stadio di lattazione (giorni)
 
1-40
41-100
101-199
200-305
306+
5200
1
18
18
17
15
13
 
2+
24
24
20
16
12
6100
1
19
21
20
17
14
 
2+
27
28
23
17
14
7000
1
22
24
22
19
17
 
2+
30
31
26
19
15
7800
1
24
26
24
21
18
 
2+
33
34
29
22
17
8700
1
25
29
27
24
20
 
2+
35
37
32
24
18
media
1
20
23
21
18
16
 
2+
27
28
24
19
14
 

In genere s'ipotizza che ad un picco di lattazione più alto corrisponda una persistenza minore.
La persistenza può essere influenzata negativamente dai seguenti fattori:
Energia inadeguata in razione, quindi alimentazione errata
Disordini metabolici
Mastite
Difetti nell'impianto di mungitura o pratiche inadeguate
Potenziale genetico
Stress (anche da caldo)
Se riferita ad una lattazione normalizzata - pari cioè a 305 giorni - la persistenza si rivela un buon indice di valutazione economica nel confronto tra le produzioni di diverse bovine: gli animali con buona persistenza presentano infatti un picco più basso ed una curva più appiattita, poiché la produzione di latte è ripartita in misura più omogenea durante tutto l'arco della lattazione. In base a queste considerazioni, si possono individuare alcuni fattori che condizionano la redditività in funzione della persistenza:
analizzando una specifica lattazione normalizzata, la maggior persistenza ed un picco inferiore sono connessi ad un bilancio energetico meno negativo di quanto accade di solito, dovuto ad una corretta condizione corporea della bovina al momento del parto.
la maggior persistenza è correlata a prestazioni riproduttive migliori, dovute anch'esse ad un bilancio energetico più favorevole.
se, come esposto nei punti precedenti, il bilancio energetico delle bovine non è esageratamente negativo, sarà possibile alimentarle già dalle prime fasi di lattazione con razioni a concentrazione energetica inferiore, sfruttando anticipatamente l'apporto della quota-foraggi per coprire i fabbisogni degli animali.
Numerose ricerche hanno dimostrato una correlazione tra "produzione al picco" e "produzione globale" maggiore di quanto non si verifichi per "persistenza" e "produzione globale"; in altre parole, la produzione al picco è più importante della persistenza per determinare la produzione nell'intera lattazione: è perciò possibile utilizzare questo parametro come strumento gestionale per il controllo delle prestazioni produttive della stalla.

Alcune considerazioni rilevanti
Il picco di produzione si verifica a 60-90 giorni di lattazione per le primipare ed a 45-70 giorni per le bovine mature.
La percentuale di persistenza della curva misurata ad intervalli di 30 giorni circa varia in misura inferiore al 10% e resta costante dai 90 giorni di lattazione in avanti.
All'asciutta, la produzione media delle primipare è all'incirca uguale alla media tra le loro produzioni a 20-25 giorni di lattazione e a 70-75 giorni (valido in stalle a persistenza normale e con interparto di 13-13.5 mesi).
All'asciutta, la produzione media delle bovine mature è all'incirca la metà di quella al loro picco di produzione (valido in stalle a persistenza normale e con interparto di 13-13.5 mesi).
Le primipare tendono ad avere un picco produttivo inferiore alle vacche mature.
Le bovine alimentate con unifeed in genere presentano picchi di produzione più bassi di quelle alimentate tradizionalmente, ma presentano maggior persistenza.
Le stalle in cui la gestione avviene per gruppi tendono ad avere curve di lattazione più irregolari.
La condizione corporea precedente al parto determina la forma della curva di lattazione ed in qualche modo anche l'altezza del picco.
I livelli d'energia (e fibra) dell'assunzione globale della razione (Sostanza Secca + Riserve Corporee) e la struttura corporea della bovina sono i due elementi che maggiormente influiscono sull'altezza del picco in una curva di lattazione.
La lunghezza della curva al picco è determinata dalla combinazione di vari fattori, quali la gestione alimentare, la quantità e la qualità del tenore energetico e proteico della razione e la gestione della bovina durante il periodo di transizione.