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Cause e prevenzione delle malattie

Dr. Pamela L. Ruegg

 
Introduzione
Una stalla di vacche da latte è un sistema complesso ed interdipendente che richiede molta coordinazione per raggiungere una produttività ottimale. Ogni giorno l'allevatore è chiamato a prendere decisioni su moltissimi fattori, quali la gestione economica, la salute delle bovine, l'alimentazione, l'agronomia ecc. Ogni decisione ha il potenziale per interagire più o meno direttamente sulla produttività e redditività dell'allevamento. Perdipiù alcuni fattori, come ad es. le condizioni climatiche, non sono sotto il diretto controllo dell'allevatore. La salute degli animali è il risultato delle interazioni tra la gestione delle bovine, le condizioni ambientali e i fattori specifici di malattia, come la presenza di patogeni in una determinata azienda o regione. La prevenzione delle malattie è basata sulla capacità di identificarne il livello in stalla e di adottare e realizzare in conseguenza programmi di prevenzione efficaci ed economici.

Definizione di malattia
Il livello di malattia più chiaramente identificabile è quello clinico, che viene definito come un'anomalia funzionale facilmente riconoscibile.
I segni diagnostici di malattia clinica delle bovine includono febbre, anoressia, calo di produzione lattea, diarrea, perdita di peso, zoppie e tendenza ad assumere una posizione di decubito senza giustificazione.
Le malattie cliniche come mastiti, zoppie, collasso puerperale, ritenzione di placenta o dislocazione dell'abomaso sono di solito facili da diagnosticare. La comparsa di malattie cliniche è frequentemente e prontamente identificata dagli allevatori e viene trattata molto velocemente per ridurre le perdite economiche.
Errori di gestione ed inosservanze nella biosicurezza esitano in episodi epidemici di sindromi cliniche, ma in molti allevamenti si assiste oggi alla comparsa di un differente tipo di malattie, e precisamente le patologie subcliniche.
La malattia subclinica viene definita come un'anomalia funzionale riconoscibile solo con test diagnostici o di laboratorio. Per definizione, queste patologie sono perciò difficilmente identificabili ed il loro costo economico è ulteriormente gonfiato dai test di massa che devono essere effettuati per la loro diagnosi (come la conta delle cellule somatiche, le colture fecali e sul latte, le analisi delle urine ecc.).
L'inizio di un episodio epidemico da malattia subclinica non è di solito chiaramente definito, essendoci un certo intervallo tra la comparsa di un problema subclinico e l'identificazione dei suoi effetti in stalla.
Le fasi subcliniche di patologie quali la mastite, la chetosi, la laminite o la malattia di Johne possono persistere per periodi di tempo piuttosto lunghi e ridurre l'efficienza produttiva.
L'effetto di queste patologie sulla produttività della stalla è in genere sottostimato, perché il numero di animali affetto da malattie subcliniche è di solito maggiore di quelli che presentano patologie cliniche.
L'incapacità di identificare malattie subcliniche ed il loro protrarsi in lungo periodo fa sì che queste patologie possano esercitare un notevole impatto sulla produttività della stalla. Lo sviluppo della patologia segue di solito un andamento prevedibile con diversi livelli per un potenziale intervento preventivo (Figura 1).


Figura 1 – Lo sviluppo della patologia

La mastite fornisce un'eccellente esempio dello sviluppo e dell'impatto economico di una patologia sulla stalla (Figura 2). Nella maggior parte dei casi sono presenti assai più animali infetti subclinicamente rispetto alle bovine che manifestano sintomi clinici, e l'impatto economico più grande è la perdita invisibile di produttività durante il periodo subclinico.


Figura 2 – Lo sviluppo e gli effetti della mastite
 
Il metodo più efficiente e redditizio per controllare una patologia è quasi sempre l'adozione di programmi sanitari preventivi, piuttosto che il trattamento delle bovine infette.
La prevenzione dell'esposizione ad una causa sufficiente è basata sull'identificazione di alcuni punti critici di controllo in cui ridurre l'esposizione stessa. Quando i responsabili del contagio sono microrganismi infettivi, i fattori di rischio possono includere la prevalenza di patogeni nella stalla, la loro virulenza, l'acquisto di animali infetti, e le vie di trasmissione tra animali infetti e sani. Il metodo più efficace per ridurre l'esposizione è identificare gli animali infetti ed isolarli da quelli più suscettibili al contagio. Inoltre è importante ridurre la prevalenza dei patogeni nell'ambiente animale ed assicurarsi sulla piena funzionalità del sistema immunitario delle bovine. Programmi di vaccinazione, un'alimentazione di qualità ed ambienti puliti ed asciutti aiutano in ugual modo a ridurre le probabilità d'infezione.
Il successivo punto critico di controllo è la prevenzione dello sviluppo di patologie cliniche in animali che presentino sintomi subclinici. In queste circostanze una diagnosi precoce degli animali in fase subclinica è cruciale e dipende dalla capacità di eseguire test diagnostici quale la conta delle cellule somatiche, il California Mastitis Test, gli esami sul tratto riproduttivo o i test di massa (come ad es. i test intradermici per la tubercolosi o la brucellosi). In effetti, è molto più facile curare animali in fase subclinica e ridurre le perdite economiche, piuttosto che effettuare trattamenti quando la malattia è in fase clinica: in questo caso infatti le uniche possibilità offerte sono il trattamento o il recupero della bovina, senza contare che si sono già verificate notevoli perdite economiche.

Livelli normali di patologia nelle stalle

Tutte le stalle sono prima poi soggette a qualche manifestazione di malattia ed un fattore importante che influenza la produttività è il tipo di patologia e la sua forza. Non tutte le stalle e non tutti gli animali sono a rischio allo stesso modo nei confronti di una patologia. Ad esempio, per quanto riguarda il collasso puerperale, il rischio di malattia varia in base a vari fattori legati agli animali; è noto che questa patologia ha una maggior incidenza nelle bovine pluripare (Dohoo et al. 1984), cosicché una linea di base accettabile in una mandria composta interamente da bovine di prima lattazione dovrebbe essere considerevolmente più bassa che in una mandria composta da animali più vecchi.
Lo stesso tipo di rischio potenziale si può riproporre anche per la mastite (gli animali di prima lattazione sono a minor rischio), le zoppie e molte altre patologie tipiche delle bovine da latte.
Molti studi hanno fissato delle linee di base della comparsa di varie patologie nelle stalle: la tabella 1 ne riassume i risultati e la casistica di normalità a cui tendere.
 
Tabella 1: livelli riportati di alcune patologie delle bovine da latte
Patologia
Risultati per
26 anni di studi
a (%)
340 stalle
Inglesi
b (%)
2338 stalle
Finlandesi
c (%)
Obiettivo annuo proposto
Mastite clinica
14.2 (1.7-54.6)
36.6
21.1 casi /100 lattazioni
<24 casi /100 vacche
Chetosi
4.8 (1.4-18)
0.4
4.9
<15% di vacche fresche di parto
Febbre da latte
6.5 (0.3-22.3)
5.3
5.4
<15% di vacche fresche (2° lattaz. +)
Ritenzione di placenta
Non riportato
Non riportato
3.1
<10% di vacche fresche
Zoppie
7.0 (1.8-3)
23.7
2.3
<5% della stalla
Parto assistito
Non riportato
8.7
2.1
<15% di parti
Dislocazione abomaso
1.7
Non riportato
0.7
<5% della stalla
a- Kelton et al. 1998 b-Whitaker et al. 2000 c - Rajala & Grohn 1998
L'insorgere di una patologia predispone spesso la bovina allo sviluppo di patologie concomitanti. Il collasso puerperale, la metrite ed i disordini abomasali sono correlati all'aumentato rischio di chetosi. Le vacche con chetosi hanno un rischio doppio di sviluppare le metriti, mentre gli animali con ritenzione placentare presentano un'incidenza di metriti sei volte maggiore. Le ritenzioni placentari e le chetosi aumentano in maniera significativa la possibilità di sviluppare dislocazioni dell'abomaso. (Grohn et al. 1995)
Inoltre, è dimostrato che molte patologie si sviluppano nei primi trenta giorni di lattazione e che l'insorgenza di patologie nelle fasi iniziali di lattazione può aumentare il rischio di malattie negli stadi successivi della stessa. Anche l'età dell'animale al parto è correlata all'incidenza delle patologie: in uno studio effettuato sulle Holstein in Canada, l'edema mammario era più frequente in bovine di prima lattazione ed era inoltre un fattore di rischio per la mastite, la metrite e le cisti ovariche.
Il collasso puerperale era direttamente correlato con un aumento di rischio di dislocazione abomasale (Van Dorp et al. 1999). Si sono inoltre evidenziati effetti stagionali sul rischio di mastiti, ritenzione di placenta, metriti, cisti ovariche, chetosi e pododermatiti infettive.
Il verificarsi di una patologia in una lattazione aumenta inoltre l'incidenza di ricomparsa di varie malattie nelle lattazioni successive; in uno studio Israeliano di otto anni su 8782 lattazioni di Holstein, si sono notate per collasso puerperale, parti gemellari e chetosi incidenze rispettivamente maggiori di diciassette, due e tre volte in animali che avevano manifestato queste patologie in lattazioni precedenti. (Markusfeld 1987,1990).
Nonostante le notevoli produzioni raggiunte dalle nostre bovine, non ci sono prove che alti livelli produttivi predispongano gli animali a patologie diverse dal collasso puerperale.
Le alte produzioni di latte non costituiscono un fattore di rischio per parti distocici assistiti, ritenzioni placentari, metriti, cisti ovariche, dislocazione sinistra dell'abomaso, oppure collassi puerperali, mastiti e chetosi in forma clinica. (Erb, 1987).

Cause di malattia nella stalla
Sono poche le malattie sostenute da un solo fattore; l'esposizione ad un agente patogeno infatti non sempre esita con lo sviluppo di patologie in forma clinica o subclinica. Le patologie di solito si sviluppano attraverso l'interazione tra il fattore animale (l'ospite), quello patogeno (l'agente) ed i fattori ambientali (Figura 3).


Figura 3 - Fattori determinanti la patologia
 
I fattori animali che influenzano la suscettibilità alle varie malattie includono l'età (la suscettibilità è positivamente correlata a questo fattore per patologie quali la mastite, la febbre da latte, le cisti ovariche ed i problemi di piedi e gambe; Dohoo et al. 1984), la razza, il sesso, lo stato immunitario, la conformazione della mammella, lo stadio di lattazione ed il livello produttivo.
Per quanto riguarda le malattie infettive, i fattori patogeni includono il livello di esposizione (numero di microrganismi a cui la bovina viene esposta), la loro patogenicità (la capacità di un agente di causare l'insorgere della malattia) e la virulenza (la capacità del microrganismo di causare gravi patologie).
Le cause ambientali condizionano anche il rischio che una malattia si verifichi. Lo stress da caldo influenza la salute e le capacità riproduttive dei nostri animali; è ben noto infatti che i livelli di mastite clinica e subclinica aumentano nei periodi di clima caldo ed umido, così come esiste un legame tra scarse performances riproduttive e periodi caldi.
Altri fattori ambientali sono rappresentati da aspetti che vanno da un'adeguata alimentazione alle capacità gestionali, dalle procedure di mungitura al tipo di ricovero e alla piovosità.

Impatto delle patologie sulla produttività
Le patologie possono ridurre la produttività di una stalla in molti modi; gli effetti possono essere diretti (come ad es. la mastite che causa un notevole calo della produzione di latte) o indiretti (come una ridotta mobilità che porta ad una scarsa assunzione di alimenti ed in ultima analisi ad un calo della produzione lattea). Tra le cause potenziali d'insorgenza delle malattie vi sono un aumento dell'eliminazione di animali, una riduzione nella produzione di latte o del tenore proteico dello stesso, un aumento nella mortalità delle bovine adulte ed una scarsa efficienza riproduttiva.
Le malattie metaboliche(come il collasso puerperale e la dislocazione dell'abomaso) e quelle infettive (come la diarrea virale bovina e la mastite clinica) sono problemi assai diffusi negli allevamenti.
Le bovine affette da patologie cliniche mostrano spesso un notevole calo della produzione di latte. La durata delle sindromi acute cliniche è spesso breve, ma il loro effetto può proseguire per l'intera lattazione; inoltre eventi patologici che avvengano nella fase iniziale di lattazione possono ridurre la produzione al picco e contribuiscono perciò ad un calo della produzione globale di latte.
Grazie ai miglioramenti nella gestione aziendale e nei programmi sanitari, molte stalle sono riuscite a minimizzare le sindromi cliniche associate alle malattie metaboliche ed infettive. Le patologie subcliniche invece (mastiti, acidosi, laminiti) si confermano come la maggior causa di limitazione della produttività.
L'aspetto più clamoroso e documentato dell'effetto diretto di una patologia sulla produttività è senz'altro rappresentato dalla mastite. La relazione negativa tra questa patologia e la produzione è confermata da 20 ricerche,comprendenti ciascuna l'esame di 250 lattazioni (Hortet e Seegers, 1998). Dai risultati si evince come un singolo caso di mastite comporti la perdita di 300-400 kg. di latte per lattazione; si è notata inoltre un'ampia variabilità nell'entità delle perdite - circa il 40% dei casi clinici comportava perdite modestissime, il 30% aveva come esito la perdita di 150-250 kg. ed un ulteriore 30% subiva perdite molto rilevanti, pari a 950-1050 kg. di latte. I cali produttivi di 200-300 kg. per lattazione sono stati rilevati su bovine alla prima lattazione. Questo studio ha rilevato inoltre che i casi di mastite verificatisi nelle prime fasi di lattazione comportavano le perdite più alte (450-550 kg.) in confronto ai casi che si verificavano più tardi.
Le perdite dovute alle patologie subcliniche non sono così evidenti come quelle legate alle malattie cliniche, ma sono spesso rilevanti. Anche in questo caso, la maggior documentazione sulla correlazione tra patologie subcliniche e produttività riguarda la mastite subclinica.
I risultati di 19 ricerche in questo campo hanno dimostrato che ogni duplice incremento nello SCC oltre le 50.000 cellule/ml. esita nella perdita di 0.4 e 0.6 kg. di latte /giorno, rispettivamente nelle primipare e nelle multipare (Hortet e Seegers 1998). Le produzioni globali erano ridotte di 80 kg. di latte per le primipare e 120 kg. per le pluripare per ogni duplice aumento nella media geometrica dello SCC oltre le 50.000 cellule/ml.
Altre patologie subcliniche hanno effetto negativo sulla produttività, come ad es. la malattia subclinica di Johne, che riduce la produzione dell'intera carriera produttiva della bovina di ben 3926 kg. (Hutchinson et al. 1996) Oltre il 40% di tale riduzione si verificava durante l'ultima lattazione delle bovine affette.
Pesando quotidianamente il latte è possibile diagnosticare le patologie subcliniche due o più settimane prima che si manifestino clinicamente (Lucey et al. 1986). Sono state riscontrate differenze significative nella produzione lattea tra una settimana precedente ed una successiva alla diagnosi clinica per patologie quali chetosi, ipomagnesemia, zoppie e casi di mastite successivi al picco produttivo.
La produzione di latte calava costantemente per 2-4 settimane prima della diagnosi della patologia. Le perdite produttive totali associate a chetosi o ipomagnesemia ammontavano a 60-70 kg. di latte. Cali quotidiani di produzione tra 1 e 5.3 kg. sono stati riscontrati in bovine Ayrshire finlandesi affette da mastite clinica, chetosi, collasso puerperale e zoppie (Grohn).
Sono stati compiuti studi anche per determinare l'effetto delle patologie sulla longevità.
Di solito, si ritiene che un'elevata eliminazione di bovine sia involontaria (per malattia, incidenti o morte) piuttosto che dovuta a problemi di scarsa produzione. L'eliminazione prematura di una bovina dalla stalla ne riduce ovviamente la carriera produttiva. La mastite e l'inefficienza riproduttiva vengono considerate come le due principali cause d'eliminazione. In genere, le patologie influenzano la produttività riducendo la produzione di latte, diminuendo l'efficienza riproduttiva e limitando la lunghezza della carriera produttiva della bovina, per cui i veterinari ed i tecnici che seguono regolarmente l'allevamento dal punto di vista sanitario e gestionale possono fare molto per aumentare la produttività aziendale.

Programmi sanitari e di prevenzione delle malattie
Ovviamente le patologie rappresentano un costo considerevole per l'industria lattiero-casearia.
Molti studi hanno ampiamente dimostrato che si spende molto più denaro per il trattamento delle patologie, piuttosto che per la loro prevenzione; una ricerca indica che ogni dollaro marginale speso in interventi veterinari e forniture dà un guadagno addizionale di 3.22 dollari sulla produzione lattea (Miller e McSweeny, 1993): le tendenze attuali e future dell'industria lattiero casearia renderanno ancora più necessaria l'adozione di adeguati programmi sanitari di prevenzione; per di più gli animali tendono ad essere riuniti in mandrie sempre più numerose, ed il rischio di contrarre malattie infettive è elevato. Oltre a ciò, non si è ancora pienamente recepito il costo effettivo delle patologie subcliniche.
L'obiettivo primario di un valido programma sanitario e di gestione aziendale è quello minimizzare le perdite produttive dovute a malattie, disordini nutrizionali e problemi manageriali. Una meta aggiuntiva sarebbe garantire che l'adozione di tali programmi fosse economicamente giustificata. Ovviamente tutte le stalle possono trarre beneficio dall'adozione di tali programmi, basati sul confronto tra performances effettive della stalla ed obiettivi predeterminati, la cui selezione dovrebbe essere attentamente effettuata basandosi sull'ambiente, sulle mete individuali che l'allevatore si prefigge e sulla presenza di risorse adeguate (forza-lavoro, capitali e fonti d'informazione). La struttura di un programma sanitario è di solito specifica per ogni stalla, ma è sempre basata su visite programmate, che sono in genere una combinazione di esami riproduttivi, di rapporti sulla performance da migliorare e su azioni e decisioni correlate a specifiche voci gestionali. Questa struttura è assai efficace, in quanto il programma sanitario di prevenzione può essere attuato sul punto di maggior criticità del ciclo “ospite-agente-ambiente”.
Molto importante è l'esistenza di un sistema d'identificazione univoco per ogni singolo animale: senza questo requisito, è impossibile che il programma possa aver successo. Perciò è necessario catalogare minuziosamente le date di nascita, di accoppiamento, di parto ed i dati periodici sulla produzione di latte; in circostanze ideali, un sommario di tutti questi dati dovrebbe essere disponibile in azienda, anche per adottare un corretto programma nutrizionale, per monitorare l'incidenza delle patologie e la resa finanziaria dell'impresa.
L'analisi dei rapporti è una componente necessaria del ciclo di gestione sanitaria (Figura 4).
L'introduzione di un programma di gestione senza un resoconto sulla riuscita od il fallimento delle decisioni prese è destinata ad essere inefficace.


Figura 4- Ciclo di gestione sanitaria
 
Sommario
Le patologie in una stalla sono una delle maggiori cause d'inefficienza e ridotta produttività. Le malattie si verificano per un'interazione tra le bovine, il loro ambiente e gli agenti patogeni (nel caso di patologie infettive). Le patologie subcliniche sono più difficili da diagnosticare rispetto a quelle cliniche e sono causa di notevoli perdite finanziarie per l'industria lattiero-casearia. La miglior strategia di controllo sulle patologie è focalizzarsi su programmi di prevenzione che comprendano l'intero sistema produttivo.

Nota
SCC = somatic cell count : conta cellule somatiche

Bibliografia: la bibliografia è disponibile a richiesta presso il traduttore