L'alimentazione della bovina al pascolo
Dr. David K.Combs
Introduzione
Il pascolamento condotto con criteri intensivi, se confrontato con il sistema di stabulazione, può ridurre i costi gestionali; nello specifico, il principale vantaggio economico è associato alla riduzione dei costi di produzione del foraggio. Bisogna tuttavia tener presente che questi vantaggi sono vanificati se la produzione di latte diminuisce oltre 650-700 litri /capo/anno.
Il principale fattore limitante la produzione è la bassa assunzione di Sostanza Secca: rispetto al sistema con stabulazione, le bovine che consumano pascoli anche di eccellente qualità in genere assumono il 20% in meno di S.S. in confronto agli animali alimentati con quantitativi simili di foraggio in condizioni di confinamento (Depies, 1994).
In questo articolo verranno esaminati i fattori gestionali e nutrizionali che sembrano avere un ruolo nel limitare il massimo del consumo e le strategie per migliorare il potenziale di assunzione al pascolo.
Il pascolamento condotto con criteri intensivi, se confrontato con il sistema di stabulazione, può ridurre i costi gestionali; nello specifico, il principale vantaggio economico è associato alla riduzione dei costi di produzione del foraggio. Bisogna tuttavia tener presente che questi vantaggi sono vanificati se la produzione di latte diminuisce oltre 650-700 litri /capo/anno.Il principale fattore limitante la produzione è la bassa assunzione di Sostanza Secca: rispetto al sistema con stabulazione, le bovine che consumano pascoli anche di eccellente qualità in genere assumono il 20% in meno di S.S. in confronto agli animali alimentati con quantitativi simili di foraggio in condizioni di confinamento (Depies, 1994).
In questo articolo verranno esaminati i fattori gestionali e nutrizionali che sembrano avere un ruolo nel limitare il massimo del consumo e le strategie per migliorare il potenziale di assunzione al pascolo.
Fattori che influenzano il consumo di Sostanza Secca
Il consumo delle bovine al pascolo è regolato da fattori nutrizionali (digeribilità, riempimento del rumine, fattori metabolici) ed aspetti correlati alla gestione del pascolo stesso (densità delle zolle erbose, dimensione del boccone, velocità di consumo, condizioni ambientali). L'importanza relativa di questi fattori varia a seconda della struttura del pascolo, delle specie di vegetali presenti e dello stato fisiologico dell'animale.
Il consumo delle bovine al pascolo è regolato da fattori nutrizionali (digeribilità, riempimento del rumine, fattori metabolici) ed aspetti correlati alla gestione del pascolo stesso (densità delle zolle erbose, dimensione del boccone, velocità di consumo, condizioni ambientali). L'importanza relativa di questi fattori varia a seconda della struttura del pascolo, delle specie di vegetali presenti e dello stato fisiologico dell'animale.
Digeribilità del foraggio
Conrad ha studiato il consumo di Sostanza Secca da parte di vacche in lattazione alimentate con razioni la cui digeribilità variava dal 50 allo 82%, concludendo che i fattori fisici e fisiologici mutavano in importanza con l'aumento della digeribilità. Quando le bovine si alimentavano con diete a bassa digeribilità, la capacità fisica dell'animale, la velocità di transito dei residui indigeriti e la digeribilità della razione erano più importanti del peso metabolico dell'animale e del suo livello produttivo.
La Figura 1 è stata impiegata per dimostrare la correlazione tra digeribilità della Sostanza Secca e il consumo di alimenti nelle ricerche di Conrad. Il punto in cui le due curve s'incontrano è all'incirca il 66.7% della digeribilità della Sostanza Secca: si tratta di una valutazione del punto in cui la regolazione dell'assunzione di alimenti cambia alcuni aspetti - quali il riempimento del rumine – in altri, dipendenti dai fattori fisiologici, come il fabbisogno d'energia. Impiegando il pascolo, i foraggi di scarsa qualità saranno probabilmente limitati dal riempimento quando la digeribilità del foraggio è inferiore al punto decisivo, mentre i fattori fisiologici limiteranno il consumo quando la digeribilità del pascolo è sopra a tale punto.
Conrad ha studiato il consumo di Sostanza Secca da parte di vacche in lattazione alimentate con razioni la cui digeribilità variava dal 50 allo 82%, concludendo che i fattori fisici e fisiologici mutavano in importanza con l'aumento della digeribilità. Quando le bovine si alimentavano con diete a bassa digeribilità, la capacità fisica dell'animale, la velocità di transito dei residui indigeriti e la digeribilità della razione erano più importanti del peso metabolico dell'animale e del suo livello produttivo.
La Figura 1 è stata impiegata per dimostrare la correlazione tra digeribilità della Sostanza Secca e il consumo di alimenti nelle ricerche di Conrad. Il punto in cui le due curve s'incontrano è all'incirca il 66.7% della digeribilità della Sostanza Secca: si tratta di una valutazione del punto in cui la regolazione dell'assunzione di alimenti cambia alcuni aspetti - quali il riempimento del rumine – in altri, dipendenti dai fattori fisiologici, come il fabbisogno d'energia. Impiegando il pascolo, i foraggi di scarsa qualità saranno probabilmente limitati dal riempimento quando la digeribilità del foraggio è inferiore al punto decisivo, mentre i fattori fisiologici limiteranno il consumo quando la digeribilità del pascolo è sopra a tale punto.
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Figura 1: relazione tra la digeribilità dell'alimento e l'assunzione volontaria corretta in bovine da latte
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Note:
A Corretto per: 1.Peso (direttamente) 2.Sost. Secca fecale 1000lb.
B Corretto per: 1.Peso (esponenziale) 2.Energia produttiva
FCM = Fat Corrected Milk, latte corretto al 4% di grasso
1 lb. = 0.45 Kg.
A Corretto per: 1.Peso (direttamente) 2.Sost. Secca fecale 1000lb.
B Corretto per: 1.Peso (esponenziale) 2.Energia produttiva
FCM = Fat Corrected Milk, latte corretto al 4% di grasso
1 lb. = 0.45 Kg.
Secondo Maynes e Wright (1988), molte delle limitazioni fisiche e metaboliche sul consumo di alimenti che si applicano al bestiame stabulato, sono valide anche per gli animali al pascolo.
Depies (1994) confrontò il consumo da parte di vacche in lattazione di pascoli di medica puri o in miscuglio con graminacee, rispetto alle vacche stabulate alimentate con silomedica di alta qualità. Le bovine al pascolo presentavano consumi più bassi di foraggio (13.0 11.0 14.1 Kg./giorno, rispettivamente) e di Sostanza Secca totale (19.2 17.7 21.7 kg./giorno, rispettivamente), la qual cosa portava a velocità di transito inferiori sia dei foraggi che dei liquidi, ad un peso inferiore dei digeribili totali ed ad un volume ruminale più basso. Il riempimento ruminale è all'incirca il 25% in meno negli animali che pascolano leguminose rispetto a quelli che si alimentano con graminacee: ciò implica che si può aumentare il consumo di leguminose prima d'arrivare ad un limite fisico dell'ingestione.
Poppi ed altri (1987) prospettano che la digeribilità di per sé possa aver meno importanza sul controllo dell'assunzione di quanto supposto precedentemente; la digeribilità piuttosto è una funzione degli stessi componenti che influenzano il consumo, cioè a dire la velocità di digestione e di transito: il primo fattore tra i due ha un'influenza assai importante sul consumo, poiché alte velocità di digestione hanno per effetto un residuo ruminale minimo ed un rapido ricambio. I foraggi di alta qualità vengono digeriti più velocemente, minimizzano i limiti di riempimento e consentono la massima assunzione.
Per fornire una stima dell'assunzione al pascolo senza supplementi, Kolver e Muller (1998) hanno confrontato il consumo da parte di bovine Frisone alimentate al pascolo e quello di bovine stabulate alimentate con una razione unifeed bilanciata. Il consumo di Sostanza Secca degli animali al pascolo era inferiore di quello delle vacche stabulate (19.0 contro 23.4 kg. S.S./giorno). I risultati indicarono che le bovine alimentate a volontà con pascolo di buona qualità senza supplementi potevano consumare Sostanza Secca in ragione del 3.4% del loro Peso Vivo (con un intervallo di 2.85 – 3.76).
Il consumo di foraggio da pascoli ben gestiti fornirebbe energia sufficiente a sostenere una produzione di latte di 18 – 23 kg./giorno, con scarso o inesistente supplemento proteico ed energetico. Muller ed altri (1995) affermano che l'intervallo di assunzione di S.S. è di 11.4 – 15 kg./giorno per vacche (di razza grossa) con produzione di 30.5-39.2 kg. di latte al giorno e con un supplemento quotidiano di 7.3 – 8.6 kg. di concentrato.
Anche alcuni studi Europei sono giunti agli stessi risultati, con consumi al pascolo di quantità di S.S. varianti da 17 a 20 kg. (Meijs ed altri 1984; Stakelum 1986).
In Nuova Zelanda, il consumo di Sostanza Secca di vacche al pascolo è stato calcolato in ragione del 4.5% del peso Vivo per animali con peso medio di 450-500 kg.(Holmes ed altri 1987).
Foraggi aventi quantità inferiori o pari al 30% di ADF sono consumati in quantità maggiori di quelli il cui ADF supera il 40%. Livelli di NDF in razione pari al 25-28% sono necessari per assicurare forti consumi nelle bovine ad alta produzione, però anche i pascoli meglio gestiti possono arrivare al 40-45% di NDF. La quantità massima prevedibile di consumo al pascolo dovrebbe essere del 3.5-4.0% del Peso Vivo, livello ottenibile solo con foraggi freschi di alta qualità, disponibili in quantità sufficienti; pertanto l'incapacità di vacche ad alta produzione di esprimere pienamente il loro potenziale genetico è data dall'impossibilità di consumare una quantità adeguata di nutrienti, e perciò – in realtà - l'assunzione prevista di foraggio al pascolo è più vicina al 2% del peso Vivo (Noller 1997).
Depies (1994) confrontò il consumo da parte di vacche in lattazione di pascoli di medica puri o in miscuglio con graminacee, rispetto alle vacche stabulate alimentate con silomedica di alta qualità. Le bovine al pascolo presentavano consumi più bassi di foraggio (13.0 11.0 14.1 Kg./giorno, rispettivamente) e di Sostanza Secca totale (19.2 17.7 21.7 kg./giorno, rispettivamente), la qual cosa portava a velocità di transito inferiori sia dei foraggi che dei liquidi, ad un peso inferiore dei digeribili totali ed ad un volume ruminale più basso. Il riempimento ruminale è all'incirca il 25% in meno negli animali che pascolano leguminose rispetto a quelli che si alimentano con graminacee: ciò implica che si può aumentare il consumo di leguminose prima d'arrivare ad un limite fisico dell'ingestione.
Poppi ed altri (1987) prospettano che la digeribilità di per sé possa aver meno importanza sul controllo dell'assunzione di quanto supposto precedentemente; la digeribilità piuttosto è una funzione degli stessi componenti che influenzano il consumo, cioè a dire la velocità di digestione e di transito: il primo fattore tra i due ha un'influenza assai importante sul consumo, poiché alte velocità di digestione hanno per effetto un residuo ruminale minimo ed un rapido ricambio. I foraggi di alta qualità vengono digeriti più velocemente, minimizzano i limiti di riempimento e consentono la massima assunzione.
Per fornire una stima dell'assunzione al pascolo senza supplementi, Kolver e Muller (1998) hanno confrontato il consumo da parte di bovine Frisone alimentate al pascolo e quello di bovine stabulate alimentate con una razione unifeed bilanciata. Il consumo di Sostanza Secca degli animali al pascolo era inferiore di quello delle vacche stabulate (19.0 contro 23.4 kg. S.S./giorno). I risultati indicarono che le bovine alimentate a volontà con pascolo di buona qualità senza supplementi potevano consumare Sostanza Secca in ragione del 3.4% del loro Peso Vivo (con un intervallo di 2.85 – 3.76).
Il consumo di foraggio da pascoli ben gestiti fornirebbe energia sufficiente a sostenere una produzione di latte di 18 – 23 kg./giorno, con scarso o inesistente supplemento proteico ed energetico. Muller ed altri (1995) affermano che l'intervallo di assunzione di S.S. è di 11.4 – 15 kg./giorno per vacche (di razza grossa) con produzione di 30.5-39.2 kg. di latte al giorno e con un supplemento quotidiano di 7.3 – 8.6 kg. di concentrato.
Anche alcuni studi Europei sono giunti agli stessi risultati, con consumi al pascolo di quantità di S.S. varianti da 17 a 20 kg. (Meijs ed altri 1984; Stakelum 1986).
In Nuova Zelanda, il consumo di Sostanza Secca di vacche al pascolo è stato calcolato in ragione del 4.5% del peso Vivo per animali con peso medio di 450-500 kg.(Holmes ed altri 1987).
Foraggi aventi quantità inferiori o pari al 30% di ADF sono consumati in quantità maggiori di quelli il cui ADF supera il 40%. Livelli di NDF in razione pari al 25-28% sono necessari per assicurare forti consumi nelle bovine ad alta produzione, però anche i pascoli meglio gestiti possono arrivare al 40-45% di NDF. La quantità massima prevedibile di consumo al pascolo dovrebbe essere del 3.5-4.0% del Peso Vivo, livello ottenibile solo con foraggi freschi di alta qualità, disponibili in quantità sufficienti; pertanto l'incapacità di vacche ad alta produzione di esprimere pienamente il loro potenziale genetico è data dall'impossibilità di consumare una quantità adeguata di nutrienti, e perciò – in realtà - l'assunzione prevista di foraggio al pascolo è più vicina al 2% del peso Vivo (Noller 1997).
Confronto tra leguminose in purezza o in miscuglio con graminacee
L'impianto del pascolo deve durare per diversi anni e produrre foraggi di alta qualità in modo costante durante tutta la stagione pascolativa.
Depies (1994) ha messo a confronto le produzioni, la qualità e la persistenza di due tipi di pascolo in uno studio della durata di tre anni, al termine del quale si è rilevato che il pascolo di medica in purezza era meno adatto al bestiame da latte rispetto ad un pascolo in miscuglio (medica/trifoglio rosso/bromo/erba mazzolina).
La medica non ebbe una buona persistenza su ciascuno dei due pascoli esaminati, a causa dei rigori invernali. Al contrario, le graminacee ed il trifoglio rosso nei pascoli in miscuglio rimasero vitali e la produzione di S.S. da foraggio nei pascoli in miscuglio aumentò all'incirca del 15% sia nel secondo che nel terzo anno dell'esperimento.
Depies (1994) riscontrò inoltre che, sebbene la digeribilità ruminale del pascolo misto fosse inferiore a quella del pascolo a medica in purezza, le differenze nella produzione di latte causate dal tipo di pascolo erano irrilevanti. In questa ricerca, durante il primo anno, il bestiame stabulato ha avuto produzioni simili a quello al pascolo, quantificabili come il 3.5% di latte corretto per il grasso all'acro (1 acro = 0.405 ettari); nel secondo e terzo anno della ricerca i pascoli in miscuglio si sono dimostrati più adatti dei medicai in purezza, in quanto garantivano maggiore produzione foraggiera, miglior persistenza e più alte produzioni di latte per acro.
Riassumendo, i risultati di questo studio dimostrarono la miglior qualità dei pascoli misti graminacee/leguminose rispetto a quelli di medica in purezza, senza contare che molti animali sul pascolo puro manifestarono problemi di meteorismo, a differenza delle bovine alimentate su pascolo misto, che non presentarono questa patologia.
L'impianto del pascolo deve durare per diversi anni e produrre foraggi di alta qualità in modo costante durante tutta la stagione pascolativa.
Depies (1994) ha messo a confronto le produzioni, la qualità e la persistenza di due tipi di pascolo in uno studio della durata di tre anni, al termine del quale si è rilevato che il pascolo di medica in purezza era meno adatto al bestiame da latte rispetto ad un pascolo in miscuglio (medica/trifoglio rosso/bromo/erba mazzolina).
La medica non ebbe una buona persistenza su ciascuno dei due pascoli esaminati, a causa dei rigori invernali. Al contrario, le graminacee ed il trifoglio rosso nei pascoli in miscuglio rimasero vitali e la produzione di S.S. da foraggio nei pascoli in miscuglio aumentò all'incirca del 15% sia nel secondo che nel terzo anno dell'esperimento.
Depies (1994) riscontrò inoltre che, sebbene la digeribilità ruminale del pascolo misto fosse inferiore a quella del pascolo a medica in purezza, le differenze nella produzione di latte causate dal tipo di pascolo erano irrilevanti. In questa ricerca, durante il primo anno, il bestiame stabulato ha avuto produzioni simili a quello al pascolo, quantificabili come il 3.5% di latte corretto per il grasso all'acro (1 acro = 0.405 ettari); nel secondo e terzo anno della ricerca i pascoli in miscuglio si sono dimostrati più adatti dei medicai in purezza, in quanto garantivano maggiore produzione foraggiera, miglior persistenza e più alte produzioni di latte per acro.
Riassumendo, i risultati di questo studio dimostrarono la miglior qualità dei pascoli misti graminacee/leguminose rispetto a quelli di medica in purezza, senza contare che molti animali sul pascolo puro manifestarono problemi di meteorismo, a differenza delle bovine alimentate su pascolo misto, che non presentarono questa patologia.
Comportamento al pascolo e struttura della zolla erbosa
Il consumo di foraggio della bovina al pascolo è la risultante del tempo impiegato per pascolare, della velocità di pascolamento (cioè dal numero di bocconi) e della quantità di foraggio consumato per ogni boccone.
Il tempo impiegato supera raramente le 12-13 ore al giorno, per cui oltre questo limite potrebbero esserci ripercussioni sulla ruminazione ed altri comportamenti fisiologici. Il pascolamento è di solito suddiviso in 3-4 frazioni durante la giornata, essendo più attivo per 2-3 ore all'alba e nelle 4-5 ore che precedono il tramonto, con minor intensità durante il giorno o la notte, a seconda delle condizioni ambientali.
Le variazioni nel tempo di pascolamento possono essere giustificate in ragione del 4-32% dalla massa e dall'altezza del foraggio, dal numero di foglie per unità dell'area e dalla digeribilità (Arnold, 1981).
Soriano (1998) ha condotto uno studio con bovine su pascolo misto (graminacee/leguminose) a rotazione intensiva, con supplementi di mais, rilevando che gli animali pascolavano in media per 6.4 ore al giorno, distribuite in 4.1 ore al pomeriggio e 2.3 ore al mattino.
Leaver (1985) riscontrò un tempo di pascolamento medio di 8.5 ore /giorno, ed un numero di bocconi pari a 55 bocconi per minuto: tale valore di solito aumenta se l'altezza o la massa foraggiera diminuiscono, o anche con la diminuzione del consumo per ogni boccone. Anche la ricerca di nuovi bocconi o la ruminazione di quelli già ingeriti sono componenti del tempo che l'animale impiega per pascolare ed influenzano perciò la velocità con cui vengono consumati altri bocconi.
Le vacche da latte ad alta produzione consumano da 0.4 a 1.1 grammo di Sostanza Secca per boccone; è stato calcolato che il più alto dispendio energetico durante il pascolamento è dato dal masticare il foraggio ingerito, più che dall'asportarlo dalla zolla erbosa (Illus ed altri, 1995). McLeod e Minson (1988) hanno calcolato che la masticazione iniziale è responsabile solo per il 25% della rottura delle particelle foraggiere a meno di 1.2 mm, in confronto al 50% della masticazione durante la ruminazione.
Greenwood e Demment (1988) hanno riscontrato che manzi a digiuno presentavano un maggior consumo del 27%, dovuto alla velocità d'ingestione, ma che ruminavano meno per grammo di foraggio ingerito, se confrontati con animali non digiuni.
Il pascolamento selettivo riduce anche il livello di consumo foraggiero: Penning ed altri (1995) dimostrarono che gli animali selezionavano un tipo di alimentazione basato sul trifoglio al 70% e sulle graminacee al 30%, anche se avevano la possibilità di alimentarsi facilmente con solo trifoglio o solo graminacee; gli animali assumevano pasti più brevi, ma con maggior frequenza, se erano al pascolo su leguminose, piuttosto che su graminacee. Questo comportamento sembra essere dovuto a tempi inferiori di ritenzione di materiali digeriti quando le bovine pascolavano leguminose.
Thornley ed altri (1994) hanno prospettato che i pascoli misti leguminose/graminacee assicurino vantaggi legati principalmente ad un buon compromesso tra percentuale di assunzione, velocità di transito dei prodotti digeriti e livello di assorbimento dei nutrienti. La quantità di Sostanza Secca da foraggio selezionata al pascolo o in stalla di solito si dimostra insufficiente a fornire nutrienti in quantità tali da soddisfare i fabbisogni degli animali per consentirne la massima produzione. Tra i fattori che aumentano tali limitazioni si possono enumerare la distribuzione sparsa dei vegetali al pascolo e le difficoltà di prensione, oltre ad alcune caratteristiche del foraggio, quali la scarsa appetibilità, una carenza dei nutrienti essenziali, una forte resistenza alla demolizione strutturale con la ruminazione, un elevato contenuto in acqua e la presenza di sostanze secondarie.
L'altezza del foraggio sembra essere il miglior indice della dimensione dei bocconi, tuttavia, a parità di altezza, tale dimensione per diversi foraggi varia anche in funzione di altri fattori, tra cui:
• la resistenza alla rottura del vegetale,
• la specie e lo stadio di maturità dei foraggi,
• il quantitativo di letame sul pascolo,
• l'imbrattamento del foraggio con il terreno.
La selezione operata dalle bovine influenza la digeribilità del foraggio consumato in confronto a quello disponibile, come pure il consumo, a causa della dimensione dei bocconi.
Il consumo di foraggio della bovina al pascolo è la risultante del tempo impiegato per pascolare, della velocità di pascolamento (cioè dal numero di bocconi) e della quantità di foraggio consumato per ogni boccone.
Il tempo impiegato supera raramente le 12-13 ore al giorno, per cui oltre questo limite potrebbero esserci ripercussioni sulla ruminazione ed altri comportamenti fisiologici. Il pascolamento è di solito suddiviso in 3-4 frazioni durante la giornata, essendo più attivo per 2-3 ore all'alba e nelle 4-5 ore che precedono il tramonto, con minor intensità durante il giorno o la notte, a seconda delle condizioni ambientali.
Le variazioni nel tempo di pascolamento possono essere giustificate in ragione del 4-32% dalla massa e dall'altezza del foraggio, dal numero di foglie per unità dell'area e dalla digeribilità (Arnold, 1981).
Soriano (1998) ha condotto uno studio con bovine su pascolo misto (graminacee/leguminose) a rotazione intensiva, con supplementi di mais, rilevando che gli animali pascolavano in media per 6.4 ore al giorno, distribuite in 4.1 ore al pomeriggio e 2.3 ore al mattino.
Leaver (1985) riscontrò un tempo di pascolamento medio di 8.5 ore /giorno, ed un numero di bocconi pari a 55 bocconi per minuto: tale valore di solito aumenta se l'altezza o la massa foraggiera diminuiscono, o anche con la diminuzione del consumo per ogni boccone. Anche la ricerca di nuovi bocconi o la ruminazione di quelli già ingeriti sono componenti del tempo che l'animale impiega per pascolare ed influenzano perciò la velocità con cui vengono consumati altri bocconi.
Le vacche da latte ad alta produzione consumano da 0.4 a 1.1 grammo di Sostanza Secca per boccone; è stato calcolato che il più alto dispendio energetico durante il pascolamento è dato dal masticare il foraggio ingerito, più che dall'asportarlo dalla zolla erbosa (Illus ed altri, 1995). McLeod e Minson (1988) hanno calcolato che la masticazione iniziale è responsabile solo per il 25% della rottura delle particelle foraggiere a meno di 1.2 mm, in confronto al 50% della masticazione durante la ruminazione.
Greenwood e Demment (1988) hanno riscontrato che manzi a digiuno presentavano un maggior consumo del 27%, dovuto alla velocità d'ingestione, ma che ruminavano meno per grammo di foraggio ingerito, se confrontati con animali non digiuni.
Il pascolamento selettivo riduce anche il livello di consumo foraggiero: Penning ed altri (1995) dimostrarono che gli animali selezionavano un tipo di alimentazione basato sul trifoglio al 70% e sulle graminacee al 30%, anche se avevano la possibilità di alimentarsi facilmente con solo trifoglio o solo graminacee; gli animali assumevano pasti più brevi, ma con maggior frequenza, se erano al pascolo su leguminose, piuttosto che su graminacee. Questo comportamento sembra essere dovuto a tempi inferiori di ritenzione di materiali digeriti quando le bovine pascolavano leguminose.
Thornley ed altri (1994) hanno prospettato che i pascoli misti leguminose/graminacee assicurino vantaggi legati principalmente ad un buon compromesso tra percentuale di assunzione, velocità di transito dei prodotti digeriti e livello di assorbimento dei nutrienti. La quantità di Sostanza Secca da foraggio selezionata al pascolo o in stalla di solito si dimostra insufficiente a fornire nutrienti in quantità tali da soddisfare i fabbisogni degli animali per consentirne la massima produzione. Tra i fattori che aumentano tali limitazioni si possono enumerare la distribuzione sparsa dei vegetali al pascolo e le difficoltà di prensione, oltre ad alcune caratteristiche del foraggio, quali la scarsa appetibilità, una carenza dei nutrienti essenziali, una forte resistenza alla demolizione strutturale con la ruminazione, un elevato contenuto in acqua e la presenza di sostanze secondarie.
L'altezza del foraggio sembra essere il miglior indice della dimensione dei bocconi, tuttavia, a parità di altezza, tale dimensione per diversi foraggi varia anche in funzione di altri fattori, tra cui:
• la resistenza alla rottura del vegetale,
• la specie e lo stadio di maturità dei foraggi,
• il quantitativo di letame sul pascolo,
• l'imbrattamento del foraggio con il terreno.
La selezione operata dalle bovine influenza la digeribilità del foraggio consumato in confronto a quello disponibile, come pure il consumo, a causa della dimensione dei bocconi.
Sommario
L'impiego di pascoli ben gestiti offre agli allevatori la possibilità di aumentare i guadagni con un ridotto investimento di capitale; i pascoli opportunamente gestiti inoltre producono foraggi che sono confrontabili ed in alcuni casi migliori di quelli prodotti con i sistemi meccanici di raccolta.
Se i pascoli sono di buona qualità, composti da miscugli ben ponderati di leguminose e graminacee, il fattore più limitante per le bovine ad alta produzione sembra essere il consumo di quantità adeguate di Sostanza Secca da foraggio; ecco perché la gestione dei pascoli deve basarsi su fattori diretti ad aumentare la quantità e la qualità dei foraggi, tra cui:
la selezione di specie foraggere adatte al terreno ed al clima presenti nella zona,
una fertilità ottimale del terreno, così da garantire la crescita del foraggio durante il periodo pascolativo,
la gestione della densità delle zolle erbose e del comportamento al pascolo.
L'impiego di pascoli ben gestiti offre agli allevatori la possibilità di aumentare i guadagni con un ridotto investimento di capitale; i pascoli opportunamente gestiti inoltre producono foraggi che sono confrontabili ed in alcuni casi migliori di quelli prodotti con i sistemi meccanici di raccolta.
Se i pascoli sono di buona qualità, composti da miscugli ben ponderati di leguminose e graminacee, il fattore più limitante per le bovine ad alta produzione sembra essere il consumo di quantità adeguate di Sostanza Secca da foraggio; ecco perché la gestione dei pascoli deve basarsi su fattori diretti ad aumentare la quantità e la qualità dei foraggi, tra cui:
la selezione di specie foraggere adatte al terreno ed al clima presenti nella zona,
una fertilità ottimale del terreno, così da garantire la crescita del foraggio durante il periodo pascolativo,
la gestione della densità delle zolle erbose e del comportamento al pascolo.
Alcuni punti da considerare
Il tempo impiegato per consumare il foraggio è anche in funzione di:
• dimensione del boccone: da 0.25 a 2.5 grammi di S.S. per boccone
• velocità di consumo: da 50 a 65 bocconi per minuto
• tempo impiegato per alimentarsi: da 2 a 10 ore al giorno
Calcolo del tempo impiegato per consumare 23 kg. di Sostanza Secca da unifeed:
• 2 gr. S.S./boccone X 55 bocconi/minuto X 60 minuti/ora = 6.6 kg.S.S./ora
• 23 kg.S.S. /6.6 = 3.5 ore/giorno
• dimensione del boccone: da 0.25 a 2.5 grammi di S.S. per boccone
• velocità di consumo: da 50 a 65 bocconi per minuto
• tempo impiegato per alimentarsi: da 2 a 10 ore al giorno
Calcolo del tempo impiegato per consumare 23 kg. di Sostanza Secca da unifeed:
• 2 gr. S.S./boccone X 55 bocconi/minuto X 60 minuti/ora = 6.6 kg.S.S./ora
• 23 kg.S.S. /6.6 = 3.5 ore/giorno
Tempo impiegato al pascolo per consumare 11.5 kg. di S.S. da foraggio più 9 kg. di supplemento:
• 0.5 grammi S.S./boccone X 55 bocconi/minuto X 60 minuti/ora = 1.6 Kg. S.S./ora
11.5 kg. S.S./1.6 = 7 ore /giorno
• 2 grammi S.S./boccone X 55 bocconi/minuto X 60 minuti/ora = 6.6 Kg. S.S./ora
9.4 kg. S.S./6.6 = 1.4 ore /giorno
• Tempo totale d'alimentazione = 8.4 ore/giorno
• 0.5 grammi S.S./boccone X 55 bocconi/minuto X 60 minuti/ora = 1.6 Kg. S.S./ora
11.5 kg. S.S./1.6 = 7 ore /giorno
• 2 grammi S.S./boccone X 55 bocconi/minuto X 60 minuti/ora = 6.6 Kg. S.S./ora
9.4 kg. S.S./6.6 = 1.4 ore /giorno
• Tempo totale d'alimentazione = 8.4 ore/giorno
Effetto della stagione sul comportamento pascolativo:
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Primavera
|
Estate
|
Autunno
|
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Tempo di pascolamento, minuti/ora
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490
|
540
|
570
|
|
Numero di bocconi, bocconi/minuto
|
59
|
65
|
65
|
|
Consumo per boccone, grammi S.S.
|
0.50
|
0.32
|
0.28
|
|
Consumo di pascolo, kg. S.S./giorno
|
14.5
|
11.1
|
10.3
|
Linee-guida per la distribuzione di supplementi alle bovine al pascolo
L' energia è il principale fattore limitante, quindi:
Massimizzare l'ingestione al pascolo (10-13 kg. S.S. /giorno)
Razioni per bovine ad inizio lattazione - contenuto energetico: 1.62-1.75 Mcal Nel /kg. S.S.
Se il pascolo è di alta qualità, distribuire 1 kg. di cereali ogni 3.5-4 kg. di latte prodotto
La produzione di latte, la riproduzione ed il Body Condition Score rispondono positivamente ai supplementi energetici.
Massimizzare l'ingestione al pascolo (10-13 kg. S.S. /giorno)
Razioni per bovine ad inizio lattazione - contenuto energetico: 1.62-1.75 Mcal Nel /kg. S.S.
Se il pascolo è di alta qualità, distribuire 1 kg. di cereali ogni 3.5-4 kg. di latte prodotto
La produzione di latte, la riproduzione ed il Body Condition Score rispondono positivamente ai supplementi energetici.
I seguenti fattori possono influenzare la risposta alla supplementazione con proteina:
• stadio di lattazione
• potenziale produttivo
• degradabilità del supplemento proteico
• stadio di lattazione
• potenziale produttivo
• degradabilità del supplemento proteico
Nel caso in cui le richieste energetiche siano coperte, la proteina by pass può limitare la produzione di latte.
Percentuale proteica in razione:
• Inizio lattazione: P.G. = 16% proteina by pass = 8% nel mix di cereali
•Metà e fine lattazione: P.G. = 12-14% proteina by pass = 5-6% nel mix di cereali
Percentuale proteica in razione:
• Inizio lattazione: P.G. = 16% proteina by pass = 8% nel mix di cereali
•Metà e fine lattazione: P.G. = 12-14% proteina by pass = 5-6% nel mix di cereali
Il consumo al pascolo è influenzato da:
1. Fattori nutrizionali
Digeribilità
Riempimento ruminale
Fabbisogni metabolici
Digeribilità
Riempimento ruminale
Fabbisogni metabolici
2. Fattori inerenti alla gestione del pascolo
Livello delle scorte
gestione dei residui colturali
Produzione del foraggio
Struttura della zolla erbosa
Livello delle scorte
gestione dei residui colturali
Produzione del foraggio
Struttura della zolla erbosa
Bibliografia
La bibliografia è a disposizione a richiesta presso il traduttore.