Lo stress da caldo
Il periodo estivo è caratterizzato nelle lattifere da una condizione di stress che implica notevoli cali nella quantità e qualità del latte prodotto.
Le vacche da latte sono infatti capaci di adattarsi ad un'ampia varietà di condizioni ambientali, ma ovviamente le migliori produzioni quali/quantitative si possono ottenere solo nella zona di neutralità termica, cioè in quell'intervallo di temperatura all'interno del quale la produzione di calore da parte dell'animale è minima, massimizzando così la quota di energia destinata alla produzione di latte.
Questa zona di neutralità varia anche in funzione dello stadio di lattazione, andando da 0°C a 24°C per gli animali in asciutta e da -5 a 21°C per le bovine in lattazione; non appena la temperatura ambiente s'innalza al di sopra di 26,7°C la vacca tende a diminuire l'assunzione di alimenti e le cose si complicano ulteriormente se a tale temperatura si associa un'elevata umidità dell'aria in quanto la bovina può disperdere calore tramite sudorazione in modo molto limitato rispetto all'uomo. Per liberarsi dall'eccesso di calore, la prima risposta dell'animale è aumentare gli atti respiratori - il che comporta un aumento dei fabbisogni di mantenimento - ed ingerire meno sostanza secca, cosa che sfocia in un calo della produzione lattea, in un peggioramento delle caratteristiche del latte prodotto (diminuzione del tenore proteico) ed in alterazioni della capacità riproduttiva (il caldo modifica le concentrazioni ormonali a livello ovarico della bovina, con una diminuzione della fertilità, una minor evidenza e durata del calore ed un allungamento del periodo interparto).
I provvedimenti utili a limitare lo stress da caldo comprendono cambiamenti sia in ambito nutrizionale che gestionale; passiamoli dunque in rassegna.
Alimentazione
1°) Acqua: è indiscutibilmente l'elemento più importante per la lattazione e può condizionarla sia per relativa indisponibilità che per scarsa qualità; è perciò necessario assicurare la disponibilità costante d'acqua fresca e pulita, tenendo conto che 35° i fabbisogni idrici di una bovina con produzione attorno ai 27 litri sono raddoppiati rispetto a temperature di 10 gradi. Sarà anche utile fornire acqua ad una temperatura che si aggira sui 10°C, pulire gli abbeveratoi quotidianamente e posizionarli vicino alla corsia d'alimentazione o all'uscita dalla sala di mungitura.
2°) Razione: i cambiamenti principali riguardano l'energia, la proteina e i minerali.
Come si è detto, la vacca limita spontaneamente l'ingestione di foraggi durante l'estate, poiché la fibra, soprattutto se grossolana, aumenta la quantità di calore necessaria alla digestione; il minor consumo di foraggio è la risposta naturale dell'animale che può tuttavia incorrere in acidosi e depressione del grasso nel latte; per evitare inconvenienti è bene somministrare solo foraggi d'ottima qualità, integrando mancanze di fibra con l'introduzione in razione di polpe di bietola o pastazzo d'agrumi e non trascurando la somministrazione di tamponi (bicarbonato di sodio) utili ad aumentare l'ingestione di sostanza secca ed a ridurre il calo del tenore lipidico del latte.
Per quanto riguarda il livello proteico della razione, è opportuno evitare gli eccessi di proteina solubile e degradabile, poiché costringono la bovina ad una maggior domanda d'energia per convertire l'azoto in circolo; quindi è meglio sostituire una parte di farina di soia o fieni di medica molto proteici con una quota di proteina by -pass da glutine di mais o distillers.
In periodi caldi, aumentando la sudorazione , la perdita di minerali è consistente e va perciò reintegrata con supplementi di potassio , sodio e magnesio, alle seguenti percentuali sulla sostanza secca della razione:
• Potassio 1.5 - 1.6 %
• Sodio 0.45 - 0.60 %
• Magnesio 0.35 - 0.40 %
Un ultima possibilità da tenere presente è l'utilizzo d'alcuni additivi che possono stimolare positivamente l'assunzione d'alimenti; tra questi ricordiamo i lieviti (aumento della digeribilità della fibra e potenziamento dell'attività microbica ruminale) la niacina (riduzione della chetosi ed aumento della produzione) e gli inibitori delle muffe, quali l'acido propionico ed altri acidi organici (riduzione della carica di micotossine, prevenzione del riscaldamento e deterioramento degli alimenti)
3°) Gestione del metodo d'alimentazione: per ottimizzare l'assunzione di sostanza secca è indispensabile fornire alle bovine alimenti costantemente freschi e d'alta qualità; durante l'estate la foraggiata tende a scaldare molto, deteriorandosi rapidamente ed è perciò necessario soprattutto
per gli insilati l'asportazione dal silo solo al momento della distribuzione in corsia , non prima . Un altro utile accorgimento sta nell'aumentare la frequenza di distribuzione delle foraggiate (almeno due volte durante la giornata) lasciando a disposizione degli animali il cibo nei momenti più freschi. Considerato che il picco di calore associato al lavoro digestivo si verifica 3 - 4 ore dopo l'assunzione di alimenti, sarà raccomandabile distribuire circa il 60 - 70 % della foraggiata al mattino presto (entro le 7) ed alla sera (dalle 20 in poi)
Se la razione contiene molto fieno o comunque insilati a scarsa umidità, è inoltre opportuno aggiungere acqua fino ad arrivare ad una percentuale di sostanza secca compresa tra il 50 ed il 60%
Controllo ambientale
Qualunque accorgimento teso a migliorare l'ambiente in cui vive la bovina è senza dubbio di grande utilità; fermo restando che solo in fase di costruzione della stalla è possibile risolvere i problemi d'esposizione e ventilazione, verranno di seguito esposte alcune soluzioni che possono efficacemente essere adottate in strutture preesistenti.
1°) Ventilazione: utile ed economico l' utilizzo di ventilatori di grossa portata a basso numero di giri, per evitare correnti d'aria nociva sugli animali. L'ideale è la predisposizione di una serie di ventilatori di tipo assiale, con un diametro di circa 1 - 1.2 metri, distanziati 15 -20 metri l'uno dall'altro e disposti verticalmente o leggermente inclinati sopra le bovine, ad una altezza non superiore ai 2.5 metri.
2°) Nebulizzazione: gli ugelli vanno montati in corrispondenza d'ogni ventilatore, aumentandone così l'efficacia. L'evaporazione dell'acqua emessa consente un abbassamento della temperatura ambientale, cosa ottenibile anche con un impianto d'aspersione; questa soluzione però presenta qualche inconveniente per l'eccessiva diluizione dei liquami ed una maggior scivolosità della pavimentazione, con possibili rischi per gli animali.Per finire, è giusto ricordare di non trascurare le vacche in asciutta: anche loro, come gli animali in produzione, adottano le stesse tecniche di difesa dal caldo, riducendo perciò l'assunzione di sostanza secca; una perdita di peso in questo delicato periodo avrà come risultato la mancanza di sufficienti riserve corporee per affrontare la prima fase di lattazione. Trascurare la vacca che partorisce nei mesi estivi comporterà quasi sicuramente un picco di lattazione molto basso e - più in generale - una riduzione della produzione; la semplice adozione delle misure già descritte per le bovine in lattazione consentirà a tutti gli animali presenti in stalla di affrontare il periodo estivo in condizioni di minimo disagio.
Il microclima