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La densità d'allevamento


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Questo parametro valuta il numero di animali presenti in relazione alla disponibilità di spazio per le normali attività delle bovine stesse nel corso della giornata, come l’alimentazione, l’abbeverata, il riposo e la mungitura. Una densità pari al 100% presuppone che le bovine abbiano una disponibilità 1:1 per quanto riguarda il numero di cuccette, lo spazio alla mangiatoia, i punti di abbeverata, le aree di gestione aziendale ecc. La seguente tabella mostra la ripartizione delle suddette attività nell’arco della giornata; in altre parole definisce il tempo che l’animale dedica a ciascuna di tali occupazioni:
                              
     

    

Attività
Tempo quotidiano dedicato (in ore)
Alimentazione
3-5
Decubito/riposo
12-14
Interazioni sociali
2-3
Ruminazione
7-10
Abbeverata
30 minuti
Attività gestionali (mungitura ecc.)
2.5-3.5
Grant 2007

Una densità d’allevamento eccessiva si ripercuote negativamente sulla distribuzione oraria dedicata a tali attività: si possono verificare ad esempio una riduzione del tempo trascorso alla mangiatoia (con conseguente calo nell’ingestione di s.s.) ed una minor durata del tempo dedicato al riposo (con diminuzione nella produzione di latte). L’indice massimo di sovraffollamento della stalla che è bene non superare è del 120%.
Parlando in senso generale, gli effetti negativi che si verificano oltre la densità sopra indicata sono innescati dalla competizione per le risorse disponibili (spazio alla mangiatoia, numero delle cuccette ecc.), che limita la possibilità delle bovine di comportarsi in modo naturale. Tali manifestazioni negative si ripercuotono essenzialmente sui tempi di decubito/riposo, sull’alimentazione, sulla ruminazione e sulla qualità del latte prodotto, esaminiamoli perciò nello specifico.

Effetti sul decubito/riposo
Numerosi studi hanno dimostrato che a densità d’allevamento uguali o maggiori del 120% si verifica una riduzione del tempo di riposo del 12-27% ed aumenta del 15-25% il tempo trascorso in piedi. Tra l’altro è stato dimostrato che la bovina passa più tempo ad aspettare che si liberi una cuccetta piuttosto che interessarsi all’alimentazione, fatto questo che comporta quindi una minor assunzione di alimenti; è evidente perciò l’importanza che riveste un adeguato periodo di riposo ai fini della produttività e della salute della bovina. Va da sé che, per un buon utilizzo delle cuccette, oltre ad un corretto numero delle stesse in relazione alle bovine presenti, occorre che siano comode e confortevoli: per ulteriori chiarimenti al riguardo si consiglia di consultare l’articolo dedicato.
 Un altro aspetto da considerare, oltre all’indisponibilità delle cuccette, è il tempo sottratto al riposo a causa delle operazione di movimentazione per la mungitura: logicamente se le bovine sono in soprannumero e/o la sala di mungitura e l’area di attesa sono mal dimensionate, i tempi necessari per queste operazioni aumentano, con le già enunciate ripercussioni negative cui si è sopra accennato.
Il tempo di riposo dell’animale è positivamente correlato alla produzione di latte: si considera che per ogni ora di riposo addizionale che la bovina può sfruttare, vi sia un aumento di 1.7 kg. di latte prodotto, così come risulta dalla seguente figura:
 
 

 
Fig. 1: relazione tra tempo di riposo e produzione di latte giornaliera

Oltre agli effetti sulla produzione, il tempo di riposo ha ripercussioni anche sulla comparsa di laminiti: quando la bovina sia costretta a passare molte ore in piedi su pavimentazioni in cemento (come quelle delle corsie di movimentazione tra le cuccette), lo zoccolo viene sottoposto a sollecitazioni eccessive, tale effetto negativo è peggiorato da un ammorbidimento dello stesso causato dallo stazionamento in zone umide, ricoperte di letame, con conseguente possibilità d’infezioni.
Una riduzione del tempo dedicato al riposo causa anche un aumento dei livelli di cortisolo, con calo delle difese immunitarie, e può essere nocivo anche alla crescita fetale a causa del minor afflusso di sangue al corno uterino in cui si è instaurata la gravidanza.
La tabella che segue riassume gli effetti positivi di un tempo di riposo adeguato mettendo in relazione l’incremento produttivo di latte e le varie attività della bovina (il tempo minimo di riposo considerato è di 7 ore, rispetto all’optimum di 14 ore al giorno):
 
Beneficio
Incremento produttivo /giorno
Maggior afflusso di sangue
0.7 – 1.0 kg
Aumento della ruminazione (efficienza digestiva)
sino a 0.9 kg.
Minor incidenza laminite
1.4 kg.
Minor affaticamento
0.9 kg.
Maggior assunzione di alimenti
2.2 kg.


Effetti sull’alimentazione
Lo spazio alla mangiatoia comunemente adottato dovrebbe essere pari a 60 cm. per capo: con questa misura si reputa che il 66 - 70 % di bovine presenti in un gruppo possano assumere alimenti in contemporanea; alcuni studi recenti hanno dimostrato che portando lo spazio a 102 cm si verifica il 57% in meno di interazioni aggressive tra gli animali, con un aumento del 24% di alimentazione nei 90 minuti seguenti la distribuzione della foraggiata. Spazi ridotti non consentono alle manze ad alle bovine gerarchicamente inferiori di alimentarsi adeguatamente, con ovvi cali produttivi e pericolo di patologie metaboliche quali la dislocazione dell’abomaso e l’acidosi ruminale subacuta.
Di grande importanza quindi, oltre all’effettivo spazio per animale, è l’eccessivo sovraffollamento all’interno di un gruppo eterogeneo, in quanto le bovine di prima lattazione, se messe assieme a vacche pluripare, presentano cali del 10% nell’assunzione di sostanza secca, come pure riduzione del tempo di abbeverata.

Effetti sulla ruminazione
Le bovine ruminano principalmente quando sono in decubito, e a questa importante attività dedicano dalle 7 alle 10 ore giornaliere; l’eccessiva densità porta ad una riduzione dei tempi di riposo e- come logica conseguenza – della ruminazione, con conseguenze negative anche sull’efficienza digestiva. Ricerche recenti hanno dimostrato che l’attività di ruminazione può calare fino al 25% quando la densità di allevamento è del 130%.
 
Effetti sulla qualità del latte
Il sovraffollamento produce effetti negativi anche sulla qualità del latte prodotto: il tenore in grasso presenta riduzioni di circa 0.2% a densità del 140% e lo SCC aumenta se il sovraffollamento è oltre il 113%; in particolare l’incremento di quest’ultimo parametro è correlato direttamente ad una maggior incidenza delle mastiti cliniche che compaiono negli animali in caso di eccessiva densità.

Formazione dei gruppi

Manze
Come si è già detto nel capitolo dedicato agli effetti di un’eccessiva densità sull’alimentazione, la composizione del gruppo (interazione sociale tra pluripare e primipare) è estremamente importante nel minimizzare i fenomeni negativi di aggressività. In effetti, oltre all’ovvia considerazione del fatto che la primipara è una manza, e perciò un soggetto ancora in crescita, è necessario esaminare anche le differenze comportamentali tra animali giovani ed adulti. Si è dimostrato per es. che le manze assumono cibo in bocconi di dimensioni più piccole rispetto a quanto fanno le bovine adulte, rispetto alle quali passano però più tempo ad alimentarsi: dal momento che le vacche sono dominanti rispetto alle manze e che quindi tendono a farle spostare dalla mangiatoia, è logico che costituendo un gruppo di sole primipare, queste avranno più tempo durante la giornata per alimentarsi secondo i loro ritmi. Studi recenti hanno inoltre dimostrato che raggruppando le manze in una struttura a loro uso esclusivo si migliora l’efficienza produttiva, con incrementi che riguardano soprattutto il tenore in grasso del latte (dovuto all’incremento del tempo dedicato alla ruminazione ed all’alimentazione) ed un minor calo di condizione corporea nel primo mese di lattazione.
Anche il riposo è influenzato dalle modalità di raggruppamento degli animali: le vacche adulte tendono infatti ad occupare le cuccette in prossimità della mangiatoia, relegando le manze alle aree di riposo più lontane dalla zona di alimentazione; in gruppi misti, i soggetti più giovani mostrano inoltre segni di stress evidenti per questa situazione, come l’aumento del tempo dedicato al grooming ed alle manifestazioni di lotta.
Una formazione omogenea del gruppo delle manze è particolarmente importante nel caso che sussistano in stalla condizioni di sovraffollamento, in quanto i soggetti subordinati sono i primi a venirne interessati se la densità supera il 100%. Le recentissime ricerche effettuate dal Dr. Rick Grant, del Miner  Institute, hanno dimostrato che in condizioni di eccessiva densità d’allevamento, la riduzione dei tempi di riposo e di ruminazione è comunque più manifesta nelle manze che nelle vacche, con inevitabile insorgenza di acidosi e laminiti, ulteriormente aggravati dal tempo trascorso in piedi, proprio nel momento in cui la manza dovrebbe incominciare a coprire i costi necessari alla sua crescita e mantenimento.
Anche all’interno di un gruppo omogeneo di soggetti, è utile limitare le interazioni competitive tra manze dominanti e subordinate, fornendo spazi alla mangiatoia adeguati: in assenza di queste condizioni si verificano competizione per gli alimenti, minor stabilità sociale del gruppo e notevoli oscillazioni nell’incremento di peso.
Gli spazi suggeriti sono i seguenti:
  • 15 cm. per soggetti di età compresa tra 4 - 8 mesi
  • 31 cm. per soggetti di età compresa tra 11.5 - 5.5 mesi
  • 47 cm. per soggetti di età compresa tra 17 –21 mesi
 
Vacche in transizione
Anche gli animali in questo gruppo possono beneficiare di una corretta densità di allevamento, che in questo caso si attesta su valori pari all’80-90%; di fatto in questo gruppo un valore del 100% è già troppo elevato, per cui è meglio avere un sovrannumero delle risorse disponibili rispetto al numero di soggetti.. Alcuni effetti negativi di un’eccessiva densità nel gruppo delle vacche in transizione sono rappresentati da un aumento delle dislocazioni dell’abomaso dopo il parto e da cali produttivi nella prima fase di lattazione. Per individuare i problemi nel gruppo in transizione è in effetti molto importante misurare la produzione di latte nelle prime due settimane di lattazione, che dovrebbe aumentare di un 10% al giorno; possiamo essere ragionevolmente certi della presenza di un problema se questo aumento non si verifica, oppure se la produzione (misurata al 30 giorno di lattazione) è minore di 38 kg. al giorno.
Per le primipare in transizione questo incremento produttivo deve essere pari ad un 8% quotidiano nei primi 18 giorni di lattazione, con una produzione a 30 giorni non minore di 30 litri.
 
Conclusioni
Riassumendo, i principali effetti negativi del sovraffollamento sono i seguenti:
  • riduzione dei tempi di riposo
  • aumento del numero di bovine in piedi nelle corsie
  • alterazioni nel comportamento alimentare
  • aumento del numero di manifestazioni aggressive alla mangiatoia
  • tempi di ruminazione ridotti
  • minor produzione quantitativa di latte
  • diminuzione del tenore lipidico del latte
  • aumento delle cellule somatiche (SCC)
     

Per ovviare a questi fenomeni, è necessario che le cuccette siano confortevoli e ben dimensionate e che la gestione delle operazioni manageriali sia effettuata in modo da consentire alle bovine almeno 10-14 ore di riposo. Lo spazio alla mangiatoia dovrebbe permettere agli animali di usufruire di tempi di alimentazione pari ad almeno 5 ore al giorno. La densità di allevamento non deve superare il 120%, tenendo presente che in particolari condizioni (animali in transizione) questo valore deve essere pari all’80-90% e che le manze e gli animali affetti da problemi podali risentono maggiormente dei disagi causati da un’eccessiva densità. In ultima analisi è importante sottolineare che gli effetti e la soglia del sovraffollamento sono anche regolati dalle modalità di formazione dei gruppi e dalle interazioni sociali che si verificano tra i vari soggetti.