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Acidosi e laminite

L'acidosi è un disordine metabolico assai frequente, causato essenzialmente dal tipo di razione che le bovine consumano per supportare le elevate produzioni oggi raggiunte. L'alimentazione impone in questi casi l'assunzione di grossi quantitativi di cereali e perciò di carboidrati facilmente fermentescibili; nel rumine il risultato di questo carico eccessivo di carboidrati si traduce in un aumento esagerato della concentrazione ruminale d'acido lattico, associato ad una riduzione del pH. Tutto questo comporta inoltre una ridotta motilità ruminale, fino alla stasi del rumine stesso con fenomeni di ruminite, ipercheratosi e distruzione delle papille ruminali.
Il normale pH del rumine è pari a 6.5, quando - per effetto dell'accumulo d'acido lattico - questo valore scende a livelli inferiori a 5 nell'acidosi acuta e 5.5 nella forma cronica, si ha un cambiamento nella composizione della microflora ruminale, con anormale proliferazione dei produttori d'ac. lattico (Streptococcus bovis, Lattobacilli) e diminuzione degli utilizzatori (Megasphaera elsdenii). Nei casi più gravi, la liberazione d'endotossine derivanti dalla microflora ruminale ed istamine dalla decarbossilazione degli aminoacidi provoca fenomeni di tossiemia ed influenza la microcircolazione periferica, con l'insorgenza di laminiti. La depressione dei sistemi immunitari associata ad alterazione della mucosa del canale del capezzolo è causa inoltre di mastiti e edema mammario.
L'acidosi si manifesta in due forme:
acuta:
secondo la gravità della situazione, si può avere morte improvvisa degli animali, ruminiti, stasi ruminale, grave inappetenza, ascessi epatici. A causa della forte caduta del pH, il rivestimento della parete ruminale è danneggiato, con distruzione delle papille ed infiammazioni della mucosa abomasale ed intestinale.
subclinica:
nella forma cronica l'acidosi presenta sintomi meno evidenti, ma altrettanto pericolosi, anche per la difficoltà di diagnosticarli in tempi brevi; in effetti, la risposta più chiara dell'animale a questo disordine metabolico è data dalla ridotta assunzione di cibo e da una caduta produttiva, con alterazione delle caratteristiche qualitative del latte (calo del tenore di grasso). A tutto ciò si associa spesso una scarsa condizione fisica, nonostante l'apporto energetico adeguato della razione, la comparsa di diarrea e di laminite. L'acidosi cronica è la diretta conseguenza dell'aumento di concentrazione energetica della razione, effettuata per sostenere le alte produzioni delle bovine.

Rischio d'acidosi:
durante il periodo di transizione e nei primi 50 giorni di lattazione, la bovina è sottoposta a notevoli cambiamenti fisiologici e gestionali che possono favorire l'insorgenza dell'acidosi.Durante il periodo dell'asciutta, infatti, le razioni prevalentemente composte da foraggio e con scarsa concentrazione energetica influenzano la composizione della microflora batterica, con il calo numerico dei microorganismi produttori d'acido lattico e di quelli capaci di convertirlo in acido acetico e propionico. Inoltre c'è anche una diminuzione della lunghezza delle papille ruminali e della capacità assorbente della mucosa stessa (l'area assorbente ruminale può ridursi fino al 50%). Se al momento del parto e nei primi giorni di lattazione la bovina è riportata bruscamente ad un'alimentazione basata su notevoli quantità di carboidrati fermentescibili si svilupperà acidosi, poiché la popolazione microbica capace di convertire l'acido lattico risponde molto più lentamente di quella produttrice ai cambiamenti della razione. Oltre a ciò, viene a ridursi la produzione di saliva legata alla fibrosità della razione e di conseguenza il potere tampone che minimizza la diminuzione del pH ruminale.
Come si è detto, anche la gestione della razione influisce sulla comparsa di questo disordine:
- tipo di cereali forniti e loro trattamento: è noto che l'amido dei cereali presenta diverse velocità di fermentazione; in ordine decrescente (dal più veloce al più lento) frumento, orzo, mais. Anche i trattamenti fisici (rottura e/o molitura della granella) e chimici (applicazione di calore e vapore) cui vengono sottoposti i cereali ne influenzano i tempi d'attacco da parte dei microorganismi ruminali. In generale qualunque metodo di lavorazione della granella che ne riduce la grandezza e causa gelatinizzazione dei granuli d'amido aumenta la possibilità di comparsa dell'acidosi.
- quantità e qualità del foraggio: la fibra presente in razione influenza positivamente la ruminazione e perciò la produzione di saliva che con il suo potere tampone minimizza un'eventuale stato d'acidità del rumine; inoltre i foraggi qualitativamente migliori favoriscono l'assunzione delle necessarie quantità di sostanza secca.
- frequenza di distribuzione della razione: quante più volte la razione viene distribuita nella giornata, tanto minori saranno le oscillazioni del pH ruminale.
Un altro effetto dell'acidosi (di notevole importanza se il latte prodotto è destinato alla trasformazione) è dato dall'abbassamento del tenore in grasso del latte. Animali molto magri, con scarso appetito, incapaci di mantenere buone produzioni e con rapida caduta del picco sono probabilmente in condizione d'acidosi, specie se la % di grasso nel latte è compresa tra 2.5 e 3.2 e il tenore proteico sia superiore a quello del grasso.

Prevenzione dell'acidosi

- introdurre gradualmente i cereali nella razione delle bovine fresche qualora non sia stato possibile un condizionamento degli animali nei quindici giorni precedenti il parto
- usare cereali a diverse velocità di fermentazione o sottoposti a diversi trattamenti chimico/fisici
- impiegare adeguati quantitativi di fibra, almeno il 15-20% della stessa deve essere di tipo lungo
- impiegare tamponi alcalinizzanti (bicarbonato di sodio)
- adottare se è possibile la tecnica di distribuzione unifeed
- distribuire la razione almeno due volte al giorno, se possibile negli stessi orari.

Le caratteristiche della razione (in percentuale della sostanza secca totale) dovrebbero essere le seguenti:
- NDF 25-30 % (75% da foraggio)
- NSC 35-40 %
- Amido 30-40%

 
 

Il legame tra acidosi e laminite: la laminite è considerata un'affezione asettica dei tessuti dello zoccolo; è una malattia multifattoriale, ma il fattore scatenante è senza dubbio la gestione alimentare della bovina.
Un'alimentazione basata sulla distribuzione di carboidrati ad eccessiva velocità di fermentazione ruminale, magari associata ad una carenza di fibra in razione (es. fibra troppo sminuzzata) porta - come si è visto - ad un abbassamento del pH ruminale e ad un successivo stato d'acidosi generale dell'organismo; tutto ciò si traduce in un aumento della pressione ematica, aggravato dall'immissione in circolo d'istamina ed endotossine. Il risultato di questo processo infiammatorio è in ultima analisi la compromissione delle pareti dei vasi sanguigni, con edema e iperemia dei tessuti del piede.
Dal punto di vista pratico, lo zoccolo perde la sua compattezza, con comparsa sulla suola di zone emorragiche circoscritte, un terreno ottimale di crescita per lo sviluppo di molti batteri anaerobici.

Prevenzione della laminite
Dato lo stretto legame tra alimentazione, acidosi e laminite, è possibile tenere sotto controllo quest'ultima adottando essenzialmente le stesse misure già elencate per la prevenzione dell'acidosi, tenendo presente che è indispensabile impiegare razioni con adeguati livelli di fibra. Quantità eccessive di carboidrati fermentescibili nel rumine sono la causa principale dell'aumento d'acido lattico in ambito ruminale, tuttavia la presenza di fibra che stimola la ruminazione e la produzione di saliva può efficacemente contrastare l'eccesso d'acidi prodotti dalle fermentazioni.
Per quanto riguarda il livello proteico della razione, non esistono al presente molti studi, tuttavia alcune ricerche fatte dimostrano che alti livelli di proteina rumino-degradabile possono essere un fattore predisponente alla laminite.
Per un controllo della razione ci si può attenere a questi valori:
- Rapporto NDF da foraggi / amido rumino-degradabile > 1: 1
- Rapporto NDF / NSC > 0.9 < 1.2
- Fibra effettiva: 15-20% della fibra pari ad almeno 3.8 cm. di lunghezza.

Fattori ambientali associati al controllo dell'acidosi e della laminite:
sebbene l'alimentazione sia - come si è visto - la principale responsabile di questi disordini, alcuni fattori tra cui il tipo di stabulazione, lo stadio di lattazione e l'età possono predisporre le bovine all'acidosi ed alla laminite subclinica. Alcuni utili provvedimenti consistono nel separare le manze primipare dagli animali con più lattazioni, assicurare un esercizio fisico adeguato ed una stabulazione confortevole con superfici di calpestio non abrasive.
Per quanto riguarda l'età e lo stadio di lattazione, alcuni studi hanno messo in evidenza una maggior predisposizione alla laminite coll'avanzare dell'età.La laminite si presenta più frequentemente nei primi 120 giorni dopo il parto; le ulcerazioni della suola sono più comuni nel primo mese post-parto, mentre gli ascessi si verificano con più facilità verso la fine della lattazione.

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