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La sindrome della vacca grassa

Questo disordine metabolico è tipico delle bovine ad alta produzione; frequentemente si presenta associato a chetosi e dislocazione dell'abomaso, soprattutto in animali obesi nell'ultima fase di lattazione o in asciutta. In questo caso infatti, gli acidi grassi sintetizzati nel fegato vengono accumulati come trigliceridi nei tessuti adiposi corporei. Quando esistano condizioni di accresciuta richiesta energetica non supportata da un'adeguata assunzione di sostanza secca (come appunto nell'immediato postparto), i trigliceridi del tessuto adiposo vengono convertiti in glicerolo e NEFA (acidi grassi non esterificati). Queste sostanze sono normalmente impiegate come carburante per i tessuti muscolari e vengono usate dalla mammella per la sintesi del grasso del latte. I NEFA giungono al fegato grazie al flusso ematico e qui possono essere ossidati con risultante produzione di energia e corpi chetonici, oppure sono nuovamente esterificati in trigliceridi, i quali, a loro volta, possono essere immagazzinati oppure allontanati sotto forma di lipoproteina a bassa densità (VLDL). Il processo di allontanamento nei ruminanti avviene ad una velocità molto bassa rispetto ad altre specie, per cui - in condizioni di eccessiva produzione di NEFA e successiva esterificazione - si verificano facilmente degli accumuli che compromettono la funzionalità epatica.
Le seguenti figure chiariscono il metabolismo dei NEFA nella bovina :
 
 


Drackley 1999 modificato
 
A complicare ulteriormente le cose, questa eccessiva infiltrazione di grasso nel fegato ne compromette sia la capacità di detossificare l'ammoniaca in urea, sia la possibilità di sintetizzare glucosio, peggiorando notevolmente il già conclamato deficit energetico tipico del postparto.
Le bovine che sviluppano questo dismetabolismo sono in genere animali che arrivano al parto con condizione corporea eccessiva (bovine obese, con BCS >4), e presentano grandi accumuli di grasso omentale o sottocutaneo. I sintomi sono spesso aspecifici, come per es. aspetto depresso, anoressia, perdita di peso e tendenza al decubito per debolezza. Sono spesso presenti anche cali produttivi e scarsa motilità ruminale. Altre patologie associate a questa sindrome sono rappresentate da metriti, ritenzione di placenta, mastite, febbre da latte e dislocazione dell' abomaso. Anche la fertilità viene compromessa, a causa del maggior numero di giorni necessari alla ripresa della prima ovulazione dopo il parto.

Prevenzione e trattamento
La miglior cura è rappresentata dalla prevenzione e dalla significativa riduzione del bilancio energetico negativo. Questi obbiettivi possono essere raggiunti evitando l'eccessivo ingrassamento delle asciutte: si ricorda che il BCS in questa fase dovrebbe essere compreso tra 3.25 e 3.50, mantenendo un punteggio inferiore se questo problema (più o meno congiunto a chetosi) è ricorrente in allevamento.
Le bovine con BCS minore o uguale a 2.5 dovrebbero ricevere supplementi energetici per migliorare lo stato di condizione corporea, mentre quelle obese (BCS >4) non dovrebbero comunque subire restrizioni alimentari in asciutta, poiché questo produce una mobilizzazione dei grassi corporei, con aumento dei NEFA circolanti e conseguente accumulo di trigliceridi nel fegato.
Il periodo più adatto per la prevenzione di questa patologia va da una settimana circa prima del parto a quella successiva. La capacità del fegato a metabolizzare i NEFA può essere aumentata con l'impiego di colina rumino-protetta, in dosi di 60 gr. capo/giorno. Per gli animali a rischio è opportuna la somministrazione di glicole propilenico, in quantità di 300 gr, meglio se distribuito in un'unica dose orale una volta al giorno, piuttosto che miscelato alla razione.
Anche il propionato di calcio, grazie al suo ruolo nei processi di sintesi del glucosio, è efficace per la prevenzione di questa sindrome; la dose d'impiego è di 225 gr/capo/giorno nel periparto.
Gli animali che presentano questa patologia hanno bassi livelli di selenio e vit. E, per cui risultano efficaci integrazioni con queste sostanze; utile anche la distribuzione di niacina, ad azione antilipolitica, in dosi di 12 gr. capo/die e più, a partire da due settimane prima del parto e proseguendo per 8-12 settimane successive.
Molto importante è la graduale assuefazione delle bovine alla quota di cereali che riceveranno con la razione delle fresche, come pure minimizzare eventuali fattori di stress (bruschi cambiamenti di razione e di stabulazione, condizioni di temperatura troppo variabili, competizione gerarchica con altre bovine ecc.): tutti questi fattori causano una riduzione nell'assunzione di alimento, con ulteriore aumento di NEFA circolanti.
Recenti studi (Tedesco 2001, Cevolani 2001) hanno messo in evidenza l'azione benefica di un epatoprottetore naturale, la Silimarina, sostanza estratta dai frutti maturi del Cardo mariano. Il meccanismo d'azione è essenzialmente di protezione a livello di membrana delle cellule epatiche, contrastando l'ingresso di tossine negli epatociti. Le bovine trattate con questa sostanza sono in grado di affrontare l'immediato postparto in condizioni positive, risultando meno influenzate dal deficit energetico e dalla condizione corporea.