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Le mastiti ambientali

Descrizione
Le mastiti ambientali si caratterizzano per essere solitamente di tipo clinico acuto, anche se in alcuni casi possono manifestarsi come subcliniche. In modo abbastanza anomalo, anche in stalle ben gestite, che presentano bassi conteggi di cellule somatiche (minori di 200.000-300.000), si possono sviluppare mastiti da ambientali, piuttosto difficili da diagnosticare anche a causa della loro breve durata. Generalmente vi sono periodi ben precisi nella vita della bovina in cui si nota la comparsa di questo tipo di patologia, la seguente tabella li riassume:

Periodo
N° casi senza trattamento in asciutta
N° casi con trattamento in asciutta
 
Primi 10 giorni in asciutta
Molti
Pochissimi
Da 2 a 3 settimane in asciutta
Pochi
Pochi
Fine dell'asciutta
Molti
Molti
Periparto
Molti
Molti

Nel caso d'infezioni da ambientali, i quarti infetti si gonfiano ed il latte prodotto diventa acquoso; la temperatura corporea può aumentare e l'animale perde appetito e, di conseguenza, peso.
Le perdite economiche sono notevoli, dovute per la maggior parte ai costi risultanti dalla ridotta produzione e dall'accantonamento del latte infetto, nonché ai maggiori costi per accresciuto lavoro, cure e spese veterinarie. Per le lattazioni successive alla prima, le perdite si raddoppiano; inoltre, le bovine che sviluppano mastite clinica presentano un immediato calo produttivo e non ritornano ai precedenti livelli di produzione per almeno i due mesi successivi alla comparsa della malattia.
Di seguito vengono elencati alcuni indizi di un probabile problema di mastite ambientale in stalla:
- Un numero troppo alto di bovine che presentano mastite nella prima fase di asciutta
- Un numero eccessivo di animali che sviluppano mastite nei primi 30-60 giorni dopo il parto (superiore al 20%)
- Aumento dello SCC della mandria
- Aumentata incidenza di mastiti in assenza di casi da Staphilococcus aureus e Streptococcus agalactiae
- Aumento dei casi di mastite clinica, anche con una corretta terapia in asciutta: spesso, infatti, una mastite sostenuta da streptococchi ambientali ed acquisita in asciutta, sfocia in una mastite clinica al parto.

Tipo di microrganismi coinvolti
Le mastiti ambientali sono causate da due diversi gruppi di batteri: i Coliformi e gli Streptococchi ambientali (o fecali). Alcune considerazioni valgono per entrambi i gruppi, ad es. si possono trovare comunemente nell'ambiente di stalla su vari tipi di lettiera, letame, sudiciume, acqua ecc. Dal momento che questi microrganismi si sono adattati a diversi substrati, non hanno alcuna dipendenza diretta dall'animale per la loro sopravvivenza e propagazione: in questo differiscono dai contagiosi, che vivono di preferenza sopra o all'interno della bovina stessa.
Coliformi
Questa categoria include due gruppi predominanti: Escherichia coli e Klebsiella spp. con alcune caratteristiche in comune, tra cui la gram-negatività.
I coliformi trovano un idoneo terreno di sviluppo sul letame depositato dagli animali in stalla. Vivono normalmente nel tratto gastro-intestinale dei bovini e si rinnovano in continuazione.
Klebsiella spp. sono microrganismi legati al terreno e si trovano frequentemente nei materiali da lettiera provenienti dal legno, quali segatura, trucioli ecc.
Condizioni ambientali caldo umide favoriscono un rapido sviluppo di questi microrganismi nelle aree in cui vivono le bovine, soprattutto in condizioni d'affollamento eccessivo.
Il metodo migliore per prevenire o controllare lo sviluppo di questi microrganismi è l'impiego di sabbia come materiale da lettiera, ma occorre comunque una buona manutenzione per evitare che un suo eccessivo imbrattamento con le deiezioni fornisca substrato utile alla crescita. Ancora una volta è necessario ribadire che una pulizia costante ed accurata della stalla è il miglior sistema per tenere sotto controllo questo tipo di batteri.
Un numero anche relativamente basso di coliformi penetrati in mammella è già sufficiente a creare mastiti di notevole entità, con fenomeni di endotossiemia, aumento della temperatura corporea e marcato calo nelle produzione di latte; inoltre, essendo gram-negativi, questi batteri non rispondono alla terapia antibiotica comunemente adottata in caso di mastite. Il trattamento comporta in genere un aumento del numero di mungiture, per allontanare la maggior quantità possibile di tossine batteriche e l'uso di farmaci anti-infiammatori per ridurre la temperatura ed il gonfiore mammario. Spesso vengono utilizzate anche soluzioni ipertoniche saline per via parenterale, in modo da aumentare il passaggio di fluidi in mammella, con conseguente allontanamento delle tossine.
Le bovine con infezioni da coliformi rispondono con elevati SCC in tempi brevi.
Recentemente sono stati prodotti vaccini in grado di minimizzare la severità di nuove infezioni da coliformi: in sostanza si tratta di fornire al sistema immunitario della bovina la possibilità di riconoscere le sostanze-chiave che compongono i batteri e di sviluppare perciò anticorpi capaci di combatterli.
L'efficacia di questi vaccini in un programma di prevenzione di routine sull'intera stalla è riconosciuta per controllare le mastiti sostenute da coliformi, Klebsiella ed altri gram-negativi.
Anche una corretta gestione della mungitura può contribuire a ridurre il numero di coliformi presenti in stalla: è essenziale che la mammella pronta per essere munta sia pulita, igienizzata ed asciutta. Per raggiungere questo scopo, occorre usare un prodotto pre-dipping capace di eliminare efficacemente i batteri, con un tempo di contatto sul derma di 30 secondi, e successivamente rimuoverlo ed asciugare perfettamente la mammella.
Streptococchi ambientali
Questa specie di batteri opportunisti si trova comunemente nel letame, sulla lettiera, nel suolo, sul pelo, negli scoli uterini ecc. Gli esami di laboratorio identificano alcune specie, tra cui più frequentemente Streptococcus uberis e S. dysgalactiae. Le mastiti causate da questi microrganismi sono in genere di tipo clinico; inoltre i batteri tendono a concentrarsi in forti quantità nel latte d'animali infetti che non vengono identificati come tali, con aumento delle conte batteriche nel latte di massa.
Le strategie di controllo per questi microrganismi sono simili a quelle impiegate per i coliformi, tendendo a ridurre l'esposizione della bovina in tutte le zone frequentate (aree di riposo e di mungitura, recinti per l'asciutta ecc.).
Le mastiti sostenute da questo tipo di batteri si manifestano soprattutto alla messa in asciutta e nel periparto. Il livello produttivo raggiunto al termine della lattazione, la cessazione delle due mungiture quotidiane e la scarsa igiene dei ricoveri destinati alle bovine in questo periodo sono fattori concomitanti che scatenano le mastiti ambientali; oltre al trattamento dei quarti all'asciugatura, è molto importante trattare la bovina nelle prime 2-3 settimane d'asciutta, per permettere alla mammella di chiudersi completamente, diventando perciò assai resistente alle infezioni.
Quando si avvicina il momento del parto, invece, il tessuto produttivo della mammella inizia a svilupparsi e possono verificarsi anche lievi perdite di latte; gli animali in questo stadio subiscono un notevole stress, e sono sensibili a tutte le malattie - mastiti incluse - a causa della depressione delle difese immunitarie.
A tutt'oggi non esistono purtroppo vaccini contro gli Streptococchi ambientali, anche se numerose ricerche si stanno sviluppando in questa direzione.
La miglior possibilità di controllare il numero di questi microrganismi è ancora una volta affidata alla pulizia delle aree e dell'impianto di mungitura, facendo pre-dipping con un prodotto a rapida azione, ed ad una corretta gestione delle zone destinate alle bovine asciutte, nonché naturalmente alla terapia al momento dell'asciugatura. In questa fase può risultare utile l'impiego di un sigillante da applicare all'estremità del capezzolo, per evitare l'ingresso di batteri nel canale e ridurre il rischio di nuove infezioni.

Fattori rischio d'insorgenza
I batteri ambientali, come detto in precedenza, sono opportunisti in grado di vivere su diversi substrati. I principali serbatoi sono feci, urina, scoli vaginali, derma del ventre e della mammella per quanto attiene agli animali; lettiera, sala-parto, sala di mungitura, ricoveri delle asciutte e delle manze, corridoi di passaggio e spostamento per quanto riguarda invece le strutture di stalla.
Data la grande varietà di substrati, è praticamente impossibile eliminare completamente gli ambientali da una stalla, quindi il controllo ed il contenimento a bassi livelli di tali microrganismi deve orientarsi su programmi di prevenzione che limitino il più possibile l'esposizione ed il contatto della mammella a questi batteri.
Una corretta gestione aziendale è quindi il fattore chiave nel controllo di tali mastiti, cosa evidenziata anche dalla seguente tabella:

Fattori
Casi di mastite in %
 
Impianto di mungitura
6 %
Stalla ed ambiente
25 %
Genetica
20 %
Gestione aziendale
49 %
Fonte: Dr. Nelson Philpot, Presidente Philpot and Associates International, Homer, La.

Come si nota dall'esame della tabella, problemi ambientali, gestione aziendale e strutture di stalla sono responsabili al 75% delle mastiti ambientali, ed è perciò logico focalizzare gli interventi su questi punti.

Controllo e prevenzione
Un'efficace azione di controllo di queste mastiti si attiva su due fronti:
- diminuendo l'esposizione della mammella ai patogeni ambientali
- aumentando le difese immunitarie della bovina
In sintesi, vengono qui di seguito elencati i principali punti a cui prestare attenzione:
1. Fornire un ambiente di vita che minimizzi l'esposizione delle bovine a condizioni di sporco: è perciò importante l'igiene delle principali strutture di stalla, curando la pulizia e la manutenzione della lettiera, fornendo alle bovine cuccette o recinti correttamente dimensionati, evitando i fenomeni di sovraffollamento e competizione gerarchica. Le zone di passaggio e vicino agli abbeveratoi devono essere quanto più possibile prive d'aree fangose ed umide, soprattutto in condizioni d'elevata temperatura ambientale. E' opportuno ricordare che la quantità di sporco presente sui piedi dell'animale è strettamente correlata al livello di contaminazione fecale della mammella: per tale motivo è consigliabile curare l'igiene ambientale e far muovere le bovine in maniera tranquilla. Se è possibile, è opportuno tenere gli animali in piedi per almeno trenta minuti dopo la mungitura, al fine di evitare risalite dei batteri ambientali attraverso il canale del capezzolo ancora aperto.
2. Attuazione di un efficace trattamento in asciutta:
dal momento che il periodo d'asciutta è il più propizio all'instaurarsi d'infezioni da ambientali (fino a cinque volte più facilmente che in lattazione), è raccomandabile effettuare una terapia antibiotica in asciutta. L'uso a scopo preventivo del vaccino è efficace solo nelle mastiti ambientali sostenute da Escherichia coli, mentre è inutile contro gli Streptococchi. Nelle prime due settimane del periodo dell'asciutta può essere efficace un trattamento con un sigillante del capezzolo, da ripetere negli ultimi quindici giorni precedenti il parto. Prima di applicare il sigillante, è però importante assicurarsi che la bovina non sia già infetta (presenza di mastite nell'ultima fase di lattazione).
3. Tenere registrazioni accurate degli esiti dei trattamenti:
è importante per ogni caso di mastite clinica conoscere: il tipo d'antibiotico usato, la dose e la data della cura, la durata del periodo d'accantonamento del latte, ecc.
4. Stabilire un corretto ordine di mungitura:
è opportuno mungere separatamente sia le vacche infette che quelle trattate, tramite formazione di gruppi o l'uso d'unità di mungitura separate
5. Usare una routine di mungitura adeguata:
è essenziale lavorare su mammelle ragionevolmente libere da fango e deiezioni (una regolare tosatura può risultare utile in tal senso). Prima della mungitura è opportuno lavare la mammella con sola acqua e poi asciugarla perfettamente con carta o tessuto a perdere. L'asciugatura è essenziale, poiché i batteri ambientali sono veicolati proprio dall'acqua. Se la stalla è in buone condizioni igieniche, si può sostituire al lavaggio un "pre-dipping" con idonei disinfettanti, con tempi di contatto di almeno 30-45 secondi. Anche in tal caso è comunque indispensabile un'attenta asciugatura della mammella, anche per evitare che eventuali residui di disinfettante finiscano nel latte. Effettuate queste operazioni, è bene attaccare i gruppi di mungitura entro 1-1.5 minuti e quindi rimuovere i prendicapezzoli dopo aver interrotto il vuoto, per evitare riflussi di latte sulla mammella. Dopo la mungitura si può effettuare il "post-dipping", arrivando ad almeno metà/due terzi della superficie mammaria; in ogni caso è consigliabile mantenere le bovine in piedi per almeno mezz'ora, magari distribuendo la foraggiata o del fieno. Naturalmente è indispensabile anche una regolare manutenzione dell'impianto di mungitura, ponendo particolare attenzione al livello del vuoto, ai pulsatori, ai filtri dell'aria, alle guaine ecc. In genere, si raccomanda un controllo dell'intero impianto ogni tre mesi, oppure ogni 500 ore di mungitura.
6. Controllo delle mosche:
questi insetti sono spesso responsabili della diffusione di batteri che possono colonizzare eventuali lesioni cutanee della mammella e dei capezzoli. E' noto inoltre che l'incidenza di mastiti ambientali è più elevata in estate ed autunno, in parallelo al ciclo d'infestazione da mosche: è quindi raccomandabile cercare di agire soprattutto sui luoghi di riproduzione degli insetti (avanzi di cibo in putrefazione, letame ecc.)
7. Precauzioni particolari per le primipare:
molto spesso le manze presentano mastiti al momento del parto o nella prima fase di lattazione; queste bovine non dovrebbero essere sistemate con le asciutte più anziane, dal momento che l'ambiente comune può scatenare l'insorgere di nuove infezioni. Questi animali possono essere sottoposti allo stesso trattamento antibiotico per l'asciutta a 60 giorni circa dalla data prevista del parto, oppure alla cura antibiotica per la lattazione 7-14 giorni prima del parto, controllando il latte 3-5 giorni dopo per accertarsi della presenza d'eventuali residui: in entrambi i casi, i trattamenti vanno effettuati sotto stretto controllo veterinario. Un'altra possibilità è mungere le manze da 1 a 3 settimane prima del parto, tenendo presente che i vitelli che nasceranno andranno immunizzati con colostro proveniente da vacche più anziane.
8. Alimentazione:
è consigliabile integrare la razione con supplementi di vitamina E, selenio, vitamina A e ß-carotene e bilanciare l'apporto di zinco e rame per coprirne il fabbisogno. Il trattamento congiunto di iniezioni di selenio (4.5 mgr. / 45 kg. di peso corporeo, 21 giorni prima della data prevista per il parto) e integrazioni di vit.E (pari ad almeno1000 U.I. /giorno in asciutta e 500 U.I./giorno in lattazione) si è rivelato utile nel diminuire l'incidenza della mastiti cliniche, soprattutto negli animali di prima lattazione. Il selenio può anche essere aggiunto alla razione delle asciutte (3 mgr./capo/giorno) e delle fresche (6 mgr./capo/giorno) ed in associazione alla vit. E riduce anche l'incidenza di metriti, cisti ovariche e ritenzioni di placenta.
9. Limitare i fattori di stress:
fornire alle bovine un'ambiente privo di stress, soprattutto in prossimità del parto, è utile non solo per ottenere alte produzioni, ma anche per limitare l'insorgere di mastiti. Lo stress causa infatti nella bovina il rilascio di cortisone, con conseguente effetto negativo sulle difese immunitarie. Per tale motivo, è consigliabile evitare il sovraffollamento, le competizioni alla mangiatoia, lo stress da caldo, la formazione di gruppi non omogenei per età (primipare e vacche di lattazioni successive) ecc.