Le mastiti nella manza
Contrariamente a quanto si riteneva fino a pochi anni fa, le mastiti nelle manze gravide ed in età fecondativa sono piuttosto diffuse: queste infezioni possono durare a lungo e sono associate ad alte conte delle cellule somatiche; sono probabilmente la causa di uno sviluppo non corretto della mammella durante la gestazione ed influenzano negativamente la produzione di latte dopo il parto.
Nelle secrezioni mammarie di manze non fecondate o gravide sono spesso presenti almeno 8 ceppi di Stafilococchi - Staph. chromogenes, Staph. Hyicus e Staph. Aureus i più frequenti -fra questi i livelli d'infezione al parto dovuti a Staph. Aureus variano tra 0.7 e 7.6% dei quarti. Altri batteri spesso presenti sono quelli coagulasi-negativi (14.4 - 53% dei quarti) ed i coliformi e streptococchi ambientali (2 - 11% dei quarti).

Lo Staph. aureus e gli altri tipi di stafilococchi possono essere isolati in manze anche di giovane età, le sedi elettive sono costituite da narici, mucosa orale e vaginale. Le azioni di succhiamento e leccamento tra vitelle trasmettono questo genere d'infezione. Anche le mosche possono essere un veicolo d'infezione da Staph. Aureus, per cui è opportuno adottare un programma di controllo di questi insetti.
Mycoplasma spp. sono stati invece isolati in vitelle alimentate a latte che presentano infezioni alle giunture ed alle orecchie, mentre i patogeni ambientali si sviluppano a livello mammario nel periodo immediatamente precedente al parto, a causa di esposizione degli animali a letame contaminato. Infine la prevalenza di mastiti sostenute da streptococchi ambientali è associata all'età della manza al momento del parto.
L'infusione intramammaria di antibiotici nella fase di preparto si è rivelata una procedura utile ed efficace nel ridurre l'incidenza delle mastiti, sia nelle primipare fresche che nelle fasi successive della lattazione. Un aspetto negativo di questo tipo di trattamento è la presenza di antibiotici nel latte, soprattutto negli animali che partoriscono prima della data prevista. Tuttavia, usando alcuni tipi di antibiotici, come ad es. la cloxacillina, il problema può essere risolto: uno studio dell'Università del Tennessee (S.P.Oliver 2000) dimostra come già a tre giorni dal parto il latte di tutte le bovine trattate con questo antibiotico una settimana prima dell'evento fosse libero da residui.
Oltre a ciò, bisogna considerare i vantaggi economici di questi trattamenti: lo stesso studio sopra citato dimostra come si ottengano quantità di latte significativamente più elevate dalle manze trattate, rispetto ai gruppi di controllo senza alcuna somministrazione di antibiotico preparto, come risulta dalla seguente tabella:
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Produzione di latte in kg.
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Gruppi di manze
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Effettiva
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305 gg.
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SCC
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Controllo
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5195
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5005
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2.63
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Trattate
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5726
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5464
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2.04
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• Precauzioni al momento del parto: molte mastiti si verificano al parto o nelle due settimane ad esso precedenti, infatti le primipare non hanno avuto la possibilità di sviluppare reazioni immunitarie contro i patogeni più frequentemente presenti nella mandria. Per tale motivo è bene assicurare alle manze un'area asciutta e pulita dove partorire, evitando il sovraffollamento nelle settimane precedenti l'evento.
• Aspetti alimentari: la razione gioca un ruolo piuttosto importante nell'aumentare la resistenza della mammella alle infezioni, poiché diversi alimenti sono coinvolti nei meccanismi di difesa - funzioni leucocitarie, trasporto anticorpale, integrità del tessuto mammario - supplementi di Selenio e Vit.E distribuiti con la razione (rispettivamente 3 e 50 ppm. /giorno) o per iniezione (4.5 mg Se / 45-50 Kg. P.V.) due - tre settimane prima della data parto prevista si sono rivelati utili nel ridurre l'incidenza delle mastiti dopo l'evento. Inoltre l'effetto benefico della Vit. E è ben più evidente negli animali di prima lattazione, rispetto alle bovine più vecchie. Le somministrazioni di Vit. E e Selenio sono inoltre efficaci nel ridurre ritenzioni placentari, metriti e cisti ovariche. Altri elementi utili a ridurre la comparsa di mastite sono :alfa e beta carotene, rame e zinco. Oltre a ciò, le bovine dovrebbero avere libero accesso ad alimento fresco non appena fuori la sala di mungitura. Per quanto riguarda la razione preparto, è opportuno contenere i livelli di sodio e potassio, per evitare comparsa di edema mammario. Anche alti livelli di proteina solubile possono costituire un fattore di rischio.
• Gestione delle vitelle durante lo svezzamento: molti batteri patogeni responsabili delle mastiti possono sopravvivere anche fuori la mammella stessa, su substrati quali letame, lettiere umide, cavo orale, narici, pelle della mammella, latte scartato. Le vitelline dovrebbero essere isolate dopo lo svezzamento prima di costituire dei gruppi, così da minimizzare lo stimolo allo succhiamento reciproco. Un'altra precauzione è quella di non somministrare alle neonate colostro o latte proveniente da bovine affette da mastite coliforme.
• Mungitura prima del parto: nelle mandrie in cui le manze vengono sottoposte a mungitura 14 giorni prima del parto, l'incidenza delle mastiti cala notevolmente, mentre la produzione di latte di queste primipare può aumentare quantitativamente. Questa procedura abitua le manze alla routine di mungitura, riduce la congestione mammaria e la sensazione di fastidio e/o dolore; le conte delle cellule somatiche risultano inoltre significativamente più basse nelle manze così trattate. Un aspetto da valutare è la mancanza di colostro nelle bovine sottoposte a mungitura preparto, per cui il vitello alla nascita dovrà essere alimentato con colostro proveniente da altre vacche.
• Procedure di mungitura: una raccomandazione valida è mungere le primipare prima delle vacche di lattazioni successive, che potrebbero teoricamente essere infette da mastiti subcliniche. (questo consiglio è ovviamente efficace solo se le manze non sono già infette). Risulta opportuno separare le bovine di prima lattazione (anche dal punto di vista del razionamento) se è possibile creare dei gruppi di mungitura; in caso contrario gli animali problema o quelli sottoposti a terapia antibiotica vanno munti per ultimi, sanitizzando i gruppi di mungitura dopo il passaggio di queste bovine.
• Gestione ambientale: è necessario fornire sia alle vitelle che alle manze un'area confortevole, con lettiere pulite ed asciutte; le zone di riposo e di esercizio non devono essere fangose o con pozzanghere, per evitare la continua esposizione delle mammelle ai batteri patogeni. Un' altro aspetto da valutare è l'abitudine in alcune stalle di formare un unico gruppo costituito da primipare e vacche asciutte: ciò è causa d' infezione trasmessa alle manze da bovine più vecchie, potenzialmente portatrici di patogeni.
• Controllo delle mosche: il morso di questi insetti può traumatizzare l'estremità della mammella, inoltre le mosche trasportano molti batteri patogeni in grado di colonizzare in queste lesioni. Eliminare i luoghi di sviluppo delle mosche (cibo ammuffito o marcescente, cumuli di letame, lettiere sporche ecc.) è essenziale per controllare questi insetti. Nelle stalle dove viene applicata qualche programma di controllo verso le mosche c'è una minor incidenza di mastiti da Staph. Aureus e da Streptococchi ambientali, come si evince dalla seguente tabella:
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Specie batteriche
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Percentuale vacche infette
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Con controllo mosche
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Senza controllo mosche
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Stafilococchi coagulasi-negativi
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32.9
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41.4
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S. aureus
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5.6
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55.2
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Streptococcus sp.
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3.7
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20.7
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Coliformi
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2.2
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0
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A.pyogenes
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0
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3.4
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Totale specie batteriche
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44.4
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100
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