Il tenore proteico del latte
A seguire vengono passate in rassegna diverse variabili in grado di influenzare la percentuale proteica del latte, ricordando comunque che solo un elevato livello genetico della mandria può rendere ragione di un effettivo aumento della proteina nel latte prodotto.
Proteina e produzione: com'è noto, questi due parametri sono in antitesi tra loro ed è quindi assurdo pensare di poter ottenere contemporaneamente elevate produzioni giornaliere con una proteina pari al 3.5!! Poiché l'industria di trasformazione è orientata al pagamento della qualità soprattutto per quanto concerne la percentuale proteica, è sicuramente preferibile concentrare i propri sforzi per aumentare questo parametro
Proteina e stadio di lattazione: la percentuale proteica del latte - che all'inizio della lattazione dovrebbe essere intorno a 3.2 - scende gradatamente sino a toccare il livello più basso intorno al cinquantesimo giorno di lattazione, pressappoco in corrispondenza al picco produttivo (anche in tale fase comunque non dovrebbe mai essere inferiore al 2.9%) per poi risalire sino a valori che possono arrivare al 3.8%: un indice di squilibrio metabolico a livello ruminale è dato proprio dalla mancata risalita della curva proteica al decrescere della curva di lattazione. E' quindi conveniente per l'allevatore programmare i parti distribuendoli quanto più possibile omogeneamente lungo l'arco dell' anno; questo accorgimento consentirà di mantenere la percentuale proteica del latte entro livelli accettabili, senza incorrere nel pagamento delle penali applicate dai caseifici.

Proteina, razza e stagione: è stata rilevata una maggiore percentuale proteica nel latte di razze colorate (Bruna alpina, Jersey, Guernsey) rispetto alla Frisona, come risulta anche dalla seguente tabella:
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Razza
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Proteina
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Grasso
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RapportoProt/Grasso
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Frisona
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3,2
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3,66
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.87
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Bruna
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3,57
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4,06
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.88
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Jersey
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3,75
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4,69
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.80
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Guernsey
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3,54
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4,53
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.78
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Per quanto concerne la stagione, il contenuto in proteina nel latte è in genere maggiore durante i mesi autunnali ed invernali
Proteina e cellule somatiche: il numero di cellule somatiche presente nel latte influenza positivamente la percentuale proteica; si tratta tuttavia di un aumento "falso", dovuto alla maggiore presenza di lattoalbumine e lattoglobuline, entrambi inutili per la resa del latte stesso alla caseificazione
Proteina ed età dell'animale: il contenuto in proteina in genere decresce negli animali con molte lattazioni
Proteina ed alimentazione: in genere i cambiamenti apportati alla razione influiscono maggiormente sulla percentuale in grasso del latte che non sulla proteina (eventuali variazioni dell'alimentazione hanno come risultato una variazione in proteina pari a 0,1 - 0,2 punti)
I seguenti fattori nutrizionali possono comunque influenzare il tenore proteico:
Contenuto energetico: è importante massimizzare l'assunzione giornaliera d'energia fornendo un'adeguata quota di carboidrati fermentescibili; in questo modo i microorganismi ruminali hanno a disposizione energia sufficiente per la sintesi di proteina microbica ; gli aminoacidi che ne derivano verranno impiegati per costruire la proteina del latte. E' comunque opportuno lavorare sulla fonte dei carboidrati più che su un'effettiva variazione della quota energetica fornita, per evitare l'insorgere di acidosi, zoppie e cadute del tenore lipidico del latte; in quest'ottica si raccomanda l'uso di cereali con amido a diverse velocità di fermentazione (l'orzo è più fermentescibile del mais) e con diverse forme di trattamento (pellettatura, fioccatura e macinazione fine ne aumentano la fermentescibilità)
Approssimativamente ci si dovrebbe limitare a 3-3.5 kg. di cereali circa per foraggiata, differenziando come si è detto il tipo impiegato o - nell'ambito di un solo tipo (es. mais) - la forma di presentazione dello stesso; può essere utile per es. sostituire una parte di farina di mais con i fiocchi, in modo da fornire ai microrganismi ruminali una fonte d'energia relativamente costante nella giornata; in questo caso la farina non deve essere macinata troppo finemente.
La tabella che segue può essere utile per stimare la quota di cereali in razione in base al livello produttivo dell'animale:
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Latte Prodotto
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Quantità di cereali
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meno di 18 litri
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½ kg. ogni 2 litri di latte
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da 18 a 31 litri
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½ kg. ogni 1,4 litri di latte
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oltre 31 litri
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½ kg. ogni 1,2 litri di latte
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Aggiunta di grassi: la grassatura della razione fornisce energia alla bovina, ma non ai microorganismi ruminali; varie esperienze hanno dimostrato che l'addizione di grassi porta ad una riduzione del tenore proteico del latte di 0,1 - 0,3 punti. Qualora si ritenga opportuno utilizzarli si può effettuare una supplementazione con niacina (6 - 12 gr. / giorno) per minimizzarne gli effetti indesiderati.
Contenuto proteico: Razioni a contenuto proteico scarso tendono ad abbassare anche il tenore proteico del latte, tuttavia un apporto proteico eccedente i fabbisogni non è la soluzione per aumentarlo. Questo obbiettivo invece può essere raggiunto ottimizzando il bilancio tra proteina degradabile a livello ruminale e proteina by-pass: tra gli alimenti con buon contenuto di proteina by-pass si ricordano le farine di pesce (soprattutto aringhe), il glutine, il germe di mais; per le vacche nella prima fase di lattazione (sino a 100 - 120 giorni) la percentuale di proteina by-pass rispetto alla proteina grezza in razione dovrebbe essere compresa tra il 33 ed il 40 %
Circa il 65-70 % delle proteine provenienti dall'alimentazione subisce l'attacco dei microrganismi ruminale, con conversione delle proteine vegetali in proteine microbiche che passeranno poi nell'intestino: tali proteine posseggono un ottimo rapporto tra Lisina e Metionina, due aminoacidi considerati " critici" per la proteosintesi del latte, in quanto la mammella non riesce a ricavarli in altro modo: in sostanza quindi quanta più proteina microbica giunge all'intestino, tanto più aumenta la proteina del latte. Sono perciò giustificate le somministrazioni di questi due aminoacidi in forma protetta, cercando di rispettare il rapporto ottimale Lisina/ Metionina, pari a 3/1 circa.Poiché la percentuale di proteina microbica che giunge all'intestino è aumentata da una maggiore assunzione di cibo, è logico adottare tutti quegli accorgimenti che possono stimolare l'assunzione di sostanza secca da parte della bovina, ricordando che le grandi lattifere dovrebbero consumare circa il 3,6-4 % del loro peso vivo (24 kg. di sostanza secca per una vacca di P.V.= 600 kg.) Per favorire l'assunzione di questi quantitativi è importante attuare un programma di questo tipo:
1) curare il management nutrizionale, controllando che le corsie d'alimentazione siano sempre pulite e con spazio adeguato alla mangiatoia
2) stabilire un'idonea frequenza di distribuzione della foraggiata (soprattutto in estate è opportuno distribuire la razione in due volte, riservando la parte più consistente alle ore serali, più fresche) ed una giusta sequenza degli alimenti (anche con l'impiego dell'unifeed sarebbe opportuna la distribuzione in corsia di circa 1-1,5 kg. a capo di ottimo fieno lungo, per meglio modulare l'azione dei microrganismi ruminali)
3) accertarsi che l'umidità della razione sia pari o inferiore al 50 %
4) evitare quanto più possibile le competizioni alla mangiatoia tra manze e vacche
5) evitare cambiamenti improvvisi della razione: ogni introduzione di nuovi alimenti deve essere graduale
6) fornire agli animali una pavimentazione ed una ventilazione adeguate
Foraggi: è noto che razioni ad elevata fibrosità tendono a limitare la proteina del latte, poiché l'animale - a causa dell'elevato ingombro - tende ad assumere meno alimento e perciò meno energia; d'altra parte foraggi sminuzzati o pellettati possono aumentarla lievemente. Una certa quantità di fibra è comunque indispensabile per assicurare la buona funzionalità del rumine: è bene assicurarsi che le bovine assumano 1/3 della fibra grezza prevista in totale sotto forma di fieno lungo di ottima qualità, in particolar modo se gli insilati presentano una trinciatura molto fine (inferiore a 1,5 cm.)
La seguente tabella, dove viene indicato l'effetto delle varie operazioni alimentari sulla proteina del latte, riassume quanto esposto in precedenza; è opportuno ricordare però che l'eccesso di amidi e zuccheri da cereali, la trinciatura esagerata del foraggio ed una scarsa percentuale di fibra in razione innalzano la percentuale proteica del latte a scapito della salute dell'animale, con comparsa di acidosi, zoppie e fluttuazioni nell'ingestione di sostanza secca.
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Operazione alimentare
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Effetto sulla Proteina
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Massimizzare l'ingestione
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Aumento (da .2 a .3 unità)
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Diminuire l'energia
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Diminuzione (da .1 a .4 unità)
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Forte presenza di carboidrati non strutturali
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Aumento (da .1 a .2 unità)
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Eccesso di fibra
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Diminuzione (da .1 a .4 unità)
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Scarsità di fibra (NDF <26%)
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Aumento (da .2 a .3 unità)
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Fibra molto trinciata
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Aumento (da .2 a .3 unità)
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Alta proteina grezza
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Aumento (se la razione precedente era scarsa)
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Bassa proteina grezza
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Diminuzione (se la razione attuale è scarsa)
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Proteina by-pass (33-40% della P.G.)
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Aumento (se la razione precedente era scarsa)
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Grassatura (>7-8% della S.S.)
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Diminuzione (da .1 a .2 unità)
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