L'acidità nel latte destinato alla caseificazione ed i tracciati LDG
L'attitudine
del latte alla caseificazione è legata a numerosi
fattori, dalla cui interazione dipendono in ultima analisi
le caratteristiche tipiche di ogni formaggio. Un importante
parametro che viene normalmente preso in considerazione
è l'acidità del latte stesso.
Risulta determinante una prima distinzione tra pH del
latte ed il suo grado di acidità: mentre il pH
è semplicemente la misura della concentrazione
degli ioni idrogeno presente nella soluzione, il grado
di acidità del latte è dato dalla somma
delle funzioni acide apportate dalle proteine (caseina)
e dai sali minerali (fosfati e citrati), oltre che dagli
acidi organici e da composti inorganici: in altre parole
quanto più il latte abbonda in questi costituenti,
tanto più elevato sarà il suo tenore di
acidità. Questo tipo d'acidità è
detta "titolabile" e viene espressa in gradi
Soxhlet (°SH) o Dornic (°SH/50), definiti come
millilitri di Soda 0.25 N necessari per neutralizzare
con fenolftaleina 100 millilitri di latte (1 grado Soxhlet
equivale a 2.25 gradi Dornic).
Da quanto detto, ne emerge che acidità °SH
e pH non sono quindi misure sovrapponibili, tanto è
vero che, a differenza di quanto accade per il pH, a valori
bassi di gradi °SH corrisponde una bassa acidità;
in altri termini, ad un pH elevato corrisponde una bassa
acidità °SH. A titolo esemplificativo, un latte
"normale" dovrebbe possedere pH pari a 6.5 -
6.7, mentre il suo valore espresso in °SH/50 dovrebbe
essere 3.2 - 3.8 .
La seguente tabella mostra la correlazione tra pH ed °SH/50
del latte:
|
pH
|
°SH/50
|
|
6,65
- 6.75
|
2.8
- 3.0
|
|
6,55
- 6.65
|
3.0
- 3.2
|
|
6.50
- 6.55
|
3.2
- 3.5
|
|
6.45
- 6.50
|
3.5
- 4.0
|
|
6.40
circa
|
4.0
- 4.5
|
|
6.30
circa
|
4.5
- 5.0
|
Questa tabella mostra invece i valori di riferimento in gradi °SH e °SH/50 per il latte normale, ipoacido o iperacido:
|
°SH
|
°SH/50
|
Acidità
|
|
7
-8
|
3.2
- 3.8
|
Normale
|
|
<7
|
<3.2
|
Latte
ipoacido
|
|
>8.5
|
>3.8
|
Latte
iperacido
|
L'acidità
va misurata nel latte appena munto o refrigerato a temperature
inferiori a 16°C, poiché i suoi valori tendono
ad aumentare molto velocemente se la materia prima viene
conservata a temperature ambientali elevate, o in caso
di carica microbica alta. Per la corretta valutazione
è inoltre necessario che i recipienti e le condutture
dell'impianto di mungitura siano pulite e non inquinate
da germi proteolitici.
Comunque venga misurato, il valore di acidità del
latte è un parametro importante, poiché
influenza l'attitudine dello stesso alla coagulazione,
condizionando la riuscita ottimale della cagliata.
L'acidità del latte del singolo animale è
elevata nelle prime settimane della lattazione, negli
animali affetti da chetosi subclinica ed è più
alta nelle primipare rispetto alle bovine di parti successivi;
i valori tendono a scendere negli ultimi due mesi della
produzione lattea e quando la bovina sia affetta da malattie
croniche o da mastiti, anche subcliniche.
Acidità
bassa (inferiore a 3.2)
Il latte ipoacido presenta bassi livelli di fosforo, indipendentemente
dalla disponibilità di quest'elemento nella razione;
il latte ipoacido inoltre ha un tenore proteico piuttosto
scarso (inferiore al 3.2%). Il suo utilizzo nella caseificazione
ha come risultato una scarsa velocità di formazione
del coagulo e lo spurgo del siero dalla cagliata risulta
difficoltoso. A parte che dall'alcalosi ruminale, il latte
ipoacido può essere causato da problemi alimentari,
quali squilibri tra Calcio e Fosforo, carenza di vitamina
D, oppure da eccessi di principi alimentari altamente
fermentescibili.
Acidità
alta (superiore a 3.8)
Il latte iperacido dà una cagliata troppo asciutta,
con conseguenti difetti nel formaggio (crepe, gessatura,
sapore amaro ecc.) ed è causato da situazioni gestionali
(presenza di molti animali pluripari, oppure molte bovine
in fase finale di lattazione), da cause ambientali (temperature
esageratamente elevate, condizioni di caldo-umido estivo)
o da errori alimentari (carenza di energia, di proteine
o di fosforo).
La seguente tabella riassume le principali cause di variazioni d'acidità nel latte:
|
Acidità
bassa (inferiore a 3.2)
|
Acidità
alta (superiore a 3.8)
|
|
Eccesso
proteico e/o carenza energetica
|
Carenza
di energia
|
|
Ultima
fase lattazione
|
Prima
fase di lattazione
|
|
Squilibri
Ca/P
|
Carenza
di P
|
|
Cambiamenti
improvvisi della razione
|
Intossicazioni
|
|
Bovine
di seconda e succ. lattazioni
|
Bovine
primipare
|
|
Mastiti
(anche subcliniche)
|
Acidosi
o chetosi
|
|
Temperatura
ambientale elevata
|
--
|
|
Stress
|
Stress
|
|
Disinfettanti
o detergenti nel latte
|
--
|
|
Scarsa
igiene mungitura (inquinamento da proteolitici)
|
Inquinamento
da bacilli latto-produttori
|
L'acidità del latte è inoltre un parametro correlato alla razza bovina che lo produce, come si può osservare dalla seguente tabella:
|
Frisona
|
Bruna
|
Reggiana
|
Modenese
|
|||
|
Acidità*
|
°SH/50
|
I
|
3.31
|
3.47
|
3.47
|
3.73
|
|
Acidità
|
°SH/50
|
I
|
3.29
|
3.45
|
3.33
|
3.59
|
|
Acidità
|
°SH/50
|
S
|
3.20
|
3.26
|
3.45
|
3.71
|
|
Tempo
coagulazione (r)
|
Minuti
|
I
|
16.5
|
16.3
|
16
|
17.9
|
|
Tempo
rassodamento (k20)
|
Minuti
|
I
|
14.1
|
8.9
|
7.7
|
10.5
|
|
Consistenza
coagulo (a30)
|
Minuti
|
I
|
22.2
|
28.2
|
30.7
|
25.4
|
|
Tempo
coagulazione (r)
|
Minuti
|
S
|
17.9
|
16.7
|
14.0
|
19.0
|
|
Tempo
rassodamento (k20)
|
Minuti
|
S
|
13.0
|
8.6
|
9.7
|
11.3
|
|
Consistenza
coagulo (a30)
|
Minuti
|
S
|
20.3
|
27.3
|
33.3
|
23.7
|
*
latte di vacche dal 4° al 7° mese di lattazione
I latte individuale
S latte di stalla
Come
si nota dall'analisi dei dati tabulati, il latte della
Razza Modenese è caratterizzato da un'acidità
notevolmente più elevata (circa 3/10) rispetto
a quello ottenuto dalla Bruna o dalla Reggiana, mentre
il latte derivante dalla Razza Frisona ha spesso caratteristiche
di ipoacidità ed alcalinità.
Come precedentemente detto, il latte ipoacido, carente
in fosforo e/o caseina, è scarsamente reattivo
alla coagulazione, poiché dà cagliate di
scadente qualità.
Il tracciato lattodinamografico (LDG)
L'esame
del latte effettuato con uno strumento detto "lattodinamografo"
fornisce un tracciato che identifica le caratteristiche
d'idoneità del campione alla caseificazione.
Il tracciato - tipo rappresenta graficamente tre parametri
fondamentali per riconoscere la qualità del latte:
Tempo di
coagulazione r: si misura in minuti, ed è rappresentato
dal tempo che intercorre dall'aggiunta del caglio fino
all'inizio del processo di coagulazione
Velocità
di formazione del coagulo k20: va dall'inizio della coagulazione
fino al momento in cui la cagliata raggiunge una consistenza
standardizzata (con un'oscillazione di 20 mm. sul dinamogramma)
Consistenza
del coagulo a30, che viene misurata in millimetri (oscillazione
sul dinamogramma a 30 minuti dall'aggiunta del caglio)
![]() |
Naturalmente
ogni campione di latte fornisce tracciati diversi, in
base alle sue caratteristiche intrinseche; la seguente
tabella riassume i principali tipi di latte, suddivisi
per attitudine alla caseificazione secondo i vari parametri
lattodinamografici:
|
Parametri
lattodinamografici
|
A
|
B
|
C
|
D
|
E
|
F
|
| Tempo coagulazione r (minuti) |
Normale
|
Lento
|
Rapido
|
Molto rapido |
Lento
|
Molto
lento
|
| Velocità formazione coagulo k20 (min) |
Normale
|
Elevata
|
Lenta
|
Elevata
|
Lenta
|
Molto
lenta
|
| Consistenza
coagulo a30 (mm.) |
Normale
|
Elevata
|
Scarsa
|
Molto
elevata
|
Bassa
|
Inesistente
|
| Attitudine |
Ottimale
|
Buona
|
Discreta
|
Buona
|
Mediocre
|
Inadatto
|
(Da
"rivista della Razza Bruna - Mariani P. - 2001)
r
: tempo di coagulazione in minuti
primi
k20 : tempo che impiega la
cagliata a raggiungere una resistenza meccanica tale da
produrre uno spostamento di 20 mm.
a30 : consistenza del coagulo
a 30 minuti, espresso in millimetri
Ogni lettera maiuscola identifica un tipo di latte avente proprietà diverse:
A:
latte con buone caratteristiche, idoneo alla caseificazione
B:
latte a lenta coagulazione, ma con buona velocità
di presa del coagulo e consistenza finale della cagliata
relativamente elevata. Questo latte è tipico di
bovine a fine lattazione ed è ricco in caseina.
C:
dopo una prima fase con tempo di coagulazione rapido,
segue un rallentamento nella velocità di formazione
del coagulo, con una consistenza finale della cagliata
piuttosto scarsa. Questo latte è piuttosto frequente
in bovine ad inizio lattazione e si presenta generalmente
povero in caseina.
D:
le fasi di caseificazione si svolgono molto velocemente
ed il coagulo raggiunge un'altissima consistenza. Questo
è un tipo di latte leggermente acido e/o molto
ricco in caseina.
E:
in questo caso si ha un tempo di coagulazione lungo, con
bassa velocità di presa e scarsa consistenza finale
della cagliata. In genere è il latte tipico di
bovine affette da mastiti settiche e disordini secretori,
con elevato numero di cellule somatiche. Altre cause sono
la predisposizione genetica, l'ipoacidità, stress
ambientali, errori alimentari e patologie in essere. Oltre
a ciò, questo è anche un reperto tipico
nel latte da lattazioni eccessivamente prolungate.
F:
in questo caso si hanno lunghissimi tempi di coagulazione,
bassissima velocità di presa e scarsissima consistenza
finale della cagliata; questo è il quadro tipico
in caso di mastiti con elevata conta di cellule somatiche
e latte fortemente ipoacido. Ovviamente un latte con queste
caratteristiche è totalmente inadatto alla caseificazione.
La
seguente figura mette in relazione le varie tipologie
di latte sopra esaminate con i relativi tracciati lattodinamografici.
![]() |
Data
l'importanza della qualità della materia prima,
si può evitare la produzione di latte di tipo E
o F applicando alcune strategie gestionali:
Curare la
selezione genetica, in quanto alcune bovine presentano
una predisposizione alla produzione di latte non idoneo
alla caseificazione
Curare l'igiene
mammaria, poiché il latte mastitico o prodotto
da mammelle con disordini secretori è di qualità
non idonea alla caseificazione; utili strumenti di miglioramento
possono essere l'analisi del Linear Score dell'allevamento
e delle singole bovine, nonché la manutenzione
programmata dell'impianto di mungitura e l'adozione di
opportune misure terapeutiche ed igieniche nella stalla
Curare la
razione, analizzandone l'adeguatezza alle varie fasi produttive
delle bovine ed evitando squilibri e/o carenze delle varie
componenti alimentari
Curare le
condizioni di benessere delle bovine, evitando o minimizzando
le situazioni di forte stress ambientale (condizioni di
caldo - umido e/o temperature troppo elevate, scarsa igiene
dei ricoveri e delle zone di passaggio, maltrattamenti
da parte del personale ecc.) e stress gerarchico tra gli
animali stessi (formazioni di gruppi non omogenei per
età o stadio di lattazione, competizione alla mangiatoia
ecc.)

