Le analisi effettuabili sul latte
Cellule
somatiche (SCC o LS)
La stima delle cellule somatiche è considerata
un parametro fondamentale, in quanto tali elementi costituiscono
un ottimo indicatore dello stato sanitario della mammella,
nonché della possibile resa di caseificazione e
della durata del periodo di conservazione dei prodotti
lattiero-caseari. Il latte proveniente da animali affetti
da mastite presenta infatti una spiccata attività
di proteolisi, dovuta all'azione degli enzimi batterici,
il cui effetto è l'alterazione nel rapporto tra
i vari tipi di caseine, con diminuzione delle frazioni
proteiche adatte alla caseificazione: la resa casearia
è pertanto nettamente inferiore.
I limiti accettati sono 400.000 cellule/ml. nel caso del
latte fresco, 300.000 cellule/ml per il latte alta
qualità e per il latte crudo; tale limite
viene misurato dalla media geometrica di almeno tre campioni,
prelevati in tre mesi successivi. Da rilevare anche l'interdipendenza
di questo parametro dalla stagionalità (oltre che,
naturalmente, dallo stato sanitario della bovina): nei
nostri climi, l'estate umida ed afosa, che sottopone gli
animali allo stress da caldo, è responsabile di
un aumento dello SCC. Per ulteriori informazioni, si rimanda
anche all'articolo specifico sulle cellule
somatiche.
Carica
Batterica Totale (CBT)
Questa stima riflette l'adeguatezza dellle condizioni
igieniche dell'allevamento e - nello specifico - delle
pratiche di mungitura e stoccaggio del latte; inoltre
è anche un indice indiretto di probabili contaminazioni
dovute a microrganismi patogeni. Analogamente a quanto
avviene per le cellule somatiche, una carica batterica
elevata influisce negativamente sul processo di trasformazione,
poiché i microrganismi presenti non solo sono spesso
antagonisti dei batteri utili alla caseificazione, ma
presentano attività proteolitiche, lipolitiche
e modificatrici dei rapporti tra i minerali del latte;
oltre a ciò, bisogna sottolineare anche che un'alta
CBT impone maggiori spese per il trattamento termico del
latte, che dev'essere adeguatamente effettuato per eliminare
i batteri nocivi. I limiti accettati per tale parametro
ammontano a 100.000 ufc/ml sia per il latte fresco che
quello alta qualità, mentre è
fissato a 50.000 ufc/ml per la vendita del latte crudo
(la regione Lombardia, tuttavia, impone un livello minore
o uguale a 25.000 ufc/ml).
Anche la CBT presenta dei picchi stagionali in concomitanza
con i periodi più caldi, imputabili ad un aumento
dei microrganismi contaminanti (soprattutto sulle lettiere).
Enterobatteri
La stima di questo indice è utile ad accertare
le adeguate condizioni igieniche nei vari momenti di produzione,
aiutando ad individuare correttamente il tipo di contaminazione
batterica: la presenza di Enterobatteri è infatti
correlata alla contaminazione fecale derivante da un'errata
metodologia di mungitura. Tra gli Enterobatteri d'interesse,
in quanto agenti scatenanti alcune patologie enteriche
nell'uomo, si ricordano Salmonella, Campylobacter ed Escherichia
coli.
La ricerca di Enterobatteri non costituisce parametro
obbligatorio, ed è imposta solo da alcuni caseifici;
in effetti sostituisce la conta dei Coliformi, come richiesto
dai già citati Regolamenti CEE.
Sporigeni
anaerobi
Parametro non obbligatorio, richiesto solo dai caseifici
che impiegano il latte per la produzione di formaggi a
lunga stagionatura: sono questi prodotti infatti che possono
venir danneggiati dal metabolismo degli Sporigeni (occhiature,
gonfiore tardivo). Un latte adatto alla produzione di
tali formaggi deve avere un contenuto di Sporigeni inferiore
a 800-1000 spore/lt.
La presenza degli Sporigeni è comunque indicativa
di contaminazione del latte dovuta ad errate pratiche
di mungitura, a procedure non corrette di produzione degli
insilati (imbrattamento con terra), a fermentazioni anomale
dei foraggi o a condizioni non igieniche delle lettiere.
Grasso
e lattosio
La determinazione di questi due parametri è utile
a determinare il valore nutritivo del latte e dei prodotti
con esso ottenuti, il cui sapore inoltre è logicamente
influenzato da questi due componenti.
Per quanto riguarda il contenuto quali-quantitativo in
grasso, è bene sottolineare che è notevolmente
influenzato dal tipo di alimentazione che gli animali
ricevono: al riguardo si rimanda all'articolo sulle caratteristiche
qualitative dei prodotti d'alpeggio, presente nel settore
qualità del sito.
Il lattosio è invece un indicatore assai importante
di eventuali sofisticazioni, come l'aggiunta d'acqua,
nonché della presenza di mastite: nella bovina
affetta da questa patologia, la sintesi di lattosio è
minore e si altera perciò anche l'equilibrio osmotico
del latte, con una diminuzione nel volume del latte prodotto;
una scarsa presenza di questo componente, che è
alla base della fermentazione lattica durante la caseificazione,
ha come risultato un allungamento dei tempi di acidificazione,
essenziali per garantire la sicurezza di consumo dei formaggi
freschi.
Anche questi due parametri sono legati alla stagionalità,
essendo sottoposti a variazioni nei mesi più caldi;
le nuove tecniche di alimentazione delle bovine con il
carro miscelatore ne hanno tuttavia minimizzato le oscillazioni;
altre condizioni di variabilità sono elencate nell'articolo:
il tenore lipidico
del latte
Proteine
e caseine
Oltre che per stabilire il valore nutritivo del latte
e dei derivati, questi due parametri sono quelli di maggior
importanza per la determinazione della resa casearia:
il contenuto in caseine del latte è infatti direttamente
responsabile della quantità di formaggio che se
ne ottiene. Le moderne metodiche di analisi del latte
consentono di separare le frazioni costituite da azoto
proteico, non proteico e caseinico: quest'ultimo è
l'unico utile per la trasformazione in formaggio, per
cui numerosi caseifici includono questo parametro nei
sistemi di calcolo per il pagamento del latte a qualità.
Anche questo indice, come il grasso, è legato alla
stagione, con un calo osservabile nei mesi più
caldi, così come si evince dall'esame della tabella
e del grafico seguente; ulteriori cause di variazione
sono illustrate nell'articolo: il
tenore proteico del latte.
Tab.1: effetto della stagione sul tenore in grasso e proteine del latte
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Stagione
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Effetto
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%
proteina
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%
grasso
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Inverno
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massima
|
massima
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Primavera
|
in
calo
|
in
calo
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Estate
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minima
|
minima
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Autunno
|
in
aumento
|
in
aumento
|

Grafico 1: effetto della stagione sui tenori di grasso e proteina nel latte (da Coulon, Chilliard, Remond -1991)
Sostanze
inibenti
Questo parametro è un indice della presenza di
farmaci quali antibiotici e sulfamidici, nocivi non solo
per la salute del consumatore, ma anche ai fini della
flora lattica utile della caseificazione. Il pagamento
a qualità non tiene però conto di un livello
di guardia a cui attivare l'eventuale penale, ma attiva
i Servizi Veterinari competenti per provvedere agli accertamenti
necessari presso il produttore; ovviamente garantire la
sicurezza del latte alimentare è un obiettivo precipuo
della normativa CEE. Il livello d'eventuali residui d'inibenti
deve essere Conforme a quanto previsto dal Regolamento
CEE 2377/90. Questo parametro può aumentare
in coincidenza con l'estate, a causa della maggior incidenza
di mastiti nei periodi caldi.
Punto
crioscopico e cloruri
Originariamente compreso come parametro fondamentale nel
DPR 54/97, la sua obbligatorietà
è stata poi rimossa dai successivi Pacchetti Igiene
della CEE; questo indicatore comunque ha valore puramente
dal punto di vista commerciale, in quanto può aiutare
ad individuare nel latte la presenza di acqua aggiunta
a titolo di frode, oppure proveniente da un uso scorretto
dell'impianto di mungitura e conservazione del latte;
il limite legale corrisponde ad un valore inferiore o
uguale a 0,520°C. A partire dal corrente anno
i Regolamenti CEE prevedono anche la stima dei Cloruri,
utili per integrare i dati che il punto crioscopico non
rivela, quali l'aggiunta di sale nel latte.
Urea
Si tratta anche in questo caso di un parametro non obbligatorio,
ma spesso richiesto dai caseifici per la valutazione dell'effettivo
titolo di proteina a fronte dell'azoto non proteico contenuto
nel latte: non a caso, infatti, se il contenuto in urea
è eccessivo, vengono spesso applicate penalità
sul premio per le proteine. Oltre a ciò, la determinazione
dell'urea è utile per individuare eventuali aggiunte
fraudolente, fatte al fine di aumentare l'apparente contenuto
proteico del latte. Alte concentrazioni di urea sono inoltre
negative per la caseificazione, in quanto causano un aumento
dei tempi di coagulazione, la formazione di una cagliata
non consistente, un'elevata proteolisi e la comparsa precoce
di fermentazioni anomale. La determinazione di tale parametro
è infine indispensabile all'allevatore, in quanto
è un efficace indice dell'adeguatezza dell'alimentazione:
in particolare è possibile stimare il corretto
rapporto tra energia e proteine della razione in relazione
alla quantità di latte prodotto. Per ulteriori
informazioni, si veda anche l'articolo:Il
significato dell'urea nel latte.
Ammoniaca
Anche se non obbligatorio, questo parametro rappresenta
un utile indice della qualità igienica del latte:
l'ammoniaca costituisce infatti un prodotto metabolico
dell'attività microbica ed è correlato alla CBT
con un valore significativo. I livelli d'ammonaca non
sono inoltre influenzabili dai trattamenti termici (pastorizzazione)
e possono perciò costituire un indicatore della
qualità igenica anche per il latte pastorizzato.
Acido
lattico
L'acido lattico deriva dalla fermentazione del lattosio
operata dai batteri lattici e rappresenta un indicatore
della freschezza del prodotto conferito, nonché
dell'efficienza delle modalità di conservazione
del latte, in quanto è in relazione alla CBT. A
questo proposito, la sua stima può essere considerata
un esame aggiuntivo, in quanto non subisce alterazioni
con i trattamenti termici, che pure sono in grado di abbassare
la carica batterica. Il D.M. 185 del
09/05/91 lo riporta come parametro igienico sanitario
per la produzione di latte fresco d'alta qualità.
Fosfatasi
alcalina e perossidasi
Questo enzima è normalmente presente nel latte
crudo e viene deattivato a temperature leggermente superiori
rispetto a quelle necessarie per eliminare i patogeni;
la sua concentrazione nel latte pastorizzato fornisce
indicazioni sull'adeguatezza dei trattamenti termici.
La perossidasi è un altro enzima che si riscontra
nel latte, dov'è associato alle proteine sieriche;
poiché viene inattivato dai trattamenti termici
molto spinti, la sua presenza nel latte pastorizzato è
indice positivo di uno basso livello microbiologico del
prodotto di partenza, che non ha pertanto avuto necessità
di essere sottoposto a trattamenti termici molto elevati,
conservando quindi praticamente intatte le sue caratteristiche
nutrizionali.
