Caratteristiche
qualitative dei prodotti d'alpeggio
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Fattori
intinseci
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Fattori
esterni
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Genetici
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Zootecnici
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Razza
Individuali |
Tipo d'allevamento
Tecnica di mungitura Alimentazione Clima |
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Fisiologici
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Stato di salute
Fase di lattazione |
Esaminiamo perciò in dettaglio l'effetto sulle varie componenti.
Frazione
lipidica: il tenore in grasso del latte prodotto
in alpeggio è nettamente superiore a quello di
animali alimentati in stalla: tale effetto positivo
del pascolo è imputabile alla ridotta produzione
quantitativa degli animali monticati, a sua volta dovuta
all'aumentare delle quota altimetrica. Questa alta percentuale
lipidica è inoltre da attribuirsi a fattori estranei
all'alimentazione, quali ad esempio la razza: il latte
di razze specializzate (Bruna Alpina) è più
ricco in grasso rispetto a quello prodotto da razze
autoctone (Pezzata Rossa Oropa), ma la composizione
dal punto di vista acidico (che influenza direttamente
l'aspetto nutrizionale) è più favorevole
nelle razze più rustiche. Anche l'età
degli animali ha una certa rilevanza: le bovine più
giovani, anche se meno produttive, danno un latte più
ricco in grasso e proteine.
Molto importante risulta inoltre il contenuto in acidi
grassi dell'erba pascolata ed il rapporto tra acidi
grassi saturi/insaturi che ne deriva; il pascolo alpino
in particolare si svolge su cotiche ad alta percentuale
(70-80%) di acidi grassi insaturi, in particolare linoleico
e linolenico.
Il calo della quantità di latte prodotto, a cui
si accennava più sopra, ha inoltre come effetto
un arricchimento in acidi grassi polinsaturi a lunga
catena del latte stesso, con ripercussioni positive
anche per la salute del consumatore, essendo ormai noto
l'effetto benefico del consumo di CLA (coniugati dell'acido
linoleico).
I CLA derivano dai processi
d'idrogenazione effettuati dai microrganismi ruminali
sugli acidi grassi polinsaturi contenuti nell'erba;
il latte di animali alimentati al pascolo ne contiene
quantità variabili tra lo 0.3 -0.6 % degli acidi
grassi totali. Tale variabilità è soprattutto
dovuta alla ricchezza in acidi grassi polinsaturi dei
pascoli, ma anche ad altri fattori quali la fase di
lattazione, l'età dell'animale ed il suo corredo
genetico.
Come detto, la presenza nell'alimentazione di acidi
grassi ha un effetto diretto sulla composizione acidica
del latte prodotto, andando ad influenzare anche la
compattezza della pasta dei formaggi: il latte di bovine
alimentate al pascolo origina formaggi con pasta meno
solida.
Di una certa importanza è anche un'altra sostanza
presente nel latte e nei formaggi di bovine monticate:
si tratta dell'acido grasso iso-C14,
i cui livelli di presenza possono essere sfruttati per
identificare il tipo di razione ricevuta dagli animali;
l'iso-C14 è infatti circa il doppio in formaggi
ottenuti dal latte di bovine alimentate al pascolo,
rispetto a quello di animali razionati con silomais.
Frazione
proteica: anche il contenuto in proteine
del latte presenta un andamento favorevole a seguito
del pascolamento, tuttavia l'incremento della quota
proteica è più contenuto rispetto a quello
del grasso. Per aumentare il contenuto in proteine del
latte è importante l'integrazione con i concentrati,
la cui assenza dalla razione determina un calo delle
caseine e della materia azotata totale, a fronte di
un aumento dell'azoto non proteico.
Per quanto riguarda l'effetto della stagione sul tenore
proteico, si può rilevare un andamento in crescita
nei primi mesi d'alpeggio (luglio, agosto), destinato
poi ad un progressivo calo coincidente con la fase di
maturità dei foraggi componenti il pascolo, calo
minimizzato dall'incremento di contenuto in proteina
grezza dell'erba, dovuto ai ricacci di fine estate.
Anche la composizione botanica del pascolo stesso può
influenzare la % di proteina presente nel latte: alcuni
studi dimostrano come l'attitudine alla caseificazione
sia più elevata nel latte di bovine che hanno
pascolato Trifoglio bianco rispetto all'alimentazione
con Loglio perenne; quest'ultima essenza influenza positivamente
la sintesi proteica assai più di quanto non accada
con Dactylis.
Lattosio: il suo contenuto nel latte delle bovine monticate non presenta variazioni di rilievo, eccettuata una parziale diminuzione dovuta all'avanzare della fase di lattazione. Se il pascolo è di buona qualità, la produzione di latte tende a ristabilirsi, ed aumenta parallelamente anche il contenuto in proteine e lattosio, che sono legati al valore azotato ed energetico dei nuovi ricacci; il contenuto in grasso invece diminuisce, a causa dell'effetto negativo di tale condizione sulla sintesi della frazione lipidica.
Urea:
la sua presenza nel latte oltre certi livelli provoca
un peggioramento dell'attitudine alla caseificazione,
con compromissione di alcune caratteristiche organolettiche
e della tessitura della pasta dei formaggi. I limiti
accettabili per questo parametro sono compresi tra 23
e 32 mg/dl. anche se molto spesso razze rustiche come
la Pezzata Rossa hanno valori costantemente superiori,
a causa probabilmente di un'errata integrazione con
concentrati troppo proteici.
L'urea presenta livelli oscillanti legati alla stagione
d'alpeggio: è più elevata quando gli animali
pascolano erba molto giovane, i cui tessuti sono ricchi
in proteina digeribile e vengono alimentati con concentrati
eccessivamente proteici, mentre diminuisce col pascolo
estivo, quando l'indurimento della cotica ne fa diminuire
in parallelo il valore nutritivo ed energetico; a fine
estate, invece, il pascolo dei nuovi ricacci, ad elevata
digeribilità e percentuale proteica, fa risalire
nuovamente questo parametro.
Cellule
somatiche: la conta citologica della bovine
monticate si presenta sempre più elevata di quella
riscontrata negli animali stabulati (mediamente >
400.000 cellule/ml.): tale aumento è probabilmente
correlato al passaggio dalla stalla al pascolo, che
comporta un certo stato di stress per le bovine, soprattutto
per quelle inesperte ed appartenenti a razze altamente
specializzate come la Bruna Alpina; nella più
rustica Pezzata Rossa, infatti, le conte, anche se superiori
alla norma, sono più contenute.
Al di là di fattori come la razza, l'età
e lo stadio di lattazione delle bovine, il numero di
cellule somatiche aumenta alla fine dell'estate, per
motivi ancora non chiariti; sicuramente le difficoltà
di mungere in alpeggio osservando le norme igieniche
comunemente indicate può in parte spiegare questo
problema, cos' come le mutevoli condizioni climatiche:
alcune osservazioni rilevano un calo di produzione ed
un parallelo aumento di cellule somatiche in animali
sottoposti ad eventi meteorologici negativi, purtroppo
abbastanza frequenti durante l'estate sui nostri pascoli
alpini.

Analisi sensoriali per i formaggi
d'alpe
La qualità del latte prodotto in alpeggio influenza
ovviamente la sua attitudine alla caseificazione: abbiamo
visto come alti contenuti d'urea siano negativi per
la facilità di trasformazione e come l'aumento
della frazione lipidica del latte, causando una variazione
nel rapporto grasso/proteina, alteri negativamente la
compattezza della pasta la consistenza della cagliata.
Un elevato numero di cellule somatiche produce una diminuzione
della durezza e un aumento delladesività
della tessitura, mentre la scarsità delle proteine
alimentari si traduce in una insufficiente presenza
di caseine, con difficoltà di caseificazione.
In generale, si può sottolineare come tutte le
frazioni presenti nel latte rispondano positivamente
all'alimentazione sul pascolo, anche se spesso è
molto difficile distinguere tra l'effetto alpeggio
ed altri fattori concomitanti, quali la razza, la tecnica
di gestione del pascolo, le caratteristiche dei vegetali
presenti e la qualità/quantità dell'integrazione
offerta agli animali.
Molto interessante è comunque il fatto che, a
seguito dall'alimentazione su pascolo, nel latte e nei
formaggi prodotti in alpe, siano presenti tanto sostanze
contenute nei vegetali (carotenoidi e terpeni)
quanto elaborate dall'animale a seguito del pascolamento
(acidi grassi polinsaturi CLA). Tutti questi
composti possono essere utilmente sfruttati come marcatori,
capaci non solo di tipizzare le caratteristiche organolettiche
dei formaggi d'alpeggio, ma anche la zona geografica
d'origine: al limite sarebbe ipotizzabile effettuare
delle analisi in tal senso per ottenere una denominazione
d'origine del formaggio prodotto in zone a predominanza
di determinate specie botaniche. Per quanto riguarda
i CLA, la loro presenza è assai importante per
garantire al consumatore non solo la genuinità
dei prodotti d'alpe, ma anche il loro effetto benefico
sulla salute.
Bibliografia:
a disposizione presso l'autore